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Immigrazione: tra cinismo, ipocrisia e falso “buonismo”

Buongiorno, oggi, il tema di cui vorrei occuparmi è molto delicato e richiede anche una certa attenzione per non andare incontro a delle incomprensioni o dei fraintendimenti. Come da titolo, mi riferisco all’immigrazione, un tema che da sempre è presente nelle campagne elettorali delle principali fazioni politiche, un tema/problema mai affrontato efficacemente dalla nostra classe dirigente e che si è tempestosamente ripresentato ora, con il problema delle ONG e del business del traffico degli esseri umani.

Come sappiamo l’immigrazione è un fenomeno che da secoli interessa l’umanità. Non di certo siamo qui a parlarne per la prima volta, con gli occhi spalancati e lo sguardo sorpreso. Questo tema ha rappresentato, come già detto, il cavallo di battaglia di molti partiti durante le elezioni; in particolar modo nelle ultime, dove il partito di Governo (La Lega ndr), ha basato la sua propaganda elettorale sull’immigrazione clandestina. E tutti siamo testimoni di quello che sta succedendo in questo momento all’interno del Mediterraneo.

Al di là della propaganda più bieca e becera, questo non è un argomento da aperitivo della domenica. Ci troviamo di fronte ad una tempesta migratoria senza precedenti, senza essere pronti ad affrontarla. L’Europa non sembra rispondere e l’Italia, Paese geograficamente “immerso” nel Mediterraneo, è lasciato sempre più solo, tanto da costringere il Governo ad attuare delle politiche umanamente deplorevoli. Ma gli altri Paesi non sono da meno, Francia e Spagna in primis che soltanto un anno prima di dare all’Italia dell’assassina, avevano chiuso i porti o davano il benvenuto ai malcapitati a suon di cannonate.

La crisi migratoria, che tanto spaventa l’Italia e l’Unione, ha radici lontane. Sappiamo tutti che i Paesi europei, in particolare Francia, Spagna e Gran Bretagna, hanno depredato l’Africa delle loro risorse, attraverso lo sfruttamento del sottosuolo e soprattutto attraverso lo sfruttamento della manodopera di colore (la tratta degli schiavi). E cosa rimane oggi dell’immenso e ricchissimo Continente africano? Guerre, carestie e una popolazione ridotta all’osso a causa dell’impossibilità da parte degli autoctoni di sfruttare le proprie risorse, poiché mancano i mezzi (economici e materiali). Ovviamente esistono delle grandiose eccezioni: Paesi come la Costa D’Avorio, Zambia, il Ghana, Kenya, Nigeria e Sudafrica, possono vantare delle grandi riserve di petrolio e di materie prime, interamente da sfruttare che collocano questi fortunati Paesi all’interno delle economie emergenti a livello mondiale.

E l’UE non è esente da responsabilità: poiché il traballante accordo di Dublino (l’accordo sui richiedenti asilo in poche parole) non è più in grado di sorreggere questo zoppo sistema d’accoglienza e il continuo rifiuto di modificarlo ha portato gli stessi Stati membri ad agire di conseguenza: la Francia, respinge chi fugge dall’Italia a Mentone come nei confini alpini (anche entrando di prepotenza nel territorio italiano), l’Austria al Brennero, la Gran Bretagna (demandando la gestione ai francesi a Calais), il gruppo Visegrad (gli stati dell’Europa centrale), tentando di far divenire impenetrabili i propri confini. Lo fa la Svezia che impedisce il passaggio dalla Danimarca, la Spagna (da sempre) nelle enclave di Ceuta e Melilla come a Gibilterra, la Grecia, rispedendo in Turchia i pochi siriani che riescono a fuggire dalla guerra (quanti morti sulla coscienza), la Germania che ha iniziato a deportare anche i rifugiati nel “sicuro” Afghanistan e in cui oramai la signora Merkel non si fa più trovare alle frontiere con un cartello con su scritto “Welcome”.

Come si evince, l’assenza di cooperazione all’interno del colosso internazionale noto come “Unione Europea”, pone seri dubbi sulla sua legittimità e sulla sua capacità di intervento. E a dimostrazione della sua debolezza si pongono sia le minacce velate da moniti cui vengono sottoposti gli Stati sovrani in piene elezioni che interferiscono con l’espletamento di funzioni prettamente democratiche, sia con un’assenza di una politica di redistribuzione dei migranti, a cui si oppongono quasi tutti gli Stati membri attuando, come si è visto, delle politiche di respingimento o delle barriere che tengono lontano i migranti dai confini di questi Paesi.

Ed ora, in mancanza di un accordo vantaggioso, lo fa anche l’Italia, che pure per posizione geografica è inevitabilmente punto di arrivo per chi fugge da sud. Un’Italia che, molto prima dell’arrivo di Salvini, aveva barattato l’accoglienza con agevolazioni fiscali sul debito. L’Italia dai due volti: quella del Paese che ha soccorso il maggior numero di persone nelle acque del Mediterraneo Centrale, grazie a proprie iniziative, proprie forze e al lavoro della marina militare ma anche l’Italia che, lasciata al proprio destino, ha visto il realizzarsi di una fossa comune che, per difetto, in 15 anni ha inghiottito oltre 30 mila persone.

Ma il flusso migratorio proveniente dalle coste libiche e tunisine è notevolmente peggiorato con l’iniziativa tutta americana delle primavere arabe, fortemente voluta e sponsorizzata dalla Presidenza Obama attraverso finanziamenti illeciti ai gruppi ribelli, con il fine di “democratizzare” i Paesi arabo-africani e attraverso l’iniziativa francese di spodestare il dittatore Gheddafi con la Guerra Libica del 2011. Entrambe le iniziative dei Paesi aderenti alla NATO, hanno provocato forti scombussolamenti all’interno delle aree interessate (nascita dell’ISIS, crisi siriana e destabilizzazione della Libia in mezzo a tre fuochi: governo legittimo, governo dei ribelli e tribù del deserto) che si trovano senza un Governo capace di avere un peso a livello internazionale oppure con un esecutivo malvisto da parte delle stesse potenze occidentali.

Inoltre, l’essere umano nella sua accezione machiavelliana (malvagia) è riuscito a trasformare il dolore in business: il traffico di esseri umani mascherato da intervento umanitario delle ONG. Un fenomeno, messo in luce non solo dall’insistenza delle navi di queste organizzazioni, triplicate negli ultimi 4-5 anni, di voler sbarcare “il proprio carico” in Italia ma anche dalle intercettazioni, attuate dalla magistratura, tra i vari boss mafiosi coinvolti in “Mafia Capitale”, che dimostra come l’umanità sia davvero venuta a mancare, in favore di una “pratica” che “fa più soldi della droga”.

Ovviamente noi italiani non siamo esenti da responsabilità e siamo stati capaci di speculare anche su un grave fenomeno come questo. I media ci mettono davanti a immagini false di bambini deceduti e davanti a degli articoli che non fanno altro che aizzare l’opinione pubblica. Oppure, gli stessi mezzi di informazione, elaborano delle accuse ad hoc ai migranti che vanno a rafforzare la propaganda dei demagoghi del momento. Mi riferisco al conflitto tra quelle due fazioni politiche, Lega e PD, che hanno fatto dell’immigrazione un tema su cui concentrare tutta l’ipocrisia e il falso “buonismo” che la classe dirigente italiana possiede.

In poche parole da un lato il cinismo del leader della Lega, Matteo Salvini, che sta attuando un respingimento tout court, impedendo l’attracco di navi delle ONG di tutti i colori, e dall’altro le accuse di un’opposizione che invece di preoccuparsi degli italiani, predica accordi e politiche di integrazione mai attuate quando ne avevano la possibilità. Come da titolo: “ipocrisia”, “buonismo” e “cinismo”, tutto con un solo fine: la ricerca del consenso elettorale.

Inoltre c’è da dire che la propaganda di destra e sinistra condotta sulla falsariga dell’accoglienza e del respingimento, non fa bene al nostro Paese in profonda crisi economica e, io aggiungerei, di identità e di valori. Bisogna trovare una soluzione per evitare una sostituzione etnica, come alcuni osano chiamarla, attraverso delle politiche lavorative per le famiglie italiane e di integrazione che non creino dei veri e propri scontri di civiltà (o come la chiamano ora “guerra tra poveri”), ma che esortino gli italiani a metter su famiglia e incoraggino i migranti ad un’integrazione pacifica e fruttuosa.

La soluzione, ovviamente, sta nel mezzo: impedire la proliferazione di questo business attraverso una lotta serrata alle cooperative, che stanno letteralmente disintegrando anche la più lontana concezione di “umanità”, sottoscrivere un accordo europeo per una cooperazione degli Stati membri col fine di affrontare quest’emergenza, e soprattutto bisogna rafforzare la collaborazione con i Paesi africani per la creazione di centri hotspot per l’identificazione dei migranti (utile per evitare ingressi indesiderati all’interno dell’UE), senza trascurare una serrata politica di controllo all’interno degli stessi, evitando la nascita e la proliferazione di vere e proprie prigioni a cielo aperto, come in Libia.

Certamente per fare tutto ciò si richiede del tempo, pazienza, spirito di collaborazione e tanta solidarietà tra i contraenti. Tutte caratteristiche che difficilmente sono reperibili in questo momento particolare della nostra storia, dove anche la vita umana viene usata per racimolare del denaro. Ma non bisogna disperare, poiché l’Italia ha portato a galla, definitivamente, un problema più grande di quanto sembrava e l’ha posto sulla grande scrivania di Bruxelles: ora la palla passa all’UE che deve adoperarsi, non solo per la risoluzione di questo problema, ma per restare essa stessa in vita, evitando il colpo di grazia che metterebbe fine alla sua esistenza.

 

ildonatello

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