Crea sito

No, Notre Dame non può morire

Sono passate poco più di 48 ore da quell’incendio che ha devastato gran parte della struttura della Cattedrale di Notre Dame, uno dei simboli della Francia e il simbolo della sua capitale, Parigi. Un rogo, che oltre a portar via una delle testimonianze della cultura francese, ha fortemente rimesso in discussione l’efficienza dei servizi di soccorso transalpini, ancora una volta colti impreparati

L’incendio di Notre Dame, un duro colpo anche alla cristianità, arriva al vertice di un momento politico molto delicato per la Francia. Tra le proteste dei gilet gialli e la scarsa popolarità di cui gode il Presidente Emmanuel Macron, il quale, avrebbe dovuto tenere un discorso a tinte europee, si è precipitato davanti alla Cattedrale per placare gli animi. Ma, davanti ad una tragedia del genere, c’è ben poco da placare.

Nonostante tutto, secondo alcuni ciò che lunedì sera ardeva in TV erano solo pezzi di legno e di metallo, non Notre Dame. L’anima di quella Cattedrale, la quale ha subito nel corso della storia numerosi soprusi e conseguenti ricostruzioni, è l’anima della nazione francese. Le due cose son collegate e soltanto quando cesserà una, l’altra soccomberà.

Un simbolo, non può morire. Finché una nazione sarà viva e si riconoscerà in qualcosa, non importa ciò che succederà. Quando un popolo non sa più chi è, quando un Paese non conosce più la propria missione nella storia, allora ci si richiama ai simboli. Come accade in Italia quando si ammira il Colosseo, oppure quando si assiste ad una cerimonia davanti al Vittoriano. L’epicità che alcuni simboli richiamano, sono capaci di unire anche il più dubitante dei popoli.

Ecco perché Notre Dame non è morta e non morirà. Quando Victor Hugo scrisse “Notre Dame de Paris”, la Cattedrale si trovava quasi nelle stesse condizioni di lunedì. I rivoluzionari l’avevano devastata e ne avevano trafugato le opere d’arte poiché, fortemente anticlericali e antipapisti, non si sentivano rappresentati da ciò a cui la Cattedrale rimandava.

Ma Victor Hugo, nonostante Notre Dame fosse stata ridotta in condizioni pietose, decise di ricostruirla tramite un romanzo, uno dei più famosi di tutti i tempi. Prima di un architetto, uno scrittore, decise di ricostruire Notre Dame. Perché?

Hugo non era animato da uno spirito religioso, semplicemente aveva intuito la forza simbolica di quella Cattedrale, di Notre Dame. Non perché fosse dedicata alla Madonna, bensì perché rappresentava l’identità nazionale di un intero popolo. Ancora meglio di Giovanna d’Arco e della Gioconda.

Un popolo è il proprio passato.

L’incendio di lunedì sera, segna il culmine di una crisi dell’identità francese. Il rogo, secondo le prime ricostruzioni, è scoppiato a causa dell’incuria e della negligenza dei servizi di soccorso. I pompieri, al di là dell’eroica immagine data dai media italiani, si sono dimostrati fin da subito impreparati e i loro mezzi inadeguati. Anche il Presidente Macron è stato colto di sorpresa: stava preparando un intervento politico in televisione e, intuendo che non poteva parlare d’altro, si è precipitato davanti alla folta schiera di fedeli che, in ginocchio, pregava affinché l’incendio terminasse.

Un’immagine straziante, quella di migliaia di persone che, invocando il cielo, hanno sperato in un intervento divino che placasse la furia del rogo.

Un’immagine da cui i francesi potrebbero trarre la voglia del riscatto nazionale. Una chance di ritrovare la coesione messa a dura prova dagli ultimi avvenimenti (gilet gialli), da un Presidente inadeguato e da una crisi economica lacerante. Da decenni il Paese ha contribuito a dare una mano nella costruzione dell’identità europea, trascurando, invece, l’evoluzione (o meglio, involuzione) della loro situazione interna.

Magari, è arrivato il momento di recuperare un pò d’orgoglio nazionale per rimettere in piedi un popolo che ha smarrito la strada. E quale miglior occasione se non quella di riunirsi attorno ad un simbolo importante come Notre Dame?

L’incendio di uno dei luoghi più belli al mondo, non deve essere il colpo di grazia per i francesi, bensì il segno di una rinascita. Al dolore si deve sostituire l’orgoglio, già visto durante la notte seguente. Notre Dame non è solo una chiesa, ciò è ormai chiaro da tempo immemore. Da Caterina de’ Medici al Re Sole, da Napoleone (tutto tranne che cattolico) a Francois Mitterrand, tutti i personaggi simbolo della cultura francese son passati di lì. Solamente negli ultimi tempi, forse, la Cattedrale ha perso un pò della sua sacralità a causa dell’inettitudine dei suoi presidenti, da Sarkozy a Macron, nessuno è stato degno di ripercorrere le orme di illustri predecessori, illuminati dalla luce dei finestroni di Notre Dame.

In questi giorni, i francesi piangeranno Notre Dame. Però, l’empatia della comunità internazionale, dei privati e, si spera, delle sue istituzioni, permetterà una rapida ricostruzione. Servirà però un architetto degno di questo nome, il quale si assumerà l’onere di rimettere in piedi il simbolo di una nazione, quella francese, alla ricerca di sé stessa.

ildonatello

Seguimi su Facebook : https://www.facebook.com/ildonatelloblog

Seguimi su Twitter : https://www.twitter.com/Ildonatelloblog

Segui la mia rubrica sul quotidiano “La Voce d’Italia”https://voce.com.ve/notizie/rubriche/leco-ditalia/

Segui il mio nuovo bloghttps://ilblogdelleidee.home.blog/

Seguimi sul quotidiano “Libero Pensiero”: https://www.liberopensiero.eu/author/donatello-d-andrea/

Ti potrebbe interessare anche...

ArabicChinese (Simplified)DutchEnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish