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Mes, facciamo un po’ di chiarezza

L’emergenza sanitaria ha colpito l’Italia nel profondo. Da Nord a Sud, il nuovo Coronavirus ha prodotto conseguenze fino a qualche mese fa inimmaginabili. Il costo sociale dell’epidemia recita 20mila morti. Quello economico, stimato dal FMI, è una perdita di 9,1 punti percentuali di PIL nel 2020.

In quattro righe è stata riassunta la grave situazione del sistema Paese che già prima dell’epidemia annaspava tra una crisi politica al giorno, provocata dai mal di pancia di un certo senatore fiorentino, e la recessione economica da cui faticosamente si stava cercando di uscire. Dunque, ben prima del Covid-19 la gestione della cosa italiana era tutto tranne che florida. Lo scoppio della pandemia, dai primi casi in Lombardia a quelli in Sicilia, ha portato alla luce tutte le inefficienze di trent’anni di cattiva politica, di privatizzazioni, di mancati investimenti e di tagli alla sanità.

Ciò potrebbe, però, trarre in inganno. Non si tratta di miliardi tagliati in modo inequivocabile alla spesa sanitaria, bensì di investimenti sempre più insufficienti e che hanno rappresentato solamente una piccola parte del PIL. Però una cosa del genere non deve far dimenticare che, in alcune regioni, si è preferito destinare fondi alla sanità privata anziché a quella pubblica. Molti ospedali sono stati chiusi e altri continuano insospettabilmente a cessare ogni tipo di cura o attività. Si passa dalla chiusura di alcuni reparti, giudicati inutili o troppo vecchi, alla riduzione del personale. L’ultimo step è quello di lasciare operativo solo il pronto soccorso. Una pratica che accomuna tutte le regioni italiane.

Ma non è questo il fulcro del problema. Una narrazione di questo tipo serve soltanto a sottolineare lo stato d’emergenza che accomuna ogni singola provincia italiana. A parte poche eccezioni a livello comunale, non esiste una singola grande città che sia esente dal contagio da Coronavirus. Una situazione pandemica che, in ogni caso, ha trovato buona parte della politica nostrana, a tutti livelli, impreparata.

All’estero non va tanto meglio. Dagli Stati Uniti, dove si registra ogni giorno il record di morti, alla Spagna, dove al di là della forte volontà propagandistica di riaprire ci si scontra con la scarsità delle terapie intensive, passando per il Regno Unito, la Francia e la Germania, dove la sottovalutazione iniziale ha lasciato spazio ad un tardivo intervento.

In questo frangente la politica sta cercando in tutti i modi di dare delle risposte, ricorrendo anche ad aiuti esterni come dimostrano medici e mascherine che provengono da Cina, Europa e addirittura da Cuba. Ciò che conta, però, è che il Paese sia unito sotto tutti i punti di vista: dal Parlamento al piccolo borgo in cui si rispettano le basilari regole di distanziamento sociale poste da chi di dovere. Ad esempio, in Portogallo l’opposizione di centrodestra capitanata da Rui Rio ha espresso pieno appoggio al governo, affiancandolo in questa lotta. Un gesto di grande responsabilità e di una maturità encomiabile. In questo momento, come sottolineato anche dall’insospettabile Silvio Berlusconi, le rivalità politiche lasciano il tempo che trovano: “per affrontare l’emergenza occorre collaborazione, solidarietà e buonsenso”.

In Italia purtroppo quest’auspicio continua a latitare. Da due mesi a questa parte si consumano attacchi reciproci tra maggioranza e opposizione e quando sembra che questi possano cessare, una delle due parti ricomincia. L’ultima trovata per spezzare il fragile equilibrio, non solo psicologico, degli italiani è stata quella del Mes e della presunta firma in seno all’Eurogruppo di qualche giorno fa.

Il culmine è arrivato venerdì, quando in una conferenza stampa il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha smentito categoricamente le notizie messe in circolo dal centrodestra circa la presunta firma del Meccanismo di Stabilità. Il Premier ha dedicato un minuto della sua conferenza stampa, non trasmessa a reti unificate come è stato erroneamente detto, per rispondere all’accusa rivolta al Ministro Gualtieri e a lui stesso circa “l’attivazione del Fondo”. L’Italia non ha chiesto nessuna attivazione e, stando alle parole dello stesso Conte, non ha nessuna intenzione di farlo.

La risposta, stizzita, del centrodestra non si è fatta attendere. Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno accusato Conte di aver usato la televisione pubblica per attaccare l’opposizione. In mezzo al dibattito, come un prezzemolo qualsiasi, si è inserito anche il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, il quale ha duramente criticato il gesto del Premier.

Il post di Giorgia Meloni dove ha accusato il governo di “alto tradimento”.

A questo proposito, dunque, urge fare un pò di chiarezza. Chi ha firmato il Mes? E soprattutto ci sono differenze tra i “diversi Mes”?

Cos’è il Mes, in sintesi, e perché non c’entra nulla con quello attuale

Prima di addentrarci in una breve descrizione delle principali caratteristiche del Mes, è utile fare una premessa.

Al giorno d’oggi, la politica continua ad essere terreno di scontro ideologico, basato su preconcetti che hanno poca attinenza con la realtà. Ci troviamo di fronte alla più grande emergenza sanitaria degli ultimi sessant’anni ma ciò non sembra minimamente pervadere le menti dei potenti. Se da un lato alcuni Paesi stanno facendo di tutto per forzare la riapertura, anche per evidenti scopi politici e propagandistici, dall’altro, in Italia, l’unica cosa che sembra davvero contare è l’attaccare con ogni mezzo e in ogni modo un governo ostile o un’opposizione irresponsabile. A questo proposito, da ambo i lati, un richiamo alla responsabilità è più che dovuto. Da quest’emergenza, è innegabile, ne usciremo distrutti, sia a livello sociale che economico. Dunque, invece che riempire il web di fake news o i telegiornali di inutile propaganda, una politica seria metterebbe da parte le differenze per programmare il futuro, che non appare per nulla roseo.

In questo frangente si colloca l’opinione pubblica, la quale non è esente da responsabilità. Dai giornali al comune cittadino, sembrerebbe che a nessuno importi del destino del Paese. I primi, da quando la pandemia ha preso piede in Cina, si sono scatenati con una sequela di aggiornamenti inutili e dannosi, fino ad instillare il panico nella mente di tutti. Anche gli italiani hanno la loro parte di responsabilità e lo hanno dimostrato anche in questi giorni di apparente festa. Grigliate sul tetto e continui assembramenti, conditi con qualche attacco al governo e un paio di discorsi politici sconclusionati (tipo sul Mes o sull’iter di approvazione di un trattato internazionale), confermano che in Italia “si parla di politica allo stesso modo su cui si discute di pasta asciutta”.

Terminata la premessa, ora è utile procedere con lo studio del Mes.

Mesi fa scrissi un articolo al riguardo, quando l’opinione pubblica si infervorò circa la modifica del suo trattato istitutivo. In quel periodo le accuse rivolte dall’opposizione alla maggioranza erano pressoché le stesse. Non è cambiato nulla.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità, in sintesi, è una organizzazione internazionale dei Paesi che adottano l’euro, istituita nel 2012. Si tratta di un organismo avente la funzione di prestare assistenza agli stati in difficoltà finanziaria. Questo è andato a sostituire il Meccanismo di stabilizzazione finanziaria (MESF) e il Fondo Europeo di stabilità finanziaria (FESF).

Nel dicembre 2019 le opposizioni espressero la propria contrarietà alla riforma del trattato istitutivo, andando ad intaccare un processo partito nel 2017. Si trattava di una normale revisione, come spesso accade in Europa. I Paesi hanno trovato un accordo preliminare, a questo proposito, proprio nel giugno 2019 con Matteo Salvini, uno dei massimi detrattori del Mes, al governo assieme a Luigi Di Maio e ai Cinque Stelle.

Il Meccanismo opera grazie a due consigli, uno dei governatori e uno di amministrazione, e un direttore generale. Le decisioni relative all’assistenza finanziaria vengono adottate all’unanimità dei membri che prendono parte alla votazione. Anche se, nei casi più scottanti è prevista una votazione a maggioranza qualificata dell’85% del capitale se la Commissione e la BCE ritengono sia necessario procedere con urgenza. Il diritto di voto per ogni stato è pari alla quota di distribuzione del capitale versato.

Al momento il Mes dispone di 80 miliardi di capitale versato e di 704 miliardi di capitale sottoscritto. Per finanziarsi, il meccanismo emette titoli garantiti dagli stati che lo compongono. Al momento è la Germania il Paese che contribuisce maggiormente, con una quota del 27%, seguita da Francia e Italia.

Il Meccanismo prevede regole e condizioni per accedervi. Innanzitutto i Paesi che fanno richiesta, se fortemente indebitati, devono accettare le indicazioni necessaria a risanare la sua situazione economica. Le misure proposte vanno dal taglio della spesa pubblica alla privatizzazione di aziende e settori, passando per interventi sulle pensioni e i salari.

Nel mentre il comitato, tristemente noto come “Troika”, formato da Commissione, BCE e FMI monitorano la situazione e la sua evoluzione. Tale comitato, deve vigilare sull’effettiva realizzazione delle riforme. Si tratta di una evidente cessione di poteri che, giustamente, non va giù agli strenui difensori della sovranità nazionale.

Giunti a questo punto, cosa c’entra questo Mes con quello sottoscritto, tramite proposta, all’Eurogruppo per affrontare l’emergenza Covid-19? Nulla.

Niente ristrutturazione del debito, niente Troika. L’accordo di giovedì scorso riguarda qualcos’altro. Si chiama “Pandemic Crisis Support” e sarà una linea di credito limitata per ogni Paese a somme non superiori al 2% del suo prodotto interno lordo del 2019. Per l’Italia, sarebbero 36 miliardi di euro. Questa linea di credito è finalizzata esclusivamente al contrasto della pandemia e dei suoi effetti sul sistema sanitario.

Qualora ci si debba porre delle domande circa il Mes che è stato gentilmente offerto all’Italia, queste dovrebbero riguardare le sue condizioni di riforma e il suo accesso. In relazione a ciò si sa davvero poco. Le uniche informazioni possono tirarsi dalla relazione dei Ministri dell’Eurogruppo. Ecco, un’opinione pubblica matura si concentrerebbe su questo aspetto invece di chiedersi chi ha fatto cosa. In quanto tempo andrà restituito questo prestito? Se il meccanismo opererà a norma di trattato in quante tranche l’Italia riceverà i miliardi promessi? Sicuri che quella sanitaria sia l’unica condizione?

L’unica apparente condizione è che quel denaro venga usato solo per “il finanziamento indiretto e diretto della sanità, della cura e della prevenzione collegate ai costi della crisi Covid-19″.

Ovviamene dietro questa definizione ci sono una marea di interpretazioni vaghe e flessibili. I costi indiretti dell’epidemia potrebbero essere, per esempio, quelli legati all’onere di tenere a casa lavoratori di imprese chiuse; mentre quelle della prevenzione potrebbero riguardare gli investimenti da fare nelle fabbriche per istituire presidi sanitari. Il Mes è ora disposto a finanziare tutto questo, senza contropartite macroeconomiche, per somme fino al 2% del prodotto del Paese che chiede il prestito. Nulla di più.

Occorre, infine, ricordare che l’accesso al Mes è facoltativo, non un obbligo per lo stato adottante l’euro. Pare che, almeno per ora, l’Italia non sia intenzionata in questo senso, poiché Conte ha esplicitamente parlato di eurobond.

La polemica dietro al Mes

Come anticipato nell’introduzione, in questi giorni la discussione sul Mes si è spostata sul piano politico fino a provocare una situazione di panico generale circa “la svendita del nostro Paese alla cattiva Germania e alla furbastra Olanda”. I social pullulano di politologi e di economisti da salotto che hanno accusato il governo Conte di aver tradito il Paese. Accuse del genere sono figlie della falsa informazione, a tratti patologica, compiuta da alcuni esponenti di spicco del centrodestra italiano. Senza fare nomi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Il fulcro del discorso è la presunta firma da parte di Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia, del Meccanismo di Stabilità. In pratica l’Italia avrebbe “firmato il Mes senza dire niente a nessuno”.

Si tratta di una evidente e meschina menzogna, come sottolineato dallo stesso Giuseppe Conte nella conferenza di venerdì.

L’opinione pubblica alla notizia della presunta firma si è scatenata. Sulla scia di un sentimento di comune pregiudizio, il web ha rivolto al Premier pesanti accuse, senza sapere minimamente cosa sia il Mes, come funzioni e la sua storia politica ed economica.

Assodato che “la firma del Mes” sia, ovviamente, l’ennesima fake news messa in campo da politici irresponsabili che non hanno ben compreso che in un momento del genere fare campagna elettorale sugli umori della gente è pressoché criminoso, appare chiaro che, onde evitare ulteriori inutili polemiche, è utile fare chiarezza su quando e come sia nato il Meccanismo Europeo di Stabilità.

Di chi è la responsabilità del Mes?

Salvini e Meloni hanno accusato Conte di aver firmato il Mes, quest’ultimo ha replicato addossando loro la responsabilità di quella sottoscrizione. Dove sta la verità? Nel mezzo, come sempre.

Il Mes esiste dal 2012 ma, come ogni trattato, ha una storia politica molto più lunga. L’accusa dei sovranisti non sta in piedi mentre quella del Premier è imprecisa ma non realmente falsa.

L’atto costitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità è datato 27 settembre 2012 e la versione del trattato del Mes, che permise l’avvio del percorso di ratifica nei Parlamenti nazionali è del 2 febbraio dello stesso anno. Al governo c’era, dunque, Mario Monti, sostenuto da una maggioranza parlamentare a cui apparteneva il centrodestra e a cui la stessa Meloni votò la fiducia.

E’ vero che il leader di Fratelli d’Italia non ha votato la ratifica, quel giorno era assente e, a questo proposito, di recente ha dichiarato che “quell’assenza era una forma di dissenso, la stessa che portò la Meloni a lasciare il Popolo delle Libertà”. Questa affermazione, parafrasata per ovvi motivi, è errata. Il partito di Giorgia Meloni è nato nel dicembre 2019, a debita distanza temporale dal voto di ratifica. Un errore cronologico e anche politico, poiché è risaputo che il dissenso nacque attorno alla decisione di Silvio Berlusconi di non tenere le primarie a cui si era candidata nel novembre dello stesso anno proprio la Meloni.

Inoltre la stessa politica ci ha tenuto a sottolineare che nel 2012 i deputati e i senatori che a dicembre avrebbero preso parte al suo movimento, era assente. Un breve sguardo ad Open Polis, purtroppo, dimostra il contrario. Al Senato si scopre che la maggior parte dei senatori del PDL che poi avrebbero fondato il Fratelli d’Italia era assente. Alla Camera, oltre alla stessa Meloni, l’unico a votare contro fu Guido Crosetto.

La questione però è un’altra. Il Mes ha le sue origini politiche, tecniche e formali in una fase precedente a Mario Monti. Accadde quando in Italia era al governo il centrodestra di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, in quella legislatura aderente al Popolo delle Libertà ma prima di Alleanza Nazionale, in qualità di Ministro senza portafoglio della Gioventù. Il primo atto politico e formale di nascita del Mes risale infatti alla riunione dei capi di stato e di governo del 25 marzo 2011, a cui fecero seguito le riunioni dell’11 luglio 2011, a cui partecipò Giulio Tremonti in qualità di Ministro delle Finanze, e del 3 agosto 2011, il Consiglio dei Ministri. Proprio in quest’ultimo, come in tutti i Consigli dei Ministri, ci fu un voto di conferma, che lo stesso Ministro ha ricordato in un tweet.

A dirlo, come appare chiaro dai link in seno alle parole chiave, sono i verbali delle riunioni del governo, dell’Eurogruppo e del Consiglio Europeo. D’altronde, verba volant scripta manent dicevano i latini.

All’epoca dei fatti, nessuno, né Salvini (che non partecipò al voto europeo del Mes, in quanto parlamentare europeo e assente), né tantomeno la Meloni fecero riscontrare rimostranze nei confronti del Mes, anzi.

Ed è vero che la Lega ha votato contro il Mes il giorno della ratifica ma ciò appare, a dire il vero, come un controsenso. Il governo di Berlusconi vedeva al suo interno ben 4 ministri leghisti, come mai hanno votato contro quando in quel Consiglio del 3 agosto hanno firmato a favore?

Queste evidenze, raccolte non solo in questo articolo ma in testate sicuramente più eminenti, hanno costretto la Meloni a cambiare versione e ad etichettare “quel Mes” come quello buono e “questo Mes” come cattivo. Quel Mes, il quale aveva un antecedente nel 2010 (il FESF), e votato dal governo Berlusconi, era sicuramente migliore di questo.

Ciò non corrisponde al vero. Le differenze della versione odierna rispetto a quella del trattato istitutivo del 11 luglio 2011 non sono sostanziali (qui il confronto). In entrambi i casi il Mes può prestare soldi agli stati in difficoltà e in entrambi i casi non sono previsti gli Eurobond (non ci sono mai stati, nonostante la Meloni avesse sostenuto il contrario). A cambiare sono stati prevalentemente gli importi a disposizione del Mes e alcuni strumenti con cui mobilitarli.

Messa alle strette, la Meloni ha chiamato in causa l’ex Ministro Tremonti.

Inoltre, come spiegato nel paragrafo precedente il Mes che l’Unione Europea ha messo a disposizione è un “fondo light”, predisposto per le sole spese sanitarie, senza condizionalità. A queste condizioni si tratta di 36 miliardi, utili, e impiegabili per far fronte alle nostre carenze nel settore dei presidi medici a livello industriale. Casomai si dovesse far polemica, potrebbe farsi qualora il 23 aprile si configurino condizioni tali da non rendere più conveniente, come appare ora, l’accesso a tale fondo.

ildonatello

ARTICOLI CITATI (FONTI):

Post di Matteo Salvini su Facebook.

Articolo del 3 dicembre 2019 sul Mes: informazioneliberablog.com/il-mes-delle-polemiche-tra-propaganda-mistificazione-e-realta/

Articolo di Bufale.net: https://www.bufale.net/la-mega-bufala-del-mes-approvato-salvini-e-meloni-scatenano-i-sovranisti-ma-nulla-e-stato-firmato/

Le parole di Giuseppe Conte: https://video.repubblica.it/dossier/coronavirus-wuhan-2020/coronavirus-conte-risponde-a-ciriaco-di-repubblica-sul-mes-strumento-inadeguato-italia-non-interessata/357995/358554

Articolo di Giornalettismo: https://www.giornalettismo.com/giorgia-meloni-voto-mes/

OpenPolis, voto alla Camera sul Mes: https://parlamento16.openpolis.it/votazione/senato/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-n-3240-votazione-finale/39259

OpenPolis, voto al Senato sul Mes: https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-5359-voto-finale/39325

Verbale Consiglio Europeo del 25 marzo 2011: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/DOC_11_3

Verbale riunione Ministri delle Finanze del 11 luglio 2011: https://ec.europa.eu/economy_finance/articles/financial_operations/2011-07-11-esm-treaty_en.htm

Verbale Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2011: https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/21/0387_Comunicato_Presidenza_Cdm_3_agosto_2011.pdf?fbclid=IwAR3XsEuPrkkvRUEslSeL2nQ-geSsWo08Vy8t9-EK7n75jTAuX1Kf5KtXwfQ

Voto sul Mes al Parlamento Europeo del marzo 2011 (Pagella Politica): https://pagellapolitica.it/dichiarazioni/8478/no-in-europa-salvini-non-voto-a-favore-del-mes-come-dice-calenda

Articolo de Il Fatto Quotidiano: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/11/mes-salvini-e-meloni-si-chiamano-fuori-noi-contro-nel-2012-ma-ad-approvarlo-nel-2011-fu-il-governo-con-la-lega-e-meloni-ministra/5767319/

Articolo di Next Quotidiano, esperto in fact checking: https://www.nextquotidiano.it/chi-ha-firmato-il-mes-la-verita-salvini-non-riesce-a-dire/

Confronto tra i due trattati del Mes: https://draftable.com/compare/xfdUxgmWFdkK

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