Ve le ricordate le province?

Un articolo de La Stampa, del 2016, recitava così nel titolo: “le province sono state abolite, ma dopo di loro resta il caos”. Cosa c’è di vero in queste parole cinque anni dopo? Soltanto il caos.

Uno dei tanti titoli di giornale che parlavano di “province abolite”. (2016)

Effettivamente nel 2014 una legge si assunse il gravoso compito di sferrare un colpo mortale alle province, almeno queste erano le intenzioni elettorali. Il risultato, però, è stato un disastro.

Con la riforma Delrio del 2014, queste furono rimodulate, riformulate e trasformare in “enti di secondo livello”, per cui non sono previste elezioni dirette. Infatti ad oggi non è più possibile votarle. Eliminato l’elemento elettorale, queste, di fatto, sono sparite dalle cronache dando l’impressione di non esistere più.

Ma questa legge le ha abolite? No.

Gli organi elettivi delle province sono stati sostituiti da assemblee formate dai sindaci dei comuni del territorio e da un presidente. È previsto anche un terzo organo, il consiglio, formato da un presidente e da un numero variabile – tra 10 e 16 – di membri, i quali vengono eletti tra gli amministratori dei comuni.

Inoltre, la riforma Delrio era stata presentata come una legge transitoria in attesa del referendum costituzionale del 2016, promosso da Matteo Renzi e dal suo governo, che in caso di vittoria del “Sì” avrebbe rimosso la parola “province” dalla Costituzione. Una “formalità” che non vedrà mai la luce a causa dell’esito della vittoria del “No”.

La mancata approvazione referendaria lasciò incompleta la riorganizzazione che richiedeva un’ulteriore legge dopo il 4 dicembre per definire meglio le competenze da lasciare in mano agli enti locali. Quindi resta solo la legge del 2014 che taglia tutto senza riorganizzare nulla.

Cosa significa tutto ciò? Semplice: le province non sono state abolite ma di fatto è come se lo fossero.

Da allora, infatti, gli enti locali vivono in un limbo di incertezza, tagli, incertezza, incompetenza, carenza di personale e poca trasparenza.

La tendenza a destrutturare gli enti locali per risparmiare va avanti da tempo, ben prima della legge Delrio. Il risultato però è stato quello di distruggere senza riorganizzare un ente amministrativo fondamentale per il funzionamento del territorio, molto più della regione – che, invece legifera e programma soltanto. All’epoca una campagna mediatica senza sosta dipinse le province come “il peggio del peggio” e come l’unico capro espiatorio degli sprechi delle risorse pubbliche. Sicuramente c’era molto da tagliare – non sono nelle province – ma il risultato prodotto è stato più vicino a una mutilazione che a una riorganizzazione.

Ad oggi, la confusione è tale che non si capisce quando finisca la responsabilita di un ente e cominci quella dell’altro. E se una questione è di pertinenza provinciale, il più delle volte non ci sono fondi sufficienti.

I drastici tagli operati dai governi nei confronti delle province non rendono ormai più possibile lo svolgimento di alcune funzioni essenziali a loro attribuite come la manutenzione delle strade, l’edilizia scolastica e la cura dell’ambiente.

Gli uffici che si occupano di valutare i piani infrastrutturali sono stati svuotati. Stessa sorte è toccata alla pianificazione urbanistica. Altri uffici sono stati chiusi e mai riaperti. I dipendenti si sono spostati verso le regioni – con un contratto più vantaggioso – rendendo il risparmio accumulato minimo e irrisorio rispetto al danno procurato.

Con il PNRR arriveranno molti soldi, ma mancherà soprattutto la capacità di spenderli per la carenza di personale, di nuovi progetti e di professionisti in grado di redigerli. Un problema da non sottovalutare e che rischia di mettere la pietra tombale sulla ripartenza – soprattutto del Meridione.

Perché si riparla delle province in questi giorni? Da un lato perché il 18 dicembre 65mila tra sindaci e consiglieri comunali voteranno per eleggere 72 consigli provinciali e 31 presidenti di provinciali, dall’altro perché qualcuno in Parlamento ha capito che su questo dossier è stata fatta soltanto pura demagogia. Si vocifera, infatti, che si voglia ripristinare l’elezione diretta e che si vogliamo ridistribuire alcune competenze che tempo fa furono sottratte alle assemblee provinciali.

Si tratta di iniziative lodevoli, questo va sottolineato ma si sa: “tra il dire e il fare”…

Diciamo le cose come stanno: ad oggi le province non sono state abolite ma è come se lo fossero. E c’è molta differenza tra le due situazioni.

La celeberrima differenza tra realtà e fantasia (elettorale).

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