La storia dei servizi segreti italiani

La storia dei servizi segreti italiani è sicuramente uno degli argomenti di maggior interesse del periodo noto come “Prima Repubblica”, cioè quel lasso di tempo compreso tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’90, cioè la Guerra fredda, un conflitto latente e a distanza tra Unione Sovietica e Stati Uniti, che non si combatté in campo aperto e dove l’unica arma a disposizione degli schieramenti per fronteggiarsi era, appunto, lo spionaggio.

Prima di iniziare, però, è utile fare chiarezza su un punto ancora oggi molto dibattuto: non esistono i servizi segreti “deviati“, esistono soltanto le “deviazioni” dei servizi. C’è una sostanziale differenza tra le due definizioni. Nel primo caso si fa riferimento a una parte dei servizi che andrebbe controcorrente rispetto al resto della struttura; nel secondo, invece, ci si riferisce a qualcuno che imprime, in un particolare momento, una decisa direzione alla loro attività per esigenze sconosciute all’opinione pubblica e decise in concerto, o in gran segreto, con le altre autorità. L’immagine degli agenti segreti buoni e cattivi è una semplice ricostruzione cinematografica che non ha alcuna attinenza con la realtà. Inoltre, sarebbe utile ricordare che i servizi segreti, in quanto tali, sono una deviazione dal principio di legalità, dato che la loro azione si espleta nell’ombra e non sempre con strumenti ortodossi.

I primi anni della Repubblica

I servizi segreti nell’Italia democratica nascono il 1 settembre 1949 sulle ceneri del vecchio SIM, il servizio d’informazione militare fascista. Il nome assunto dai nuovi servizi è SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate). Nella sua costituzione, però, c’è qualcosa di davvero anomalo: nessun dibattito parlamentare in merito all’Assemblea Costituente ma soltanto una circolare firmata dall’allora Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi, un repubblicano. Perché? : l’ipotesi più accreditata è anche attese ben tre anni per dotarsi di un servizio così importante semplicemente perché avrebbe voluto escludere da una discussione così delicata le sinistre e aderire al Patto Atlantico e al suo “consorzio” dei servizi segreti.

Carmel Offie, emissario della CIA in Italia (Google Arts e Cultura)

Il primo direttore del SIFAR fu il generale Giovanni Carlo Del Re, il quale operò sotto l’esplicita supervisione degli americani in Italia e in particolare sotto quella di Carmel Offie, emissario della CIA in Italia. Del Re restò in carica per tre anni e venne succeduto da Umberto Broccoli nel 1951, cioè quell’uomo che sulla carta darà avvio a Gladio, la stay-behind italiana. Il suo successore, Ettore Musco, formò nel 1947 l’AIL (Armata Italiana per la Libertà), una formazione militare sostenuta dagli Stati Uniti e incaricata a vigilare su un’eventuale reazione comunista. Musco portò a compimento l’acquisto dei terreni di Capo Marrargiu, in Sardegna.

Il periodo di De Lorenzo

I servizi segreti italiani si trasformano con l’avvento ai vertici del generale Giovanni De Lorenzo. La sua nomina non fu casuale, dato che fu caldeggiata con insistenza dagli americani. Inoltre fu uomo molto gradito alla sinistra che gli riconosceva dei meriti nella Resistenza.

De Lorenzo assume le redini del SIFAR nel 1956 e resterà in carica fino al 1962. Quasi sette anni senza interruzioni, un unicum nella storia dei servizi che non si ripeterà nemmeno in seguito. Sotto la gestione del generale, l’Italia sottoscrisse il piano redatto dalla CIA denominato “Demagnetize“, il quale si pone l’obiettivo di contrastare l’ascesa del Partito Comunista sia in Italia e in Francia «con ogni mezzo». I sette anni di De Lorenzo furono dedicati alla schedatura di massa degli italiani: verranno raccolti oltre 157mila fascicoli, molti dei quali abusivi e falsi, superflui per la sicurezza ma utili per pressioni e ricatti. Nel 1962 fu nominato Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e fu costretto a lasciare il SIFAR, ottenendo però la nomina di un suo fedelissimo, Egidio Viggiani e l’occupazione dei posti chiave da parte di suoi uomini di fiducia come Giovani Allavena all’ufficio D (informazioni) e CCS (controspionaggio) e Luigi Tagliamonte all’amministrazione del SIFAR.

Nel 1963, con De Lorenzo ai vertici dei Carabinieri, si acuiscono le tensioni interne tanto che il primo e il secondo governo di centrosinistra (1963-64) nascono sotto la minaccia, nemmeno tanto velata di un colpo di stato, cioè il Piano Solo, ordito dai carabinieri, parte dei servizi e dai forestali per impedire la scalata della sinistra (dei socialisti) al governo.

Il SID e la riforma

Lo scandalo della schedatura condotta dal generale De Lorenzo verrà fuori soltanto tre anni dopo, nel 1967, grazie al settimanale l’Espresso e a due giornalisti Lino Jannuzzi ed Eugenio Scalfari. Ma già due anni prima, cioè nel 1965, il SIFAR venne sciolto. Fu uno scioglimento di facciata.

Il 18 novembre 1965 nasce il SID (Servizio Informazioni Difesa) che del vecchio servizio continuerà a mantenere uomini e strutture. Il comando è affidato all’ammiraglio genovese Eugenio Henke, molto vicino a Paolo Emilio Taviani, allora ministro dell’Interno. Sotto la gestione del marinaio, prenderà avvio la celeberrima strategia della tensione, la quale avrà come prima ripercussione la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, dove perderanno la vita 17 persone e 88 resteranno ferite.

Henke lascerà la guida del servizio nell’ottobre del 1970, sostituito dal generale Vito Miceli che dall’anno precedente guidava il servizio informazioni dell’Esercito Italiano (il SIOS). Due mesi dopo, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, a Roma l’ex capo della X MAS, il principe Junio Valerio Borghese, darà attuazione – per poi interromperlo subito – a un colpo di stato che, seppur la magistratura lo abbia etichettato con una certa faciloneria come un “golpe da operetta“, continua oggi a catturare l’interesse di studiosi, giornalisti e appassionati di spionaggio a causa delle vicissitudini che portarono alla sua formulazione, alla sua attuazione e alla fulminea brusca interruzione qualche ora dopo l’entrata in scena dei golpisti, i quali fecero in tempo a impossessarsi delle armi nel Ministero dell’Interno. Il tentato colpo di stato prese il nome di Golpe Borghese o Golpe dell’Immacolata e non avrà mai una precisa spiegazione, almeno non nella stessa quantità riservata agli altri.

Miceli tacque del tentativo di golpe, nonostante si sostenga che fu proprio lui a dare odine di interrompere il tutto. Ne tacque con la magistratura e quando il processo Borghese arrivò alla sua conclusione, nel 1975, Miceli avrà già lasciato il servizio, travolto da numerose incriminazioni che porteranno al suo arresto per avvenimenti non ancora perfettamente inquadrabili, come la creazione di un’altra struttura militare segreta (la Rosa dei Venti) e lo scontro con un fedelissimo di Andreotti, cioè il generale Gian Adelio Maletti.

Gli anni della gestione Miceli coincidono con quelli delle stragi. Da Peteano, dove perirono 3 carabinieri a seguito di un contatto con un’autobomba, alla strage della Questura di Milano, passando per Piazza della Loggia a Brescia e il treno Italicus. Alla fine della sua carriera, l’ex capo dei servizi si siederà in Parlamento, tra le file del Movimento Sociale Italiano.

Una foto della strage di Piazza della Loggia a Brescia (1974 – ANSA)

Gli anni ’70, però, non bisogna dimenticarlo, furono anche gli anni dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno e soprattutto della super-spia Federico Umberto d’Amato, cioè di quell’agente che di giorno faceva il gastronomo e di notte organizzava operazioni di depistaggio, controspionaggio e di propaganda contro il Partito Comunista. Nel 2020, la giustizia accerterà il suo coinvolgimento nella strage di Bologna.

Dopo la parentesi di Casardi, i servizi furono riformati organicamente per la prima volta. A questa grande operazione parteciparono anche i comunisti, sempre più vicini alla responsabilità di governo. Venne introdotta una figura di responsabile dell’attività dei servizi segreti di fronte al Parlamento, un ruolo che spetta al Presidente del Consiglio, che si avvale del CESIS, un consiglio ministeriale che ha compiti di coordinamento.

Inoltre, i servizi devono rispondere di ciò che fanno davanti a un Comitato parlamentare (COPACO). La novità più importante, però, riguarda lo sdoppiamento dell’attività in due tronconi differenti: il SISMI (Servizio d’informazioni per la Sicurezza Militare), con il compito di occuparsi della sicurezza esterna, e il SISDE (Sevizio d’informazioni per la Sicurezza Democratica), con l’onere di interessarsi agli affari interni. Il primo, come dice il nome, resta una struttura prettamente militare; il SISDE, invece diventa una struttura civile, affidata alla polizia.

La riforma, dalle ottime intenzioni, non avrà il successo sperato. Negli anni a seguire i risultati saranno disastrosi, soprattutto perché entrambi i servizi saranno composti principalmente dagli stessi uomini che avevano fatto parte del SIFAR, del SID e del disciolto Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno. Ad esempio, negli anni ’70 il SISMI assisterà all’ascesa di uno stretto collaboratore del generale De Lorenzo e membro prima del reparto R (attività di ricerca delle notizie) e poi dell’ufficio D (tutela attiva del segreto e della sicurezza interna) del SID. Si tratta del generale Giuseppe Santovito, la cui gestione fu caratterizzata da alcuni dei più grandi misteri della Repubblica come il rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, la strage di Bologna del 2 agosto 1980 e il “Supersismi“.

Sul fronte del SISDE, la cui direzione sarebbe dovuta spettare a Emilio Santillo, ideatore dei NOCS della Polizia di Stato, capo dell’ispettorato per l’antiterrorismo che collaborò con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, in quanto struttura civile e non militare, finirà nel 1978 proprio nelle mani di un generale dei Carabinieri, Giulio Grassini, nominato da Giulio Andreotti.

Qualche anno più tardi uno scandalo colpì i vertici dei servizi segreti, quello della loggia massonica Propaganda 2, nota a tutti semplicemente come P2. Sia Grassini che Santovito figuravano tra i 962 nomi degli iscritti alle liste dell’organizzazione segreta. Le indagini, condotte dai giudici Gherardo Colombo e Giuliano Turone, i quali stavano indagando sul banchiere Michele Sindona, portarono alla luce una sorta di “stato nello stato”, un apparato che figurava tra i suoi membri alcune tra le massime cariche dello stato, civili e militari, giornalisti, imprenditori e funzionari. Oltre ai nomi del SISMI e del SISDE, ce ne erano altri che appartenevano al CESIS.

Il capo della loggia massonica Propaganda 2, Licio Gelli (Il Fatto Quotidiano)

Il SISDE e il SISMI furono al centro anche di altri scandali nel corso degli anni. Nel primo caso, all’inizio degli anni ’90 il sospetto fallimento di un’agenzia di viaggi diede luogo a un’inchiesta giornalistica che portò alla scoperta del fattaccio dei fondi neri del SISDE. Nel caso del servizio militare, invece, gli accadimenti sono molteplici e interessano vicende interne, come il caso Telecom-Sismi e delle intercettazioni illegali e quello di Abu Omar, ed esterne come il Nigergate e i documenti falsi su Saddam Hussein.

La riforma del 2007 ristrutturò, per la seconda volta, i servizi segreti italiani, creando nuove strutture e ridisegnando quelle esistenti. Il SISDE lasciò il posto all’AISI (Agenzia e Informazioni per la sicurezza interna) e il SISMI all’AISE (Agenzia e Informazioni per la sicurezza esterna). Il CESIS fu sostituito dal DIS e il COPACO divenne COPASIR. Venne istituito il CISR, cioè il comitato interministeriale per la sicurezza della repubblica, alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio. Altre differenze riguardano la gestione del segreto e le competenze in tema di sicurezza interna ed esterna.

Negli ultimi anni le attività svolte dai servizi segreti sono cambiate radicalmente. Non bastano più identità false, documenti contraffatti o simili, poiché internet e i social network svolgono anche uno strumento di verifica che, per quanto superficiale, è a disposizione di tutti. Inoltre, le nuove tecnologie permettono facilmente e velocemente di risalire a database facciali e alle informazioni personali.

Per affrontare le nuove sfide della globalizzazione, l’intelligence ha dovuto rinnovarsi e cambiare il suo modo di agire e di condurre le sue indagini. La finanza e la sicurezza informatica sono i nuovi fronti dello spionaggio e del sabotaggio politico. Su quest’ultimo aspetto, il governo ha da poco creato un’agenzia per la cybersicurezza, intuendo di non poterne restare senza.

Donatello D’Andrea

Fonte immagine:

Fonti per Approfondire:

Sulla loggia massonica Propaganda 2

Sul Supersismi

Storia dei servizi segreti italiani

Breve guida ai servizi segreti italiani

Federico Umberto D’Amato e la strategia della tensione

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