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Regionali con vista “Europa”: Analisi delle elezioni regionali abruzzesi

Il primo test elettorale dell’anno si è appena concluso e non ha esitato a fornire delle chiare e interessanti indicazioni in chiave nazionale ed europea. I risultati, per quanto circoscritti all’ambito locale, avranno delle sicure ripercussioni sul piano governativo italiano.

Nonostante si sia trattato di un locale, l’affluenza non ne ha risentito eccessivamente. Gli elettori che si son recati alle urne sono stati il 53% degli aventi diritto, otto punti in meno rispetto alle regionali del 2014. Un risultato più che soddisfacente se confrontato con le suppletive “fantasma” nel collegio uninominale di Cagliari qualche settimana fa. Il peso politico delle elezioni regionali abruzzesi è stato un test politico importante, non da sottovalutare.

Come ormai si sa, la vittoria è andata a Marco Marsilio, candidato di centrodestra che ha ottenuto il 48% dei voti, staccando di 17 punti percentuali il candidato di centrosinistra Giovanni Legnini (31%), ex magistrato. Il gradino più basso del podio, invece, è andato alla candidata del Movimento Cinque Stelle, Sara Marcozzi (20,2%), alla sua seconda apparizione alle regionali d’Abruzzo. Irrilevante è stato il risultato di CasaPound (0,5%) che si presentava con Stefano Flajani.

Il centrodestra torna al timone della regione dopo la sconfitta elettorale maturata nel 2014 contro Luciano D’Alfonso, di centrosinistra, nonostante, meno di un anno fa alle Politiche del 2018, il Movimento Cinque Stelle risultò la prima forza politica (40%). Importante, ai fini della cronaca, è sottolineare come l’Abruzzo risulti la prima regione in cui Fratelli d’Italia è riuscita ad eleggere un governatore. Il partito di Giorgia Meloni, nato da una costola del PDL nel 2012, fino ad oggi non aveva mai visto un suo esponente ai vertici di una regione. Ci ha provato lo scorso anno, con le elezioni regionali del Lazio, terminate dopo una lunga battaglia con la vittoria di Nicola Zingaretti (centrosinistra).

Il nuovo organo consiliare abruzzese, dunque, sarà composto da una maggioranza di centrodestra (18 seggi su 31), con la Lega primo gruppo consiliare con 10 seggi. La forte dispersione del voto, distribuito su tante liste che non sono riuscire a superare la soglia implicita, è costata cara al centrosinistra che nonostante un risultato superiore a quello del M5S (30% contro 20%), otterrà un seggio in meno rispetto ai pentastellati (6 contro 7).

Il voto di coalizione, per le due principali forze politiche nostrane, sicuramente non riesce a descrivere le indicazioni più nascoste (e clamorose) che le elezioni regionali abruzzesi hanno fatto emergere.

Scendendo nel particolare, il voto alle liste sottolinea come, un pò a sorpresa, La Lega di Salvini sia diventato il primo partito della regione, raddoppiando il già ottimo risultato ottenuto poco più di un anno fa. Il 27% dei consensi sottolinea come la perenne campagna elettorale del Ministro dell’Interno abbia portato il suo partito ad ottenere un risultato storico in una regione dove fino a poco tempo fa la Lega nemmeno esisteva. Il secondo partito della coalizione di centrodestra, Forza Italia, per la prima volta scende sotto il 10% ma non per “meriti” del suo alleato principale, come sottolinea l’analisi del voto condotta da esperti ben più bravi di me. Il partito della Meloni, invece, ottiene il 6% e si conferma in crescita rispetto al passato.

Deludente, decisamente, è stato il risultato ottenuto dal primo finanziatore di questo Governo: il Movimento Cinque Stelle. Il lento logorio causato dall’incertezza che il Movimento ha fatto registrare sul piano nazionale degli ultimi mesi, in parte a causa della perenne rivalità elettorale sub-nazionale tra Salvini e Di Maio, si è riflesso sul voto abruzzese. Il 20% ottenuto dai pentastellati non sembra confermare “la buona stella” di cui hanno goduto in questa regione fino ad ora. Se confrontato, questo 20% rende ancor più evidente il calo che Di Maio e company hanno registrato. Soltanto un anno fa, il Movimento registrava il 40% dei consensi all’interno della regione. Ma il confronto pare ancora più impietoso se si torna al 2014, quando si votò per le Europee, il Movimento, pur registrando una sconfitta nei confronti del PD di Renzi, riuscì a strappargli quasi un 22%. Da vicino, in una scala da 1 a 10, circa 6 elettori pentastellati hanno scelto di non confermare la fiducia al partito.

Per dare un’idea della differenza abissale che in questo momento intercorre tra i due partiti di Governo, si potrebbe far riferimento al fatto che il miglior risultato ottenuto dal Movimento in provincia di Chieti (23,8%)  corrisponde al peggiore ottenuto dalla Lega di Salvini all’Aquila (qui i Cinque Stelle si son fermati al 13%).

Passando al Partito Democratico, il voto ottenuto in coalizione maschera perfettamente il tracollo di una forza politica che è stata letteralmente delegittimata dal suo elettorato. L’abissale distacco tra il centrodestra e il centrosinistra conferma il trend negativo che molti sondaggisti ormai delineano da mesi. Il centrosinistra perde l’ennesima regione, una regione che più volte aveva governato in passato (1995, 2005 e 2014) e il PD si attesta poco sopra all’11%. Nel capoluogo, poi, scende ancora attestandosi sotto il 9%.

Buone indicazioni per il centrosinistra provengono invece dalle liste civiche a sostegno di Legnini. Queste liste possono vantarsi di aver rosicchiato molti voti al Movimento Cinque Stelle, raccogliendo anche molti consensi un uscita dal Partito Democratico. Il merito è in gran parte “imputabile” allo stesso Legnini, reo di aver condotto una campagna elettorale presentandosi come un candidato civico e non del Partito Democratico. Non si sa per quale motivo, anche se c’è da dire che la confusione congressuale sicuramente non avrebbe favorito la campagna elettorale in Abruzzo a causa della mancata presenza di un leader di sinistra spendibile all’interno del panorama regionale.

Interessante è la tesi avanzata da alcuni eminenti sondaggisti, i quali affermano che a livello regionale, la sinistra, palesemente in crisi, potrebbe fare affidamento a delle liste civiche allargando così il proprio bacino d’utenza agli indecisi e a coloro i quali non si sentono di confermare la propria fiducia ai partiti tradizionali. Difficile prevedere lo stesso risultato a livello nazionale.

Smentita, a quanto pare, la tesi di un tripolarismo regionale a causa del magro risultato portato a casa dal Movimento Cinque Stelle. In Abruzzo, la vera competizione è stata quella, ancora “tradizionale”, tra il centrodestra e il centrosinistra.

Tutti questi dati non fanno che confermare ciò che dai sondaggi ormai risulta da tempo: l’Italia sta diventando sempre di più una regione trainata dalla destra. Il primo test del 2019, e di questo Governo, conferma quanto Matteo Salvini sia stato capace di fare centro nei cuori degli elettori delle regioni centromeridionali. Qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa. Al contrario, i pentastellati registrano una sconfitta all’interno di una delle sue piazzeforti, da cui aveva attinto un consistente consenso l’anno scorso.

Questo verdetto rischia di avere delle serie ripercussioni sugli equilibri di Governo, soprattutto in vista delle Elezioni Europee di maggio. La crescita della Lega e la decrescita del suo “fido alleato” potrebbero corrispondere ad un cambio di strategia all’interno delle intenzioni dei due maggiori leader della scena italiana. Sicuramente assisteremo ad una sostanziale crescita del tono elettorale da parte di Luigi Di Maio, spaventato dal risultato e dalle conseguenze che questo potrebbe produrre tra qualche mese. Anche se votazioni locali, le regionali d’Abruzzo presentano un campanello d’allarme all’interno del partito pentastellato e confermano la sfiducia degli elettori nei confronti delle sue politiche messe, a favore della propaganda salviniana. La tensione è alta e, paradossalmente, le redini del Governo passano in mano a Salvini che se confermerà il suo trend positivo alle Europee potrebbe decidere di mettere la parola fine all’esperienza del Governo giallo-verde mettendo in scena una delle sue solite pantomime per giustificare la caduta dell’esecutivo.

Inoltre, tra meno di due settimane si voterà in una regione, la Sardegna, ininfluente dal punto di vista “funzionale”, ma importante per capire se Salvini riuscirà definitivamente a sfondare nel Sud Italia, la parte del Paese da sempre più restia nei confronti del partito padano.

Ai posteri, e alle urne, l’ardua sentenza.

ildonatello

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