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“Sovranità limitata”- Voci fuori dal coro

La storia, secondo la mia modesta opinione, non è soltanto quella che i libri scolastici ci raccontano. Essa, è formata da una miriade di fatti ed eventi, il più delle volte sconosciuti, che invece di finire sui libri per essere tramandati alle generazioni future, finiscono negli archivi impolverati dei Governi. Questo, è uno di quei casi. Questa è la storia dei rapporti segreti tra Italia e Stati Uniti.

L’Italia è da sempre considerato un Paese strategico a causa della sua forma peninsulare, una portaerei proiettata nel Mediterraneo. Ancora oggi la nostra Nazione ricopre un’importanza fondamentale all’interno dello scacchiere geopolitico europeo e mondiale a causa dei suoi rapporti con i Paesi dell’Africa settentrionale e con i Paesi arabi. Inoltre, ricordiamocelo, l’Italia è quel “lembo di terra” che collega l’Africa all’Unione Europea.

Attualmente, a causa della globalizzazione e dell’internazionalizzazione dei fenomeni geopolitici, le aree strategiche si son spostate di qualche miglio, ma è indubbio che la posizione dell’Italia nel mondo abbia ancora una certa importanza.

Nel passato, ritornano in mente le “guerre d’Italia” combattute tra il ‘400 e il ‘500 tra le potenze continentali (Francia, Spagna e Sacro Romano Impero), il controverso Risorgimento che ancora oggi crea delle polemiche e delle divisioni tra i revisionisti e gli “integralisti” e le ambizioni di potenza del Fascismo che aveva intuito quanto fosse strategica la nostra posizione.

Nonostante gli eventi che si son succeduti tra il Cinquecento e il Novecento, l’importanza del nostro Paese fu intuita, e sfruttata, non dagli italiani bensì dagli americani. Quando? Dopo la Seconda Guerra Mondiale.

L’8 Settembre del 1943 fu proclamato l’armistizio di Cassibile (firmato cinque giorni prima, ma reso pubblico l’8), stipulato tra l’Italia e gli Alleati. L’armistizio, da molti considerato una resa incondizionata, segnò la fine della guerra dell’Italia a fianco della Germania e l’inizio del Governo Badoglio, Maresciallo d’Italia che non aveva nulla di “democratico”.

Uno dei primi eventi controversi, riportato da documenti segretati e da testimonianze varie, fu l’arrivo degli americani in Italia. Il modo in cui gli Alleati sbarcarono in Sicilia nel giro di poche settimane. Certo, il nostro Paese non godeva di una potenza militare eccelsa, di difese costiere solide e impenetrabili. Ma non è di questo che voglio parlare. Le testimonianze raccontano di un collegamento tra mafia e Alleati nello sbarco in Sicilia. Le autorità americane hanno minimizzato il tutto per “questioni morali”, ma sappiamo tutti quanto conti davvero la moralità in un conflitto armato, soprattutto se Mondiale.

Tutto ebbe inizio con la guerra sottomarina illimitata dichiarata dai tedeschi agli alleati. Il 9 Febbraio 1942, il Normandie, ex transatlantico francese riconvertito in nave da trasporto truppe, affondò nel porto di New York. Inizialmente si pensò ad un U-Boot italo-tedesco, ma una commissione chiarì che l’evento fu accidentale. Comunque, la paura fu tale che l’US Navy si mise subito in contatto con chi nel porto ci faceva affari: la mafia. Joseph Lanza, detto “Socks”, era uno di quelli.

Il porto, dopo aver “trattato amichevolmente” con Socks, era dalla parte degli Alleati per il semplice fatto che la Mafia in Italia, era quasi del tutto scomparsa grazie al lavoro del mussoliniano Prefetto di Ferro, e i mafiosi, per ciò, avevano parecchio risentimento nei confronti del Fascismo.

A quel tempo, però, non c’erano i computer, i database e i satelliti per uso militare e il territorio, le difese e quant’altro si studiavano attraverso il coraggio delle “spie”, uomini al servizio dello Stato che si infiltravano negli eserciti nemici e, attraverso un’opera di dedizione da manuale, riferivano ai propri superiori la posizione del nemico, salvo essere scoperti e torturati. Nel 1942 gli Stati Uniti erano a corto di intelligence.

“Non è che Lanza ha ancora qualche amico in Italia?”. Non ce n’era bisogno, l’amico di cui gli americani avevano bisogno era in carcere, il suo nome era Lucky Luciano. Il “boss dei boss” mise in contatto gli americani con quelli che il Fascismo non era riuscito ad arrestare, rendendo lo sbarco anglo-americano il meno doloroso possibile, a parte qualche reazione tedesca.

Gli americani dell’OSS, l’antenato della CIA, iniziarono a paracadutare gli italo-americani reclutati a New York all’interno delle linee nemiche. Si creò così un “cordone” tra mafiosi e soldati alleati che culminò con la presa di Messina. La Sicilia, in un mese, cadde nelle mani di Montgomery e di Patton. La ricompensa riservata dai due generali agli “antifascisti dalla lupara facile” ebbe del surreale: i mafiosi vennero posti all’interno delle amministrazioni comunali e negli uffici strategici. Il perché è presto detto: con la fine della guerra e la fine della giurisdizione alleata sul territorio italiano, agli americani servivano degli uomini per controllare un terreno strategico come quello siciliano e allora chi meglio dei mafiosi collaborazionisti?

Beh, con questa premessa ha inizio “la sovranità limitata”.

Questo, concetto, di matrice sovietica riprende la dottrina Monroe dell’omonimo presidente americano. Una dottrina risalente all ‘800 secondo cui si dovevano evitare ingerenze straniere all’interno dell’America Latina, ad eccezione di quella americana. Il concetto verrà poi ripreso da Breznev, Presidente dell’URSS, per sottolineare l’influenza sovietica sull’Europa Orientale.

Ma cosa c’entra l’Italia con questo concetto? Beh, questa strategia messa in campo dagli USA, c’entra più di quanto si possa immaginare.

Questa storia, è bene ricordarlo, è il frutto di una serie di congetture, ipotesi e informazioni rinvenute da storici e da politologi nel corso di studi decennali. Ma, come tutte le storie tramandate, c’è un fondo di verità ma anche uno cospicuo di fantasia. Certe volte è difficile riuscire ad identificare il confine tra l’una e l’altra…

Ma tornando alla nostra cara amata Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale il nostro è un Paese finalmente democratico. Il Governo De Gasperi può finalmente dare il via alla ricostruzione infrastrutturale trasformando le macerie lasciate dal Fascismo in una solida base per il futuro. In Parlamento, duro è lo scontro tra la Democrazia Cristiana, un partito fondato dal nulla nel 1943, e il Partito Comunista che intanto aveva vinto le elezioni regionali in Sicilia, assieme all’altra sinistra socialista. Questo non andò giù agli americani, contrari a qualsiasi forma di comunismo e attraverso varie pressioni politiche, accompagnate dalla strage di Portella della Ginestra (attribuita al Robin Hood italiano, Salvatore Giuliano) che affronterò in un altro articolo, imposero un governo centrista nella regione. Perché? Per il semplice fatto che gli amministratori vicini agli americani, mafiosi compresi, appartenevano alla Democrazia Cristiana. Un esempio? Don Vito Ciancimino, sindaco di Palermo, mafioso dichiarato, amico di Totò Riina ed esponente di spicco del partito che nella Prima Repubblica ha dominato il panorama nazionale.

I comunisti italiani, vicini all’URSS di Stalin, avrebbero impedito una serie di giochi di potere, come l’installazione di basi militari, all’interno di quel lembo di terra strategico che è la regione Sicilia. Inoltre, le amministrazioni locali, ricordiamolo, erano controllate da mafiosi messi lì dall’OSS.

Non è già questo un palese esempio di sovranità limitata? Un consiglio regionale, democraticamente eletto, viene sostituito per interessi extra-nazionali da un altro Paese, non sovrano sul nostro territorio.

Anche se bastasse, la storia non finisce qui…e le basi militari?

Le basi militari americane in Italia, formalmente territorio americano in territorio italiano (?!), sono ufficialmente 9, di cui una “inattiva” e sono: quella di Aviano, Sigonella, Gaeta, Pisa-Livorno, Vicenza, Napoli, Pozzuoli, San Vito dei Normanni (Puglia) e a Niscemi (Sicilia). Queste sono regolate da un accordo bilaterale siglato tra i due Paesi nel 1954 che stabilisce la condizione, anche giuridica, delle basi militari. L’accordo, denominato “accordo per le infrastrutture” per non suscitare sospetti, è definito “accordo ombrello” per il semplice fatto che il suo contenuto è un “ombrello giuridico” a favore degli Stati Uniti. Di per sé il trattato non permetteva il mantenimento di armi non convenzionali sul suolo nostrano, ma i fatti l’hanno smentito visto che in Italia ci sono diverse testate nucleari, inoltre prevedeva un tetto massimo di soldati americani sul suolo nostrano e l’uso difensivo delle stesse basi. Però, durante il conflitto in Iraq, l’Italia pur restando non belligerante, concesse l’uso della base di Vicenza per scopi offensivi ai Navy Seals. Inoltre, è passata alla storia un’altra scellerata convenzione tra i due Stati, secondo cui i militari statunitensi sono giudicabili soltanto da un tribunale di guerra americano (convenzione scoperta nel 1998 con la “strage del Cermis”, dove un aereo Usa partito da Aviano tranciò una funivia, provocando venti vittime).

Inoltre, il possesso di armi non convenzionali va contro il trattato di “non proliferazione nucleare” (TNP), a cui l’Italia ha aderito assieme ad altri Paesi. Per eludere questa evidente incongruenza l’Italia ha fatto affidamento al sistema della “doppia chiave”. Le armi nucleari restano in possesso degli USA e solo loro potranno decidere quando ricorrervi, con l’autorizzazione però dello stato territoriale, l’Italia.

Ma la limitazione della sovranità non si ferma qui: durante la Guerra Fredda, l’Italia come sappiamo rappresentava un territorio di confine di quella che Churchill definì “cortina di ferro”. Gli interessi americani e sovietici per il nostro Paese erano vitali, tanto da finanziare i partiti che custodivano le loro idee. Documentati sono i trasferimenti di denaro verso la DC filo-americana e il PCI filo-russo. Addirittura, all’inizio degli anni ’50 gli ambasciatori americani in Italia intimarono al Governo di rendere fuorilegge il Partito Comunista, decisione che poi venne rigettata da De Gasperi. Molte decisioni dei Governi che si succedettero, furono altamente condizionate dagli “amiconi di sempre” (gli americani ndr), tanto che, ad esempio, l’accordo suddetto sulle basi fu mantenuto segreto per diversi anni e riportato alla luce soltanto pochi decenni fa. Un altro caso strano è quello delle stragi, dello stragismo nero e del terrorismo rosso, i cosiddetti “anni di piombo”.

Documenti di diversi archivi romani, tra cui quello della circonvallazione Appia a Roma, conteneva circa 200 faldoni e una parte dell’ordigno utilizzato per gli attentati ai treni dell’agosto 1969, anno dell’inizio della “strategia della tensione”. A quel tempo fu condannato Franco Freda, ma l’indagine sembra aver preso una direzione “riservata”. Gli storici, in possesso di quei documenti, hanno rinvenuto che la bomba di Piazza Fontana, fu messa per conto di “uffici di affari riservati”, facendo intuire come i mandanti si trovassero all’interno dei servizi segreti italiani, finanziati da quelli statunitensi e di fatto dipendenti da loro. L’inchiesta, condotta dal giudice Salvini (non il Ministro), abbraccia tutto il periodo delle stragi (1969-1984).

A questo proposito, celeberrima è l’accusa rivolta da Pier Paolo Pasolini, una delle più grandi menti pensanti d’Italia, alla DC. Il poeta accusava il partito centrista di essere il mandante della strage di Piazza Fontana.

Molte sono le teorie del complotto al riguardo ed è davvero difficile distinguere tra fantasia e realtà. Infatti, molti imputano le stragi in Italia al periodo “della prevenzione dei comunismi dilaganti” inaugurato con il golpe dei colonnelli in Grecia del 1967 e proseguita con i vari colpi di Stato in Sud America (ad esempio in Cile con Pinochet). In Italia questa strategia, destabilizzare per stabilizzare, si sarebbe prolungata per tutti gli anni ’80 poiché il nostro Paese rivestiva un ruolo di primaria importanza, confermato dall’installazione delle basi missilistiche a Comiso, in Sicilia, per cui perderà la vita il giornalista Giuseppe Fava.

Poi, importante per la nostra trattazione è Gladio, a cui dedicherò un articolo di questa rubrica. In breve, Gladio fu un gruppo di paramilitari italiani addestrati dalla CIA con il fine di ingaggiare una guerriglia in caso di invasione sovietica in Italia. Molti imputano all’organizzazione, dipendente dalla Democrazia Cristiana secondo alcune voci, indipendente anche dallo Stato secondo altri, di essersi resa protagonista di alcune stragi come quella di Peteano, ad opera del neofascista Vincenzo Vinciguerra che al processo confessò di essere stato solo lo strumento di Gladio, e la strage di Bologna ad opera di gruppi della stessa organizzazione paramilitare. Le ingerenze antidemocratiche statunitensi in Gladio furono notevoli, secondo dei rapporti rinvenuti negli anni ’90, anni in cui Andreotti ammise pubblicamente l’esistenza di una sorta di milizia al servizio dello Stato.

Questa notevole limitazione di sovranità, o sovranità limitata, aveva, dunque, il fine di evitare la presa del potere da parte del Partito Comunista o del Partito Socialista. Gli americani hanno usato ogni mezzo a loro disposizione per impedire ciò, stragi comprese. L’ho riportato nei paragrafi precedenti: destabilizzare per stabilizzare. Creare un problema, attribuirlo alle sinistre antidemocratiche e comuniste, distrarre l’opinione pubblica.. Semplice. Lo scrisse anche Aldo Moro, responsabile del Lodo Moro e dell’accordo segreto con i Palestinesi che non andò giù agli americani, nel suo memoriale durante la prigionia conseguente al rapimento da parte delle Brigate Rosse: “l’obiettivo della strategia della tensione era quello di riportare l’Italia sul binario della normalità dopo il ’68 e l’Autunno Caldo“. Questi due eventi, il ’68 e l’Autunno Caldo, furono il risultato di lotte operaie, di socialisti e comunisti, che impaurirono gli americani e i poteri forti. Serviva ordine, servivano dei morti che riportassero il Paese in mano sicura (e americana).

Per le proprie stragi, gli americani e i politici italiani ingaggiarono gruppi di estrema destra, come Ordine Nuovo, così da incolpare loro, le Brigate Rosse e il terrorismo in generale. Vennero ipotizzati anche diversi golpe, il più famoso il Golpe Borghese del 1970 supportato dalla CIA,  la destra neofascista e la Mafia, come estrema ratio di una deriva comunista conseguente alle lotte operaie. Junio Valerio Borghese, fu il comandante della famosissima Decima MAS, un vero e proprio esercito privato all’interno del regime fascista. La simpatia americana nei suoi confronti si palesò quando venne travestito da ufficiale americano per evitare l’arresto da parte dei partigiani. Era lui, quindi, l’uomo giusto per il golpe. Però, nulla di tutto questo si verificò e la notte dell’Immacolata del 1970 fu teatro solo di un “Golpe da Operetta”.

L’interesse americano per l’Italia si affievolì con la crisi del Partito Comunista Italiano degli anni ’80 e lo sfaldamento del colosso sovietico. Inoltre, negli USA, la crisi della CIA decapitò i vertici militari dell’organizzazione che non seppero più operare con la stessa “discrezione” e “professionalità” di un tempo. Ad esempio, il calo di professionalità si ebbe con la strage di Ustica, dove furono evidenti implicazioni statunitensi e francesi, mascherate in modo fallace da incidenti, a cui nessuno ha mai creduto. Oggi, la verità è venuta a galla anche grazie alle ricostruzioni operate con mezzi all’avanguardia: l’aereo di linea fu abbattuto da un missile sparato da un aereo francese, durante la “caccia a Gheddafi” operata dagli americani e i suoi alleati, oppure fu abbattuto per dare un segnale (mai recepito) all’opinione pubblica, infatti poco dopo si verificò la strage di Bologna. 

L’ultimo acuto si ebbe con la crisi dei missili, non quella cubana del 1961 ma quella in cui l’URSS scambiò una esercitazione NATO per un attacco (Able Archer 83), tra il 2 e il 10 Novembre 1983. La dottrina Regan, dal nome del Presidente USA Ronald Reagan, mirava a questo: far credere ai russi che gli americani stessero preparando un attacco nucleare con il fine di innervosirli e provocarli. Il pericolo di una guerra nucleare, infatti, fece correre ai ripari gli States che installarono dei missili a lunga gittata, puntati sull’Est Europa, proprio in Sicilia (politica del rischio calcolato).

L’episodio che provocò una crisi di nervi a stelle e strisce fu la “Crisi di Sigonella” del 1985, da molti considerata come l’ultimo acuto della nostra sovranità. In questo episodio, che consacrò Bettino Craxi come politico dal valore internazionale, gli uomini della VAM (Vigilanza dell’Aeronautica Militare) e dei Carabinieri, protessero, su ordine del Presidente, l’aereo su cui c’erano i terroristi che dirottarono la nave da crociera “Achille Lauro” (la foto, in copertina, passò alla storia). La tensione tra Stati Uniti e Italia fu altissima, anche perché in ballo c’erano sia gli accordi con il mondo arabo a cui l’Italia aveva sempre guardato con favore (ricordate il già citato Lodo Moro? Ecco, quell’accordo era una sorta di “salvavita” per i palestinesi ricercati in mezzo mondo per il semplice fatto che l’Italia era una sorta di “territorio neutrale”); inoltre era in ballo anche l’alleanza USA-Italia. Alla fine la spuntò Craxi e i terroristi furono processati in Italia.

Gli USA, non dimenticarono l’accaduto e servirono una vendetta che secondo alcuni arrivò con Mani Pulite nel 1992, soprattutto nei confronti di Craxi. Gli ambasciatori italiani negli States di quegli anni hanno segnalato l’ipotesi secondo cui la politica statunitense ha voluto spazzare via la classe dirigente italiana con il fine di riformarla, eliminando tutti i contatti “scomodi” tra le due, visto che il Muro di Berlino era caduto e l’Italia aveva perso il suo valore strategico. Un vero colpo basso, una sorta di reset che confermò quanto gli USA abbiano volutamente limitato la nostra sovranità.

L’interesse verso il nostro Paese, anche se in forma minore, è ricomparso soltanto con le guerre in Medio Oriente, ma è un interesse soltanto militare e relativo all’utilizzo delle basi, come ad esempio è accaduto in Libia dove l’Italia ha messo a disposizione della NATO le basi siciliane.

Al giorno d’oggi, l’amicizia di Donald Trump e Giuseppe Conte, potrebbe riservare delle sorprese, dei secondi fini. In molti hanno visto in questa “cordialità tra populisti”, qualcosa di più: sconfiggere il dominio franco-tedesco europeo. Smontare l’asse tra la Merkel e Macron, potrebbe essere il nuovo interesse americano, e su chi contare se non su quel Paese dove gli States hanno da sempre covato i propri interessi?

Questa potrebbe essere la storia, tra realtà e fantasia, di un altro caso di sovranità limitata?

Ai posteri l’ardua sentenza…

 

ildonatello

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