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La festa del Pd e la gioia di Salvini – l’opinionista dissidente

Le Elezioni Europee hanno emesso un verdetto, almeno nel nostro Paese. La Lega è diventato il primo partito italiano, surclassando i suoi rivali e il suo alleato di governo che ora si trova in estrema difficoltà.

La strategia politica di Salvini, fatta non solo di semplici selfie ma anche di una preparata e studiata strategia comunicativa, ha letteralmente stregato quasi dieci milioni di italiani che hanno deciso di premiarlo consegnandoli l’inerzia di quella perenne partita che si sta decidendo a Palazzo Chigi.

La Lega, nonostante una “non-campagna” elettorale poco brillante, con un colpo di reni ha smentito i detrattori che gli attribuivano un calo nei consensi pari al 6%. Al contrario, coloro che hanno accusato di più il colpo sono stati proprio i Cinque Stelle che hanno visto i loro consensi volare in picchiata rispetto ai sondaggi (che gli attribuivano tra il 20% e il 22%) e rispetto alle ormai celeberrime Elezioni Politiche, usate sì impropriamente come termine di paragone ma ugualmente significative in termini assoluti.

Il Movimento è ufficialmente entrato in una crisi di consensi, la quale si è intensificata nel mese di gennaio, quando i parlamentari grillini votarono contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini in occasione del processo Diciotti, facendo venire meno quello spirito giustizialista, elemento fondante del partito di Di Maio. Da quel momento son arrivate soltanto brutte notizie (Sardegna, Abruzzo e Basilicata). I cittadini, gli elettori, sembrerebbero non fidarsi più del messaggio grillino e soprattutto della leadership di Luigi Di Maio, il quale ha lasciato per troppo tempo mano libera al suo alleato (lo scrissi qualche tempo fa, guadagnandomi gli insulti dell’elettorato miope) e che, nonostante il salvataggio in extremis grazie agli 80mila voti di Rosseau, resta sempre in bilico.

Ovviamente, non tutte le responsabilità sono da attribuire al mite Di Maio, ma un cambio di leadership potrebbe essere la soluzione all’emorragia di voti del Movimento, soprattutto se Di Battista è nelle vicinanze. Inoltre, c’è la necessità di adottare una strategia comunicativa diversa, poiché i provvedimenti grillini son stati presentati davvero malissimo e ciò non è concepibile soprattutto in un governo che ha fatto della comunicazione la propria arma prediletta.

Dall’altro lato della barricata, invece, c’è chi festeggia e saluta il voto del 26 Maggio come una vittoria senza precedenti, il Partito Democratico.

Nicola Zingaretti, qualche sera fa nella nota trasmissione televisiva “Porta a Porta” ha sottolineato come il risultato del Partito Democratico (23%) sia figlio di una rinnovata fiducia da parte degli italiani negli ideali di sinistra portati avanti dal Partito Democratico e soprattutto un voto di sfiducia verso le confuse politiche governative. Un insieme di pomposa retorica fine a se stessa, nient’altro.

Il risultato del Partito Democratico non è figlio di quanto propagandato da Zingaretti. Al contrario, il PD continua a perdere voti. Rispetto al 2014 ha perso 6 milioni di voti e il 26 Maggio ne ha persi altri 114mila. Quel 23% è figlio dell’elevata astensione (dal 27% al 44%), poiché, diminuito il numero dei votanti reali cresce il risultato in termini percentuali. Cosa c’è da esultare? Il Partito Democratico, per quanto Zingaretti lo neghi, è ancora profondamente immerso in una crisi non solo elettorale, ma anche di leadership e di valori.

Forse Zingaretti è contento di aver scavalcato il Movimento Cinque Stelle? Tutta qui l’ambizione del Partito Democratico? Oppure l’enfasi del Partito Democratico è da attribuire ad una scampata debacle? E’ questa la strategia adottata da Zingaretti per arginare la destra? Non capisce che così facendo, ostinandosi addirittura a non voler dialogare con i grillini (unico vero argine al dilagare salviniano), nei prossimi mesi potremmo assistere alla nascita di un monocolore di destra che relegherà Zingaretti & CO. ad una perpetua e sterile opposizione? L’hanno capito tutti, tranne Zingaretti.

E il PD intanto fa festa…

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