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Silvio Berlusconi, il centrodestra e la “maledizione dell’erede”

Italia, elezioni Politiche del 2008, Silvio Berlusconi e il suo centrodestra supera la quota del 46%. E’ il momento di massima popolarità del Cavaliere, il quale in Italia non ha rivali. Il Partito Democratico di Romano Prodi e Valter Veltroni si deve accontentare del 37%.

Stessa Italia, 2019, l’ennesimo sondaggio dà il partito di Berlusconi intorno al 6%. Son passati solo 11 anni ma le cose sono cambiate: non è più l’ex Cavaliere il leader del centrodestra, non è più Forza Italia il partito di maggioranza relativa. Matteo Salvini e, in minor misura, Giorgia Meloni hanno preso le redini di una fazione politica che fino a 365 giorni fa sembrava spaccata tra le ambizioni di governo della Lega e il richiamo alla compattezza.

Il centrodestra italiano è tornato alla carica con il leader del Carroccio in prima fila, contro il governo delle “poltrone”, il Movimento Cinque Stelle e il Partito Democratico. Berlusconi, però, non è in prima fila assieme a Salvini. E’ nelle retrovie, come terzo partito della coalizione e soprattutto in una posizione di “ausiliare di complemento”. Il 7% dei consensi, d’altronde, non può permettere nient’altro.

Il Cavaliere, però, sembrerebbe non essersene accorto. Continua a condurre le sue battaglie come se davvero la sua parola contasse come prima. Nel frattempo, tra l’incuria della classe dirigente di partito, i consensi si stanno spostando verso la Lega e l’altro competitor di “centro”: Italia Viva. Da primo partito del Paese, quello del Cavaliere si sta trasformando in un bacino di voti da saccheggiare.

Il lancio di “Altra Italia”, nuova idea di Berlusconi, conferma la tendenza di quest’ultimo a ignorare i problemi organizzativi del suo movimento e la cronica tendenza negativa a cercare nel “nuovo” una soluzione. Un “nuovo”, però, solo di nome. Il progetto del Cav puzza già di vecchio, soprattutto a fronte del fatto che l’idea di mettere in piedi un nuovo partito nasce dal desiderio di Berlusconi di cercare un nuovo erede. Una ricerca che non ha mai sortito i suoi frutti: prima Alfano poi Toti, siamo sicuri che anche questo non sia un esperimento già destinato al fallimento?

Altra Italia non è la risposta giusta alla crisi nera di Forza Italia.

Berlusconi, tra “Forza e Altra”

Ogni bravo giocatore sa che, quando le carte in tavola non sono più buone, bisogna cercare una strategia alternativa. Berlusconi, questo è chiaro, con il suo modo di fare ha cambiato la politica italiana, creando il primo vero centrodestra nostrano. Dal 1994, però, le carte sono cambiate e la novità degli azzurri sembrerebbe essersi quasi definitivamente affievolita.

Silvio Berlusconi, secondo il mio parere, ha capito che il vento è cambiato (e chi non l’avrebbe fatto). L’imprenditore lombardo, però, invece di puntare su un restyling del suo partito, il quale avrebbe potuto attirare molti più militanti (anche giovani), ha preferito puntare su un’idea nuova, quella di Altra Italia.

In pratica si tratterebbe di una sorta di federazione di tutti i partiti e i movimenti di ispirazione centrista e moderata, liste civiche comprese. All’appello dell’ex Premier hanno risposto presente alcune forze politiche regionali. D’altronde non è una novità che il maggior bacino di voti liberi in Italia è “d’ispirazione centrista”.

Il problema, però, è che la figura del Cavaliere non ha più la forza mediatica di una volta, inoltre stando alla sua ambizione, l’obiettivo è quello di tornare ai fasti di un tempo. Un progetto davvero utopico, soprattutto a fronte della presenza di alcune formazioni antagoniste molto agguerrite come quella di Matteo Renzi, vicina al 5% e in costante crescita, e quella di Carlo Calenda e Giovanni Toti. Il primo punta tutto sulla sua figura, sui giovani e soprattutto sul coinvolgimento a tutto tondo delle donne (un pò come l’ex Cavaliere). Gli altri due, invece, molto meno lanciati rispetto a Italia Viva puntano sul recuperare i voti in uscita dai principali partiti e soprattutto hanno una vocazione europeista, la stessa a cui si ispirerebbe anche il nuovo movimento di Silvio Berlusconi.

La rivalità è accesa, in tanti hanno capito che i “voti veri” stanno al centro e il problema più grande è quello di essere assorbiti proprio dal più ambizioso. Berlusconi è in fase calante e la sua leadership, seppur di tutto rispetto, non è più la stessa e il rischio di venir risucchiati da una formazione più rodata, come Italia Viva, è alto. Il tentativo di bloccare l’emorragia di voti in uscita da Forza Italia, in poche parole, potrebbe risolversi in un esodo verso un partito più rappresentativo.

La crisi di Forza Italia ormai è cosa certa. E’ solo questione di tempo e lo storico partito del 37% (su 46%) sarà interamente assorbito dal contendente più bravo. La linea non è più la stessa, soprattutto a fronte del brutto gesto nei confronti della senatrice Segre, il quale ha posto fine all’indipendenza decisionale del movimento berlusconiano. Infatti, per seguire quanto dettato dalla Lega, leader della coalizione, Berlusconi si è lasciato andare ad un gesto che non si addice proprio ad un partito di ispirazione moderata, liberale e centrista. Anche la Carfagna ha avuto da ridire e se anche lei lascerà il partito per dirigersi verso altri orizzonti, come hanno già fatto deputati e senatori nel Parlamento, la crisi subirà un’ulteriore accelerazione.

Sarebbe meglio, invece, prendere una posizione più decisa, meno dipendente dalla Lega e soprattutto molto più democratica e moderata. Stabilire le dovute differenze con l’estremismo di Giorgia Meloni (che sta vivendo un exploit molto più pericoloso di quello della Lega) e il populismo di Matteo Salvini, senza però rinunciare a guardare verso il centro dell’elettorato (assieme ad un restyling del marchio e della leadership) potrebbe portare molti più voti senza il pericolo di essere assorbiti da una formazione più forte.

Puntare tutto su una nuova formazione, poco rodata, poco conosciuta a livello locale e soprattutto “uguale alle altre piccole realtà” è una mossa decisamente poco azzeccata, soprattutto in questo periodo. Berlusconi lo tenga a mente.

La disperata ricerca di un erede

Altro leitmotiv di Berlusconi è sicuramente la ricerca di un successore. Era stato individuato in Alfano, il quale poi è uscito dalla scena politica dopo aver voltato le spalle proprio al suo padre politico. Lo è stato Giovanni Toti fino a qualche mese fa.

Il leader di Forza Italia spera che “ravanando” nel mazzo un erede uscirà fuori. In molti considerano Renzi il legittimo successore di Berlusconi, altri Salvini poiché l’ascesa del leader del Carroccio è iniziata con il declino dell’ex Cavaliere. Quest’ultimo non ci sta e vuole continuare a cercare.

La maledizione dell’erede, di colui che potrà continuare il lavoro del fondatore del centrodestra, attanaglia la figura di Berlusconi da diversi anni. Una maledizione che ha portato il partito a incentrarsi sul personalismo e non sulle idee, cosa che oggi non sta pagando come dovrebbe. Questo ha portato il partito a spegnersi di pari passo con il calo della leadership del Cavaliere. Così facendo tutti coloro che venivano selezionati come legittimi successori hanno rubato una piccola parte di consenso, quella creata attorno alla propria figura, e sono andati via.

Ed ecco perché Forza Italia non avrà un futuro: il partito ha investito troppo sulla figura di Berlusconi. Chiunque lo rimpiazzerà non riuscirà mai, a meno di miracoli, a riempire il vuoto lasciato dalla sua persona con solidi principi. Inoltre, l’accordarsi alla Lega e il dissenso dell’intera classe dirigente del movimento per questa scelta, conferma quanto detto. Restare in balia delle decisioni di un leader stagionato porterà in molti ad abbandonare in massa il partito.

La nascita di Altra Italia risponde all’esigenza di trovare un erede, non consenso. E’ come mettere le mani in una cesta di spine e sperare di tirare fuori una rosa. E’ un salto nel buio. Sia per i motivi già trattati, sia perché la ricerca di un successore non risolverà i problemi interni al partito. Come reagiranno tutti coloro, come la Carfagna, che attendono la dipartita politica del Cavaliere per prendere il suo posto? Berlusconi non ci ha pensato? E chi garantisce che questo successore non farà come Toti o Alfano?

Conviene davvero gettarsi in questo cesto, col rischio di rimanere impigliato mortalmente? Il momento non è propizio, la rivalità è accesa e la leadership di Berlusconi non è più la stessa. Non conviene rivoluzionare Forza Italia, partito già rodato, e dargli una nuova identità?

Berlusconi, prima di prendere decisioni avventate, dovrebbe cercare di rispondere efficacemente a tutti i dubbi che il suo salto nel buio fa sorgere.

ildonatello

ARTICOLI CITATI (FONTI):

https://www.liberopensiero.eu/11/09/2019/politica/salvini-meloni-disfatta-centrodestra-sovranista/

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/11/03/berlusconi-creero-altra-italia-sara-federata-a-fi_90f56150-2851-4f55-bb20-87f539cde4df.html

informazioneliberablog.com/la-crisi-del-dibattito-politico-italiano-tra-inganno-e-promessa/

https://www.ilmessaggero.it/politica/mara_carfagna_forza_italia_liliana_segre_razzismo_mozione_antisemitismo-4831225.html

https://www.corrierepl.it/2019/09/17/ce-un-nuovo-edipo-nel-centrodestra-giovanni-toti/

https://notizie.tiscali.it/politica/articoli/berlusconi-lancia-altra-italia-mio-erede/

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