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Verso le Europee: come si presentano i partiti italiani?

Le Elezioni Europee del 26 Maggio sono sempre più vicine e i partiti nostrani stanno facendo di tutto per farsi trovare pronti per quelle che sono, a tutti gli effetti, le elezioni più importanti della stagione elettorale. Inoltre, com’è risaputo, in questa tornata continentale avverrà lo scontro finale tra i due schieramenti che hanno caratterizzato gli ultimi confronti elettorali all’interno di tutti gli Stati membri dell’UE: lo scontro tra i partiti tradizionali e gli agguerriti sovranisti, capeggiati dal nostro Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e dal Primo Ministro ungherese Viktor Orban.

Il vento del populismo soffia solo in Italia?

Questo vento populista e sovranista, ha letteralmente spazzato via i partiti tradizionali italiani che, stando ai fatti e non ai dati, non riescono ad elaborare una contro-strategia. Forse, sarebbe più lecito a questo punto farsi un’altra domanda: “Questa nuova “tendenza” politica interesserà solamente l’Italia e il Visegrad o farà proseliti anche nel resto d’Europa?”.

Una parziale risposta a questa domanda è arrivata recentemente. Quasi un mese fa Zuzana Caputova, giovane avvocato europeista e ambientalista, è stata eletta presidente della Repubblica di Slovacchia. Un segnale forte che viene dall’Est, un anticiclone europeista che potrebbe rovinare i piani dei sovranisti, che hanno fatto proprio di quella parte d’Europa il proprio zoccolo duro.

In Spagna, poi, la recentissima vittoria del Partito Socialista, il quale non è riuscito ad ottenere i numeri necessari per governare, ha fermato le ambizioni di Vox e degli altri partiti euroscettici che, nonostante l’exploit ottenuto, restano facilmente isolabili.

Nel resto d’Europa, è forte la voglia di cambiamento che potrebbe però riversarsi al di fuori delle urne. Infatti è previsto un elevato astensionismo, soprattutto in Francia dove sia la politica di destra che quella di sinistra hanno deluso molto le aspettative degli elettori che potrebbero scegliere di non partecipare alla votazione. Senza dimenticarsi dei gilet gialli, chiamati a confrontarsi democraticamente con il resto del continente.

Segue la Germania che si trova tra due fuochi: il declino dei cristiano-democratici (CDU/CSU) di Angela Merkel e AfD, la destra euroscettica e associata più volte al neo-nazismo, che nei Lander di Assia e Baviera ha incassato meno di quanto ci si sarebbe aspettati. Il nuovo leader del CDU, Annegret Kramp-Karrenbauer, non è stata in grado di mobilitare l’intero elettorato e ha lasciato le redini a Manfred Weber, della CSU, il quale ha ribadito che i cristiano-democratici sono fortemente europeisti e rigettano qualsiasi tipo di collusione con i sovranisti. Ciò si è reso ancor più evidente se ci si sofferma sulla politica estera tedesca degli ultimi mesi, tesa ad isolare il più possibile l’Ungheria di Viktor Orban con attacchi verbali e accuse continue.

A quanto pare, il vento sovranista e populista sembrerebbe soffiare solamente in Italia. Le conseguenze di un’affermazione delle forze anti-sistema nel nostro Paese potrebbero avere degli effetti sconosciuti e probabilmente deleteri per la posizione internazionale del nostro Paese che, a quanto pare, potrebbe trovarsi più isolato rispetto agli anni precedenti. Ovviamente, ciò non significa che l’isolamento avverrà con certezza ma i presupposti non lasciano molto spazio di manovra in questo senso.

Lo “stato di forma” dei partiti italiani e i programmi elettorali per le Elezioni Euorpee

Dopo una breve digressione sulla situazione internazionale è tempo di dedicarci a come si presentano i partiti italiani all’appuntamento con il loro destino continentale.

Come sottolineato in precedenza sia a livello europeo che nazionale lo scontro avverrà tra l’ancien régime (PD e FI) e gli attuali partiti di governo (M5S e Lega).

Il Partito Democratico si presenta parzialmente rinvigorito rispetto a qualche mese fa, dove tra sconfitte elettorali a livello regionale e dubbi di segreteria aveva perso molto terreno rispetto ai suoi avversari. Stando agli ultimi sondaggi, il Partito guidato dall’ex Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, navigherebbe attorno al 20-21%, molto meno rispetto al famosissimo 41% di quattro anni fa ma sicuramente una fetta elettorale molto generosa rispetto alla batosta elettorale patita appena un anno fa. Programmaticamente il PD si presenta con alcune proposte interessanti le quali fanno intravedere un ‘che di sinistra in quello che fino a poco tempo fa rappresentava il partito degli operai. Il problema del partito, però, è la credibilità. I cittadini, seppur messi di fronte ad alcune proposte interessanti (indennità europea di disoccupazione – una specie di RDC europeo -, lotta alla disparità di genere e più fondi europei per rilanciare il settore primario), a cui se ne seguono altre davvero deplorevoli (come quella sull’adeguamento degli stipendi) non riescono più ad accreditare la propria fiducia ad una formazione politica che ha tradito i propri interessi. Fortemente europeista, il programma del PD non ha bisogno di presentazioni bensì di interpreti credibili.

Segue Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi ma di fatto nelle mani del Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, il quale sta conducendo la sua campagna elettorale a suon di dichiarazioni al vetriolo destinate soprattutto a Di Maio e al governo (senza mai citare Salvini, il figliol prodigo). Dalle Politiche del 2018 Forza Italia ha vissuto sulle spalle della Lega per circa un anno, giovando dei successi regionali del Carroccio e soprattutto del suo leader carismatico. Se dovessimo estrapolare Forza Italia dal centrodestra ci troveremmo di fronte ad un partito che è solamente la carcassa di ciò che è stato in passato. Dal 40% del 2008, il partito di Silvio Berlusconi ha perso più del 30% e si attesta, secondo gli ultimi sondaggi tra il 9% e il 10%. E non sembra che i molteplici interventi di suoi eminenti esponenti abbiano fatto registrare una minima ripresa. Passando al programma, per certi versi simile a quello del PD, Forza Italia si concentra soprattutto sul piano della rappresentanza europea, la politica migratoria e l’economia. I forzisti vorrebbero che il Parlamento Europeo avesse la stessa facoltà legislativa che spetta alla Commissione; dal punto di vista migratorio, invece, la richiesta di Forza Italia è quella di un Piano Marshall a favore dell’Africa per fermare le migrazioni, più investimenti nei Paesi da cui provengono i migranti per far si che essi “restino a casa”. Dal punto di vista economico Forza Italia, invece, propone che la Banca Centrale Europea si occupi non solo di indicare il tasso di inflazione ma anche quello di occupazione.

La Lega e Fratelli d’Italia condividono molti punti programmatici. Entrambi i partiti sono quelli che più di tutti son cresciuti nel corso di questo primo anno di legislatura. Pur non partecipando al governo, Giorgia Meloni ha saputo tenacemente districarsi all’interno delle complesse maglie della politica italiana, riuscendo sempre ad uscire con qualche voto in più dagli ultimi scontri regionali. Stando agli ultimi sondaggi, Fratelli d’Italia navigherebbe tra il 4 e il 5% proponendo un programma ultra-nazionalista/sovranista basato sulla difesa dell’italianità in Europa e dei suoi confini naturali. Salvini, invece, si presenta come il vero “nemico da abbattere”. I sondaggi lo danno in lieve calo a causa della vicenda Siri e delle sue continue prese di posizione ingiustificate all’interno dell’esecutivo. Dal 32,8% dello scorso mese al 31,2%, un risultato che se al di sotto delle aspettative (al di sotto del 30% per intenderci), sarebbe da interpretare come un fallimento, stando anche alle dichiarazioni di Salvini che addirittura punterebbe al 41%, e che potrebbe avere delle conseguenze anche sulla stabilità dell’esecutivo, fortemente a rischio nelle scorse settimane a causa dello scontro a tutto campo tra il leader del Carroccio e quello del Movimento Cinque Stelle, in netta ripresa “carismatica” dopo un periodo di “digiuno” elettorale. Comunque,Matteo Salvini si presenta con “programma” all’insegna della lotta alla burocrazia europea e all’immigrazione, senza mai entrare nel merito poiché la Lega è l’unico partito a non aver ancora presentato un programma chiaro. Infatti, per esempio, il tema della “flat tax” è stato riproposto anche per le Europee, pur essendo tale provvedimento un “refuso” della precedente campagna elettorale. Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno fortemente condizionato la stabilità elettorale della Lega che registra una perdita di consensi continua, pur rimanendo in una assoluta posizione di tranquillità.

Il Movimento Cinque Stelle, invece, ha registrato una netta ripresa sia a livello di consensi che di leadership. Luigi Di Maio, dato per morto dalla maggior parte dei giornalisti italiani, è riuscito a tirare fuori il suo carisma sopito e a prendere in mano le redini di governo entrando addirittura in conflitto con il suo alleato. Infatti, come accennato, negli ultimi giorni lo scontro infiamma i palcoscenici della politica internazionale, soprattutto sulla questione “alleanze” e sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri. In quest’ultimo caso, c’è da sottolineare l’eleganza istituzionale e la meticolosità con cui il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha messo il leghista alla porta dopo aver ponderato la sua decisione. Il Movimento, dunque, grazie alla sua ritrovata combattività, sta cercando di ricucire il gap sondaggistico con la Lega, sfruttando efficacemente lo spazio elettorale offerto dalle contraddittorie dichiarazioni di Salvini. Secondo gli ultimi sondaggi il Movimento si attesterebbe tra il 22% e il 26%, un risultato sicuramente inferiore rispetto a quello ottenuto un anno fa ma positivo perché avrebbe un forte valore a livello simbolico, poiché dichiarerebbe che il Movimento è ancora vivo. Dal punto di vista programmatico, il Movimento dedica molto spazio alla sostenibilità ambientale, alla green economy e al finanziamento del settore primario in senso ecologista. Sull’immigrazione il M5S, pur affermando che una politica di redistribuzione sia quanto mai necessaria, sottolinea come il problema vada affrontato alla radice alludendo al neo-colonialismo francese che fece scalpore qualche mese fa. La “tutela delle persone” è un capitolo che troviamo soltanto nel programma dei Cinque Stelle e riguarda i diritti di coloro che vivono con una disabilità. Seguono, anche delle tutele degli italiani dalla speculazione e a favore dei risparmi.

Interessanti sono anche alcune analogie dei pentastellati con i programmi di FI e con il PD. Con il primo dal punto di vista delle istituzioni europee, poiché anche il M5S vorrebbe che il Parlamento Europeo avesse la stessa facoltà legislativa della Commissione. Con il secondo, invece, dal punto di vista delle politiche agricole. Entrambi i partiti vorrebbero più investimenti europei nel settore primario.

Delle Elezioni Europee che hanno poco di “europeo”

Terrificante, invece, è che la campagna elettorale per le Elezioni Europee abbia, invece, quasi nulla di “europeo”. La maggior parte dei temi trattati dai politici e dai media nazionali ha interessato soltanto 38 volte su 660 l’Europa. I “primetime” (le prime pagine) dei giornali e dei telegiornali non hanno dedicato molto spazio ai temi europei, in favore degli scontri di governo o tra la maggioranza e l’opposizione. Una grave disattenzione, quella commessa da parte dei media italiani, i quali non hanno fatto altro che distrarre l’opinione pubblica dall’impegno civico che dovranno esercitare il 26 Maggio. Una distrazione che va intesa con la volontà di non informare i cittadini che, invece, dovrebbero esercitare un voto consapevole.

Come per le Politiche 2018, dove il confronto tra i leader politici ha sostituito i programmi elettorali concreti, anche in queste Elezioni Europee le questioni europee sono state affrontate in misura molto minore rispetto agli anni precedenti e soprattutto rispetto alla grande importanza che questa tornata rappresenta.

Il leader che più di tutti ha “parlato di Europa” è stato Silvio Berlusconi, seguito da Tajani, Di Maio e Salvini. Ma mentre i forzisti si son fermati sulle conseguenze che le misure adottate dai governanti potrebbero avere sul Paese, il leghista ha minimizzato l’importanza delle elezioni indicandole solamente come “un referendum sull’operato della Lega”. Niente di più.

Le conseguenze del voto del 26 Maggio sul Governo italiano

Le Elezioni Europee potrebbero avere delle conseguenze sul prosieguo della legislatura. La campagna elettorale intrapresa da entrambi i leader di partito da un anno a questa parte, potrebbe avere il suo epilogo proprio in corrispondenza del voto europeo.

Entrambi i partiti, al massimo della tensione, son arrivati addirittura a negare la nascita di un provvedimento depositato da giorni alle “intese”. Come per le autonomie, come per il decreto crescita, per lo sblocca-cantieri ed ora come per il decreto sicurezza bis. Questi provvedimenti son stati rimandati al post-voto, in attesa, forse, di avere un’idea più chiara sui reali rapporti di forza tra le due forze governative.

Così facendo, si rimandano due provvedimenti cardine per l’economia italiana alla volontà o meno dei due partiti di governo di trovare un’intesa. Una via crucis politica su cui pesa la campagna elettorale perenne che condizionerà qualsiasi provvedimento uscirà fuori da Palazzo Chigi, poiché prima di entrare in vigore dovrà essere vagliato da entrambi i partiti affinché il decreto rispetti il vincolo di “intesa”.

Dopo le Elezioni Europee questo braccio di ferro continuo si allevierà, in favore di un congiunto lavoro concreto per l’Italia e gli italiani (magari, evitando anche e soprattutto lo spettro dell’aumento dell’IVA)?

La risposta a questa domanda, come a tante altre circa il futuro di questo governo e soprattutto di questo Paese son rimandate al voto europeo, dove la politica italiana si gioca tanto sia a livello nazionale che continentale, in termini di credibilità, di affidabilità e di influenza internazionale.

L’Europa, entità a cui vengono addossate tutte le responsabilità del mondo, in realtà è ancora fortemente limitata dalla sovranità degli Stati. Quella stessa sovranità che i politicanti cercano di proporre come l’unica soluzione. Lo spazio europeo, prospettato da molti intellettuali altruisti e lungimiranti, è ancora lontano dall’essere realizzato. Dunque bisogna lavorare in questo senso, non in quello opposto.

E a questo proposito, l’isolamento simil-protezionistico non è la risposta ai problemi che affliggono l’Europa che, anzi, andrebbe sostenuta in tutte le sue iniziative e andrebbe puntellata là dove l’integrazione non ha ancora dato i suoi frutti, con il fine di realizzare un’Europa davvero unita, solidale e di cui ci si può fidare.

Si spera che gli italiani e gli europei possano capirlo e favorire un più rapido, giusto e studiato processo di integrazione politica, economica e culturale.

ildonatello

Sondaggi (fonte): https://www.youtrend.it/2019/05/10/supermedia-sondaggi-politici-10-maggio-europee-ultimi-dati-prima-del-black-out/

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