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La questione dei “pieni poteri”

di DANIELA PIESCO

Pieni poteri? Nel nostro ordinamento costituzionale c’è un bilanciamento dei poteri, nessuno ha la pienezza dei poteri.

 Il principio di separazione dei poteri fa parte del DNA originario del diritto costituzionale liberale. Basti pensare a Montesquieu, che nel 1748 affermava che “tutto poi sarebbe perduto, se il medesimo uomo o il medesimo corpo di nobili o del popolo esercitasse tutte e tre le funzioni”. Vi è poi il celebre articolo 16 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino francese del 1789, ove con chiarezza cristallina si afferma che «ogni società nella quale la garanzia dei diritti non è assicurata e la separazione dei poteri non è determinata non ha una costituzione».

Piuttosto, Giovanni Spadolini, venticinque anni fa, affermò che” chi governa decide ma non comanda” ,”che in democrazia chi ha la maggioranza è al governo, non al potere.”
 Fare invece riferimento al concetto di “potere pieno” scompone in modo assolutamente intollerabile la dimensione della legittimazione del potere da quella del limite al potere stesso. Due dimensioni che invero debbono andare di pari passo.

E bene fare qualche passo indietro.
Il fascismo come movimento politico fu fondato da Benito Mussolini a Milano il 23 marzo del 1919, nel 1921 si costituì in Partito Nazionale Fascista .Il 28 ottobre dello stesso anno conquistò il potere con la marcia su Roma .Nominato Mussolini capo del governo ,gli furono concessi ‘pieni poteri’ con legge 3 dic 1922 n 1601, per tutto il 1923. Nel giugno del 1924 veniva assassinato il deputato socialista Giacomo Matteotti rivelatosi il più intransigente e preparato oppositore del regime che si stava costituendo.Tra il 1925 e il 1928 fu soppressa la libertà di stampa ,furono sciolto i partiti e i sindacati non fascisti ,fu istituito il Tribunale Speciale e la polizia segreta O.V.R.A.Furono create organizzazioni fasciste tra cui Opera nazionale balilla,Gioventù italiana del Littorio ed altre .La scuola fu utilizzata come strumento di propaganda fascista .Nel 1929 furono firmati i Patti Lateranensi con la Santa Sede.

Negli anni trenta ottenuto il consenso interno e con l’affermarsi del Nazismo in Germania, il governo fascista aggredì l’Etiopia (1935-36), intervenne militarmente in Spagna contro il legittimo governo repubblicano (1936-39), occupò l’Albania (1939) si alleò con la Germania Nazista (Patto d’Acciaio, 1939)intervenne in guerra a fianco di essa (1940), fu travolta dalla sconfitta militare (25 luglio 1943).

Dal punto di vista istituzionale la prima legge che diede al fascismo modo di cambiare le istituzioni del Regno fu quella dei ‘pieni poteri ‘.

Mentre tutti guardiamo all’evoluzione della pandemia di Covid-19, un virus vecchio ma sempre vivo e infettivo ha attaccato l’Ungheria: la dittatura.

Con la scusa della lotta alla pandemia, il Parlamento ungherese ha approvato una norma che consegna pieni poteri al presidente Orban, il quale potrà governare senza che i suoi provvedimenti passino per il Parlamento, che addirittura potrà chiudere, e potrà perfino sospendere le elezioni. Questi pieni poteri sono affidati a Orban senza limite di tempo.

L’opposizione, nell’estremo tentativo di salvare la democrazia,  consapevole che il partito del presidente fosse in possesso dei numeri per far approvare la legge, aveva proposto un limite temporale di 90 giorni. Orban però, consapevole a sua volta di non avere ostacoli per l’approvazione, ha rifiutato qualsiasi mediazione.

L’Unione Europea adesso si trova a dover affrontare una situazione molto delicata. Non è concepibile che all’interno dell’Unione si tolleri la presenza di una dittatura, quindi la reazione europea  dovrà essere forte:  dura, rapida e condivisa, così da evitare che altri governi sovranisti europei decidano di imitare Orban.

L’UE deve però riacquistare credibilità agli occhi di tutti gli Stati membri e spegnere il malcontento che in tutti i paesi dà forza ai partiti anti-europei, altrimenti qualsiasi azione servirà solo ad alimentare ulteriori divisioni. Per recuperare questa credibilità, l’UE deve cominciare a fare una politica più attenta ai cittadini e meno fossilizzata sui vincoli di bilancio, a cominciare da questo periodo duro in cui tutto il continente necessità di iniziative volte a combattere la crisi causata dalla pandemia.

Oggi, la prima risposta dell’Unione Europea per aiutare le imprese in difficoltà pare essere una cassa integrazione continentale dal nome SURE. Lo ha riferito Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, la quale ha chiesto scusa all’Italia, con una lettera su Repubblica, per l’assenza dell’Europa in questi anni, mettendosi a disposizione del nostro paese per combattere un nemico comune. L’iniziativa sarà presentata al prossimo Eurogruppo.

Appare evidente che diverso dal regime dei “pieni poteri’ sia la decretazione dello stato di emergenza. Esso prevedendo l’attribuzione di poteri speciali, ha dei limiti temporali precisi. Il Codice della Protezione Civile ne definisce la specifica durata, che non può superare un massimo di 180 giorni. Periodo eventualmente prorogabile di ulteriori sei mesi in caso di riconosciuta necessità.

Con la dichiarazione dello stato di emergenza si possono attuare interventi speciali con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge, rispettando naturalmente certi limiti, a partire dai principi generali dell’ordinamento giuridico. Le ordinanze sono emanate dal capo del dipartimento della Protezione Civile, se non è diversamente stabilito con la deliberazione dello stato di emergenza. E l’attuazione delle ordinanze è curata, in ogni caso, dal capo del dipartimento.

Quando lo stato di emergenza scade e ha termine, dev’essere emanata un’ulteriore ordinanza, detta “di chiusura”. Con questa ordinanza si disciplina e si regola il ritorno alla normalità e quindi il subentro dell’amministrazione competente in via ordinaria.

E dunque ancora non tremo dinnanzi i colpi inferti con decreto dal Presidente del Consiglio, fortemente limitativi della libertà individuale dei cittadini, dei parlamentari e magistrati compresi, così come quella di impresa e di commercio oltre l’introduzione di misure speciali in ogni ambito. 

Sono convinta che la responsabilità alla quale siamo chiamati può essere compiuta senza minacciare lo sconvolgimento e mi riferisco agli atteggiamenti da ‘uomo forte’ di certa politica di sinistra, ahimè da me sostenuta, che pur perseguendo il benessere comune appaiono intollerabili. Vi è minore apparenza di grandi parole quanto maggiore è la sapienza, la fermezza nell’operare, la profonda coscienza del bene.

Mi sembra che chiunque abbia ferma conoscenza dei propri diritti e doveri di rappresentante della nazione che lavora e produce non possa rendersi complice della concessione dei pieni poteri, la quale segnerebbe nella storia della nostra vita nazionale il precedente meno degno e più pericoloso.

E a giustificare l’ingiustificabile non poteva mancare l’altro grande amico di Orban, Matteo Salvini, che si unisce alla sua alleata politica, Giorgia Meloni, nel ritenere del tutto normale quanto accaduto in Ungheria.

Daniela Piesco, giornalista.

2 Risposte a “La questione dei “pieni poteri””

  1. Trovo che la sua analisi sia perfetta .Ha fatto un lungo excursus storico al fine di delineare i rischi e i pericoli connessi al regime dei pieni poteri.Ci si augura di non ripetere gli errori del passato anche se si è costretti in uno stato di emergenza. Attendiamo il seguito.

I commenti sono chiusi.

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