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La vittoria della Lega: la rivoluzione di Salvini

Buongiorno a tutti i miei quattro lettori, il secondo articolo, riguardante l’analisi delle elezioni, concerne la vittoria della Lega e soprattutto del suo leader, Matteo Salvini, autore di una pazzesca, eccezionale e trionfante rivoluzione interna del Carroccio.

Entrata nel Parlamento per il “rotto della cuffia” nel 2013 con il 4% e Maroni segretario, la Lega, nata dall’unione dei movimenti regionalisti per l’autonomia della Padania, nel giro di soli 5 anni ha sbancato nelle regioni rosse e addirittura nel tanto “odiato” Sud Italia attraverso un’opera da Oscar, fatta di viaggi in Puglia, Calabria e Campania e di comizi estesi a tutto il suolo italico, con promesse, slogan e invettive annesse. Chi è l’artefice di questo “capolavoro”? Matteo Salvini.

Vi pare stia esagerando nel dirvi che si tratta di un capolavoro? Beh, è legittimo crederlo poiché si tratta solo di un 17% (oggi 20%), ma per misurare il successo della Lega secondo me basta un dato: in 30 anni di storia questo “movimento regionalista” ha ottenuto il suo massimo risultato nel 1996 (e nel 2009), un 10%. Ai vertici c’era Umberto Bossipadre della Lega e i vari slogan come “Roma Ladrona”. Nessuno avrebbe mai scommesso un euro sul superamento del 10% in un’elezione politica non regionale, nessuno. Nemmeno Bossi stesso, ma è successo. Matteo Salvini l’ha fatto.

Come? Ora lo vedremo.

L’ormai leader di centrodestra ha avuto il coraggio di stravolgere un partito arroccato a vecchi valori non più consentiti nella politica moderna e ha avuto l’ardire di rinnegare vecchi “tormentoni” come napoletani colerosi, terroni e porcherie simili. Ha intuito che i tempi sono cambiati e intuendo quali fossero i temi sensibili e cari a tutta la nazione, ha osato. Ha tasformato la Lega da partito regionale e “di supporto” al centrodestra in una forza nazionale capace di contendere e addirittura strappare la leadership della coalizione al “compare” Berlusconi, escludendolo di fatto dalle “contrattazioni” per la formazione del nuovo Governo.

Ha toccato con mano i sentimenti della gente, viaggiando per tutta l’Italia e confutando l’onda antieuropeista che sta scuotendo l’UE. Ha esteso il suo raggio d’azione dal Nord al Sud, facendo in parte dimenticare i vecchi dissapori dell’estabilishment leghista nei confronti del meridione. Ha puntato forte sui nuovi media costruendosi un’immagine da “capitano” sui social network, allestendo cosi un buon bacino elettorale.

L’unico tema che sembra non essere stato “ritoccato” dal leader del centrodestra è l’immigrazione. Tema che da anni è il perno della propaganda leghista.

La svolta nazionalista di Matteo Salvini è stata fortemente criticata dai bossiani, che preferivano rimanere nell’angolino ritagliatosi nel corso del tempo all’interno della politica italiana. Quindi il successo di Salvini può essere anche considerato un successo interno al partito, una sfida lanciata ai bossiani e vinta, ottenendo un risultato storico.

Ma non solo…

Questa la potremmo considerare anche una vittoria esterna, poiché Salvini ha stracciato anche gli storici alleati di Forza Italia. Infatti la Lega, fino a qualche anno fa, rappresentava la “stampella” del centrodestra con il suo appena 4%, ora invece è diventato il primo partito della coalizione. 17% contro il 14%, un sorpasso di 3 punti percentuali molto pesante, uno scambio di leadership che per la prima volta passa dalle mani di Silvio Berlusconi, autodefinitosi “garante degli equilibri della destra”, alle mani del più agguerrito Matteo Salvini.

Forza Italia, assieme alla sinistra, può soltanto ingoiare il boccone amaro di queste elezioni. Una sconfitta bruciante dal punto di vista della leadership, nonostante l’annuncio bomba di Antonio Tajani premier. Una sconfitta che è il risultato di una delusione maturata nel tempo nei confronti della destra in generale, ma ancor di più nei confronti dell’ex cavaliere. Infatti i voti non confluiti “nelle tasche” di Berlusconi, anche se non candidabile (ma si sa quando si parla di Forza Italia si fa riferimento a lui), sono finiti nelle urne leghiste e pentastellate. Ciò vuol dire una cosa sola: la destra moderata non piace più.

La destra radicale, più aggressiva, che ha impostato la sua campagna elettorale su continui attacchi all’Unione Europea e sul sovranismo è entrata nel cuore degli italiani. Un’ideologia che si sta facendo davvero tanta strada in terra nostrana, in un Paese che fino a 20 anni fa mostrava elevati indici di gradimento nei confronti dell’Unione.

Questa campagna elettorale ha funzionato dappertutto. Sono impressionanti i risultati di Salvini al di sotto della Padania. Addirittura è arrivato a contendere il “dominio” del PD all’interno delle famose regioni rosse. In queste regioni la Lega viaggia attorno al 20%, un risultato pazzesco in luoghi a totale monopolio rosso. Un grande successo arriva anche dal Lazio, simbolo che i motti bossiani richiamati precedentemente sono cosa vecchia.

Diverso è il discorso del Sud, dove i Cinque Stelle hanno totalmente trionfato. Anche se la Lega può dirsi soddisfatta, visto che ha ottenuto un numero di voti mai visti prima. Basta vedere che in ogni singola regione il partito, nato tra il Veneto e la Lombardia, ha ottenuto in media il 10%. Per comprendere la portata del successo dei leghisti al Sud basta pensare che nelle elezioni precedenti non hanno mai superato l’1%.

Il programma del partito è vasto e va dalla drastica riduzione delle tasse ai rimpatri immediati degli irregolari, dall’abolizione della legge Fornero al recupero di sovranità nei confronti dell’Europa. Non sappiamo se tutte le promesse elettorali che le hanno consentito di avere tale successo saranno mantenute, poiché alcune lasciano a desiderare riguardo la loro reale realizzabilità. Per rispedire gli irregolari nei loro Paesi d’origine, oltre ai soldi, servirebbero anche accordi bilaterali con gli Stati africani. Per cancellare la Fornero servono diversi miliardi di euro di difficile reperimento.

Ma non è questa la questa la questione più calda…

La questione del recupero della sovranità nei confronti di mamma Europa concerne accordi avallati dalla stessa Italia. Contravvenire a questi patti significherebbe mettere a rischio la sopravvivenza della stessa Unione Europea. Uno scenario che potrebbe avere conseguenze politiche ed economiche difficilmente prevedibli ma non positive nell’immediato.

Ma per ora, Salvini e i suoi alleati non sembrano esserne preoccupati.

Intanto con questo risultato la Lega, uscita dall’ombra berlusconiana, occupa un posto di rilievo e di primo piano nelle cosidette “trattative per un nuovo Governo”. Si può dire, infatti, che la Lega rappresenti il perno principale e il polo decisionale della destra, avendo trionfato su Meloni e Berlusconi.

L’esito delle consultazioni è difficilmente prevedibile, ma comunque andranno, il risultato ottenuto da Matteo Salvini resta storico. Un risultato frutto di una rivoluzione che ha coinvolto le basi di un partito regionalista, bigotto e dalla difficile nazionalizzazione.

Resta da vedere se nel tempo questo risultato reggerà le spallate che arriveranno dalla realizzabilità o meno di alcune riforme “quasi impossibili”. Per capire ciò basta aspettare la prossima tornata elettorale dove Salvini sarà chiamato a replicare il successo ottenuto nel 2018 o a sopperire sotto i colpi di un elettorato che ha cambiato opinione.

Poiché questo è il rischio di avere un elettorato “nazionalizzato”, ed esempi in Italia ce li abbiamo avuti.

 

ildonatello

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Qual è il programma elettorale di Salvini e co. e soprattutto è fattibile?

Quanto costano le promesse dei partiti? – Elezioni Politiche 2018

Come sono andate le elezioni? Vedi qui i risultati e i possibili scenari:

Elezioni Politiche 2018 – Analisi dei risultati

 

 

 

 

 

 

 

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