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Il Mercato delle Armi: un aumento che fa paura

I dati raccolti dallo Stockholm International Peace Research Institute disegnano un momento storico in cui il mercato delle armi si impenna. In questa classifica l’Italia non delude, è l’ottava potenza esportatrice, anche se ancora lontana dalle altre grandi potenze.

Il commercio di armi ha conosciuto una grossa espansione negli ultimi anni, un’espansione che non veniva raggiunta da ben 25 anni, cioè dalla fine della Guerra Fredda – inizio anni ’90 (sempre secondo i dati del SIPRI).

Tale agenzia di dati ha registrato un aumento del mercato delle armi nel Medio Oriente, soprattutto in Stati come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, entrambi impegnati nel conflitto yemenita. Inoltre anche l’India fa la voce grossa, rappresentando da sola il 13% dell’import mondiale (con aumento del 43% rispetto al 2007). La Cina si trasforma invece da maggior importatrice a leader delle esportazioni, anche in virtù della crescente capacità produttive assunte dal Paese negli ultimi anni.

Dall’altra parte del globo gli Usa e la Russia esportano più della metà delle armi al livello mondiale. Gli Usa il 33% e la Russia il 23%. Nell’Europa Occidentale il Regno Unito importa più degli altri, soprattutto nel periodo 2012-2016, mentre le esportazioni nel Vecchio Continente sono in calo rispetto agli anni precedenti. L’andamento generale vede però, a livello mondiale, un netto aumento della spesa: dai 1.131,6 miliardi di dollari del 2000 ai 1.759,6 miliardi di dollari del 2015.

Facendo parte della NATO, tutti i Paesi dell’Europa Occidentale devo sostenere obbligatoriamente una spesa nel “reparto” armi. L’Italia è tra questi, infatti dedica all’acquisto di armamenti l’1,4 % del PIL (circa 24 miliardi di euro) e tale spesa è in procinto di aumentare a causa della richiesta degli USA di portarla al 2% del PIL entro il 2024 (richiesta estesa a tutta la NATO). In Italia il business delle armi comprende 112 aziende e 50 mila occupati, per un totale di 15,3 miliardi di euro di fatturato (fonte LA STAMPA). Il nostro bel Paese è l’ottava potenza esportatrice di armi, anche se ancora molto lontana rispetto alla Germania, la Gran Bretagna e i colossi come Cina, Usa e Russia.

Tra i vari investimenti troviamo la voce “cyberguerra” o “cyberdifesa”, un nuovo modo di fare la guerra e di difendersi. L’Italia è tra quei Paesi che dedica una piccola fetta dei propri risparmi a questo settore, ovviamente i risparmi sono insufficienti per poter pretendere grandi passi nell’innovazione. Infatti fornisce solo 150 milioni, che vengono divisi tra la polizia postale e i servizi segreti. Pensate che la Germania ha costituito un cyberesercito di 13.500 uomini e nel settore è tra le maggiori potenze che ha elaborato una cyber rete per la difesa e per l’attacco. Infatti, confermano i vertici militari, il modo di fare la guerra è cambiato radicalmente, ora un click provoca più danni di un caccia armato fino ai denti e gli investimenti in questo campo sono diventati necessari.

Ma l’Italia nelle innovazioni non è seconda a nessuno, infatti nei cantieri Finmeccanica è nato un nuovo tipo di sensore montato sugli elicotteri che avverte un pericolo, come un missile, e attraverso una “cyberdifesa” lo dirotta verso un’altra direzione. Un’innovazione che rende l’Italia un Paese, almeno apparentemente, all’avanguardia. Non è una novità però, noi italiani siamo sempre stati degli ottimi ingegneri militari, al contrario di quanto vogliano farci credere. Ad esempio nel 1934 immettemmo nel mare le corazzate Littorio, le più grandi mai prodotte dalla Marina Militare, temute dagli Inglesi e le più grandi fino alle classi Lowa (USA) e Yamato (Giappone). L’elicottero fu progettato nel 1930 da due italiani, Corradino D’Ascanio e da Enrico Forlanini. E come dimenticare l’energia nucleare, il telefono, la radio e la pila! Tutte “invenzioni” italiane! Purtroppo nella convinzione popolare l’espressione “italiano inventore” non esiste, o perlomeno è stata dimenticata…ma questa è un’altra storia..

il solito saluto

ildonatello

 

 

 

 

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