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La proroga della discordia

di DANIELA PIESCO

Ormai è ufficiale la proroga dello stato emergenziale fino al 15 ottobre.

È stato subito precisato che questo allungamento dei tempi, servirà per proseguire quell’attenzione ,quella cura, all’interno del Paese per garantire la sicurezza di cittadini e turisti e non servirà a torsioni autoritarie.

Ma ne siamo proprio sicuri?

Il dubbio che Conte voglia tenere sotto tutela l’Italia per governare con provvedimenti di emergenza esite.

Cerchiamo di venirne a capo.

È fuori dubbio che prorogare l’emergenza deve servire non a inoculare ancora la paura nel popolo italiano, bensì la prudenza. Sicuramente appare ancora utile l’uso delle mascherine nei luoghi chiusi e il distanziamento sociale così come le norme di igiene alle quali siamo stati abituati.

Francamente fa paura la questione economica. Si pensi alle realtà che vivono prevalentemente di turismo e che stanno registrando solo il 10% delle strutture alberghiere con posti prenotati e questo significherà che tante attività chiuderanno o avranno molte difficoltà economiche.

Piuttosto una serie di istituzioni di prestigio come il Fondo Monetario Internazionale, la stessa Commissione Europea, Bankitalia, il Centro Studi di Confindustria, ci danno proiezioni disastrose per l’Italia: c’è chi parla del 9%, del 9,1% addirittura del 10% di caduta del Pil italiano. Ma perché l’Italia perde più di tutti?La flessione in tutta Europa si assesta attorno al 6%.

Colpa della burocrazia che costringe le imprese tuoneranno in molti.E in effetti la stessa ci ha accompagnato durante tutto il lockdown sotto forma delle famigerate autocertificazioni ‘mutanti’. In Belgio, ad esempio, non esistevano né le autocertificazioni, eppure la crisi è stata molto grave anche lì, né i blocchi di polizia nelle strade che chiedevano le famose carte e cartine.

Ciò è significativo di una certa mentalità.

Colpa della politica assistenzialistica,diranno altri ,che di fatto non è produttiva non favorisce il lavoro e la libertà d’impresa.

È vero che c’è stata la crisi economica del Covid ma anche prima, è onesto, ammettere che l’Italia non navigava in mari di floridezza nel senso che cresceva allo 01, 02, 03% con una media europea assolutamente superiore a quella italiana.

E dunque nel 2019 non avevamo l’immagine di un paese che stesse bene e i problemi della burocrazia e dell’assistenzialismo sono problemi di vecchissima data.

Non credo che sia stato tutto negativo ciò che ha fatto il governo durante il periodo emergenziale. Mi pare che si possa anche riconoscere che l’Italia tra tutti i paesi dell’occidente, per lo meno, compresi gli Stati Uniti ,sia quello che è uscito prima dall’emergenza Coronavirus e con dati nettamente migliori.

Si è molto discusso sul lockdown, se fosse necessario oppure no, però in Francia, Spagna, Inghilterra, Svezia e Stati Uniti ci sono’ i ritorni’ , o meglio, sono paesi in cui il virus è arrivato dopo di noi e sono tutti alla prese con la temuta seconda ondata o comunque non sono usciti dalla prima.

Sicuramente un problema che resta e che non si è affrontato nella giusta maniera è quello di fare maggiori controlli alle frontiere perché la maggior parte dei focolai che esistono in questo momento, sono ‘importati’ ma non solo dagli stranieri ,anche da alcuni italiani che magari sono dovuti andare all’estero per motivi di lavoro e che poi sono rientrati ed hanno purtroppo contagiato,portandoci un virus che è molto più aggressivo di quello che era rimasto in Italia.

Bizzarro,tragicomico e semiserio fu il cartellone ostentato da Elisabetta Gardini con la scritta ‘Solo Covid italiano ‘che non meriterà nessun commento in questa sede.

Il lassismo alle frontiere è deleterio proprio per la sicurezza della salute pubblica. E su questo non ci piove. O almeno così dovrebbe essere.

Ecco perché sarebbe un errore per la politica italiana dividersi tra negazionisti e non, perché il virus c’è.

E’una realtà tragica e drammatica che non può essere negata e in considerazione della quale non possono farsi grosse previsioni per il futuro.

Solo tanta tristezza per le affermazioni di Andrea Bocelli ,in merito ,che non si guadagneranno  ulteriori considerazioni da parte mia.

Bisogna però imparare a convivere con il virus perché fare un altro blocco così come è stato fatto,aldilà di tutta una questione sulle libertà e diritti fondamentali che sarebbe da approfondire, sarebbe devastante per tutta l’economia.

Penso ad un film fi recente uscita su Churchill, grande primo ministro inglese ,dove si vede che durante il gabinetto di guerra,quando i nazisti premevano alle porte della Gran Bretagna(la famosa battaglia sui cieli)a quel gabinetto partecipava anche il leader del partito laburista che era il principale partito di opposizione a Churchill, e dunque proprio per stare ad indicare il momento d’identità e di sintesi nazionale rispetto ad una grande emergenza.

Perché è bene che una grande democrazia quando c’è una grande tensione si ritrovi unitariamente.

Sarebbe fondamentale

Sarebbe importante.

È chiaro che serve un passo in avanti da parte di entrambe le fazioni.

In ultimo, solo per ragioni di spazio e tempo, vorrei porre l’accento sul fatto che la trattativa sul Recovery fund ha messo in evidenza che i soldi arriveranno l’anno prossimo e questo lascia scoperte molte emergenze immediate.

L’Italia ce la farà a passare l’autunno e l’inverno in attesa dei fondi europei? Quando scadrà il blocco dei licenziamenti quante persone perderanno il lavoro? Forse è il caso che almeno su certi settori come la sanità, il famigerato Mes che alla Lega non piace possa diventare utile.

Come si affronta ,nel frattempo, l’emergenza immigrazione?Sono di questi giorni le immagini di Lampedusa con centri di accoglienza collassati e con Di Maio che sostiene che gli immigrati tunisini non hanno titolo per stare in Italia.

Il 14 settembre la scuola riaprirà con il problema banchi.In realtà riaprirà con grande confusione e con la mancanza di infrastrutture collegate alle normative che ci sono a causa del Covid.

E tante altre ancora che se saremo fortunati potremo raccontare…

Daniela Piesco, giornalista.

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