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Unione Europea – Chi sono i principali decisori?

Davanti l’ennesimo braccio di ferro Salvini-UE sulla questione migranti, le domande che sono sorte sono tante, ma per importanza ritengo che quella principale, difronte a questi rocamboleschi cambiamenti è: “Chi decide sul da farsi all’interno dell’Unione Europea? Ma soprattuto quali sono i fattori, gli attori e i media che influenzano i decisori di questo colosso economico e politico?”. E’ una domanda molto ardua a cui è difficile rispondere. Però, in modo impavido, cercherò di dare una risposta a questo quesito.

Innanzitutto partiamo dal fatto che il periodo in cui ci troviamo è governato da notizie false, fuorvianti e propagandistiche che creano soltanto confusione nella testa degli italiani: l’argomento UE è di difficile comprensione, richiede serietà e imparzialità nell’analisi. Cose che ultimamente si fatica a trovare sul web.

Non c’è dubbio che la fase di profondo cambiamento, che ha portato ad un’Unione Europea più chiusa al normale cittadino (il quale può soltanto partecipare in parte alle attività messe a disposizione dall’Unione attraverso delle consultazioni aperte ma che lasciano il tempo che trovano), abbia provocato qualche malumore di troppo. La gestione degli affari europei viene orchestrata dai principali attori politici in campo, gli Stati Nazionali, e i cittadini vengono “attivati”, come dei veri e propri contenitori di voti, per esprimere l’Europa che loro vogliono, senza però goderne dei benefici. Sembrerebbe una visione pessimistica dell’UE, ma è quanto ci sembra di capire da qualche anno a questa parte. L’ultimo schiaffo che il nostro Paese ha subito è quello della mancanza di umanità da parte della stessa che si è stretta al dolore provocato dalla tragedia di Genova, ma che non ha concesso nessuno sconto sulle scadenze italiane. Ovviamente per ricostruire le nostre infrastrutture pubbliche e rimuoverle dai privati servono molti soldi che puntualmente l’Europa si è rifiutata di concedere.

Questo sembrerebbe il ragionamento “medio” che una persona si proporrebbe. Altri potrebbero rispondere che i soldi c’erano, ma sono stati usati diversamente e male. Non esiste, forse, un ragionamento unico su questa vicenda. Ma senza travisare da ciò che mi sono ripromesso di trattare, il punto cardine di questa mia breve parentesi è che: i principali interpreti della politica europea sono gli Stati Nazionali, e questo è chiaro, quindi un eventuale rifiuto a concedere proroghe e fondi di ricostruzione proverrebbe da loro; la conclusione quindi è che i cinquecento milioni di cittadini, che democraticamente si accingono ad eleggere i politici europei, non contano davvero nulla, poiché il colosso nato negli anni ’90 come unione politica è soltanto una democrazia di facciata.

Le principali decisioni vengono presi dagli Stati Nazionali più economicamente e politicamente influenti, con tutte le conseguenze del caso.

Verrebbe quasi da lanciare la classica provocazione che ho lanciato in un precedente articolo riguardante l’incendio in Grecia, ma questa volta ve la risparmio.

Ma da dove deriva questo modus opernadi dei decisori europei? Facciamo un passo indietro. L’Ue, come colosso politico è nato negli anni ’90, mentre si era già imposto economicamente circa quarant’anni prima. Principalmente questo crogiolo di Stati che hanno fatto il passo più lungo della gamba, si occupa di tre macro-aree: mercato unico (la famosissima moneta unica), politica estera e di sicurezza comune, la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. E’ di vitale importanza tenere a mente che conta non solo di cosa l’UE si occupi ma anche di come si possa impegnare in una determinata faccenda. Perché tutto ciò che viene deciso all’interno delle aule parlamentari europee si riversa sul comune cittadino, nel bene e nel male. All’interno della stessa si distinguono i cosiddetti gruppi di interesse, gruppi di pressione e gli stakeholders “indipendenti”.

All’interno di queste categorie agiscono individui che con mezzi più o meno leciti tendono ad influenzare l’azione del politico direttamente nella redazione del progetto di legge e quindi “come si scrive/cosa contiene la legge” o all’interno delle aule dove quest’ultima viene approvata o respinta. Oltre ai grandi industriali, di cui tutti sappiamo l’esistenza e la proliferazione all’interno delle aule parlamentari, ci sono anche gli Stati Nazionali che da un lato pontificano su un’Europa più unita da comuni interessi e dall’altro si preoccupano della riuscita dei propri piani. Questi ultimi sono interessi che mirano ad una futura rielezione, cioè interessi miranti al rafforzamento della propria posizione elettorale.

E i cittadini? Quanto contano all’interno del Parlamento Europeo?

Gli interessi dei cittadini, in una scala di influenza non contano molto per il politico di Bruxelles. Ultimamente però, con i confini sempre più geografici e non politici e sociali, un argomento che riscuote un discreto gradimento all’interno di uno Stato, se condiviso, provoca un eco anche al di fuori dello stesso. Basti pensare alle petizioni per un ambiente più pulito, quindi alle manifestazioni promosse dai cittadini appartenenti a comitati ambientalisti che hanno trovato eco anche a Bruxelles. Questi gruppi vengono istituzionalizzati e si presentano con delle proposte davanti ai decisioni europei.

I cittadini europei godono delle giuste tutele della Corte di Giustizia europea e sono rappresentati dal Parlamento Europeo, mentre gli Stati vengono rappresentati dal Consiglio dell’Unione Europea (e in linea di massima anche dal  Consiglio Europeo che decide gli indirizzi generali della politica unitaria e a cui partecipano i Capi di Stato dei Paesi membri). Questa importante istituzione riunisce i ministri degli Stati membri a seconda delle varie competenze fino al Consiglio Europeo, che è il summit più importante. Perché il Consiglio Europeo e in particolare gli stati nazionali sono così influenti e importanti? Perché bypassano con estrema facilità le decisioni del Parlamento e degli altri organi legislativi. Come? E’ presto detto.

La crisi ci ha abituato a vari colpi di scena all’interno della politica europea e ad un inasprimento fiscale nei confronti del nostro Paese a causa del debito pubblico incombente. C’era e c’è ancora una certa frenesia decisionale che richiede una certa rapidità nel decidere il da farsi, elemento che ha in qualche modo indebolito il ruolo del Parlamento sia a livello nazionale che europeo. Ecco, la soluzione per attuare decisioni di rapida esecuzione è stata proprio quella di usare un “metodo governativo”, decisioni prese dagli Stati Nazionali, bypassando il metodo comunitario, basato sulla codecisione.

La proliferazione di questo elemento nuovo di decisione è avvenuta dal 2008 in poi, con la crisi economica che ha minacciato l’economia di molti stati europei. Prima, infatti, si era optato per una codecisione sulle tre macro-aree. Infatti, la tutela degli interessi nazionali a livello europeo trovava sempre un compromesso con la tutela degli interessi generali degli Stati. E a rigor di logica, la nascita di strutture codecisionali raggruppanti ministri e primi ministri serviva proprio a questo. Poi, con la nascita di minacce esterne, come il terrorismo, l’immigrazione e crisi economica, la situazione è notevolmente mutata.

Ma il comune denominatore è sempre lo stesso: il cittadino. Quindi, la situazione si sarebbe dovuta evolvere a favore di quest’ultimo.

Invece, no. Con l’abuso del metodo governativo, come facilmente si può pensare, il cittadino è stato bypassato da parte degli Stati Nazionali che nel momento del bisogno hanno pensato in primis a riempirsi le tasche per “salvarsi dal naufragio”. In un momento in cui il singolo Stato, purtroppo, non può salvaguardare da solo gli interessi e i bisogni dei propri cittadini, l’ente sovranazionale si oscura, si tira indietro. Siamo difronte ad una profonda crisi di democraticità dell’UE e in particolare di tutta l’architettura istituzionale europea.

Non va dimenticato ciò che ho detto nei paragrafi precedenti: all’interno del Consiglio, decidono i Paesi economicamente e politicamente più influenti, quindi Francia e Germania.

Due Paesi, che riescono ad imporsi nel Consiglio con le loro decisioni che alcune volte cozzano con le esigenze degli altri Stati, economicamente e politicamente più deboli. Basti pensare alla questione immigrazione sollevata dal nuovo Governo italiano, con Francia e Germania che si impongono alle prese di posizione del Ministro Salvini poiché sono contrarie alle proprie esigenze di politica interna. Ed ora, con i due Paesi in crisi, anche l’Unione stessa lo è.

L’Unione Europea, nata come unione politica per una cooperazione tra gli stati con fini benefici, è diventata (o è sempre stata per alcuni), un crogiolo di stati culturalmente e socialmente lontani, che prende decisioni non per il bene comune bensì per la realizzazione di interessi interni da parte di alcuni stati che utilizzano la propria influenza per bypassare la decisione del cittadino rappresentato all’interno del Parlamento Europeo. Un deficit di democraticità che potrebbe costare caro a quest’ente sovranazionale che non riesce a compiere il passo decisivo, cioè la rinuncia al metodo governativo (all’influenza del singolo stato nazionale), mettendo da parte istituzioni ottocentesche come lo Stato Nazionale accentrato e cooperando per riprendere la strada dello sviluppo economico e politico e per non perdere il primato a favore degli Stati emergenti.

Il mondo corre, e l’Unione Europea non può aspettare.

 

ildonatello

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