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Immigrazione: il valzer delle responsabilità

Con il naufragio di un barcone carico di migranti al largo della Libia e l’ennesimo scontro a distanza tra una nave (questa volta della Guardia Costiera, come un anno fa) e il Ministro Salvini in merito allo sbarco di 141 migranti raccolti nei pressi di acque maltesi, si è riaccesa lo scaricabarile delle responsabilità tra il governo italiano, la Francia e l’Unione Europea.

La situazione è molto seria. Il naufragio di quasi trecento persone al largo della Libia è ufficialmente il più grave del 2019. Ciò significa che la politica dei “zero morti” di Matteo Salvini non è stata efficace nemmeno sotto la riduzione del numero delle vittime. Ma la responsabilità di queste tragedie non è unicamente imputabile all’inazione o all’inefficacia dei provvedimenti governativi italiani. La responsabilità è europea, per quanto si cerchi di nasconderla. Di certo le ripetute diserzioni di Matteo Salvini ai vertici del Consiglio dell’UE sull’immigrazione non aiuta, ma anche la reticenza di Macron & Co. non è la miglior strategia per superare l’impasse che sta costando la vita a centinaia di persone da almeno una decina d’anni.

Matteo Salvini non perdona a Macron la perenne intromissione negli affari italiani. La morale del Presidente della Repubblica transalpino non piace solo al ministro ma anche al resto dell’opinione pubblica nostrana. Non si può pretendere di tacere e acconsentire davanti ai continui richiami alla solidarietà da parte di qualcuno che respinge quotidianamente intere famiglie a Ventimiglia o che non ha mai messo a disposizione un porto “sicuro” per far sbarcare dei malcapitati. Ed è proprio questo che il leader del Carroccio rimprovera a Macron: “perché il Presidente della Repubblica francese non dà dimostrazione di ciò che pontifica aprendo il porto di Marsiglia senza lasciare all’Italia l’onere di far fronte ad una situazione che va avanti da dieci anni?”. E’ questa la domanda che non solo Salvini, ma tutto il popolo italiano, si pone.

Il leader di En Marche ha proposto, in sede europea, un sistema di ricollocamento molto discutibile basato sulla “solidarietà dei paesi europei disponibili” (per ora 14) previo sbarco in un porto sicuro (Italia o Malta). La cosa positiva, però, è che il sistema di accoglienza e registrazione non sarà a carico del Paese ospitante, bensì a carico dell’Unione Europea. Salvini, disertando l’incontro, ha lasciato mano libera agli altri Paesi affinché sottoscrivessero un accordo preliminare che anticipa lo svolgimento dei lavori della futura Conferenza di La Valletta, che si terrà nel mese di settembre.

Salvini ha deciso di disertare quest’incontro, delegando un suo rappresentante a recarsi al Consiglio per respingere qualsiasi proposta. Non un mossa intelligente la sua, poiché se un problema non si affronta con serietà, non verrà mai risolto.

La tragedia di questi giorni, inoltre, è la dimostrazione che la politica dei porti chiusi non funziona, anzi. Seppur a fronte di una diminuzione consistente degli arrivi (meno di 3000 dall’inizio dell’anno), i morti sono aumentati. Son circa 540 i morti da gennaio a luglio (un rapporto di 1 ogni 6) e in queste ore è in corso una ricerca più approfondita da parte della Guardia Costiera libica che, seppur informata dell’accaduto, ha tergiversato un pò prima di dirottare un mercantile in direzione del luogo dell’incidente.

Purtroppo l’Italia è la classica “terra di passaggio”. Un lembo di terra tra Africa ed Europa che necessariamente deve essere percorso per arrivare nei paesi del nord del mondo. Il problema, però, è che effettivamente l’Italia non può farsi interamente carico di questo onere, a fronte pure della delicata situazione economica. Ma, al contempo, non è possibile lasciar morire o respingere coloro che, scappando dalla tragica situazione libica, cercano rifugio in Italia. La politica, però, consciamente o meno, ha trasformato questa delicata situazione in un caso politico, scaricando l’imputabilità della situazione a singole istituzioni, invece di collaborare per trovare una soluzione comune.

Come si evince da questa digressione, ci troviamo di fronte ad un valzer delle responsabilità. Agli sbraiti di Salvini contro l’Europa, rispondono le opposizioni che, dopo aver depositato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro per il caso Russiagate, lo attaccano anche sui migranti, non tenendo presente però che questo è un problema che né l’Italia né tantomeno l’UE è stata capace di risolvere da vent’anni a questa parte.

Proprio l’Unione Europea, quell’istituzione sovranazionale che si richiama a principi solidaristici ma che in realtà ha ancora tanto da imparare. Il processo di cessione di sovranità nei suoi confronti non è stato ancora portato a termine, e stando a quanto sta accadendo in questi anni, ci vorrà ancora molto tempo affinché la stessa Unione possa diventare qualcosa di più che di un capro espiatorio per tutti i problemi che affliggono il nostro Paese.

Nel frattempo, però, le persone continuano a morire in mare o nei lager libici. Circa 5000 persone son detenute all’interno di carceri a cielo aperto, in attesa del loro destino. Macron si è espresso in questo proposito, intimando i carcerieri ad aprire la porta delle celle. Un monito che sa’ più di bieca ipocrisia (lavarsi la coscienza) che di reale interesse. D’altronde, uno dei responsabili dell’attuale situazione d’emergenza in Libia è proprio il paladino della pace Emmanuel Macron.

Infatti, seppur per fini elettorali, la denuncia del Movimento Cinque Stelle a novembre (quella del neocolonialismo), servì a scoperchiare un inquietante vaso di Pandora che pose al centro dell’attenzione l’azione del franco coloniale e dell’ipocrisia di chi predica bene e razzola male. Inoltre, c’è da aggiungere che gli stessi francesi son responsabili della caduta di Gheddafi nel 2011.

Questo scaricabarile delle responsabilità, però, ha un denominatore comune: a nessuno importa del caso umanitario. Quest’ultimo è stato “soppresso” dal caso squisitamente politico, come dimostra il varo del decreto sicurezza bis. Votato ieri alla Camera, dove ha incassato fiducia e polemiche (Fico astenuto e 17 grillini hanno preferito non votare), il provvedimento inasprisce l’ingresso delle ONG nelle acque territoriali italiane introducendo multe salatissime (fino ad un milione di euro), arresto del comandante e sequestro della nave.

Proprio quelle ONG che hanno più e più volte salvato la vita ed evitato la morte a centinaia di persone. La retorica dei porti chiusi (solo a “telecamere accese”), la quale servirebbe anche a nascondere le molteplici deficienze del nostro sistema d’accoglienza, non ha mai funzionato. Urge trovare una soluzione al più presto, onde evitare una vera e propria moria di persone innocenti che nulla c’entrano in questo scontro politico che vede nessun vincitore e tanti sconfitti.

In primis il nostro Paese, uscito sconfitto sia sul lato politico che umano; poiché pur di guadagnare consensi, la politica si è impegnata in un becero tentativo di usare il pugno duro contro gli sbarchi, scavalcando diritti e leggi internazionali per qualche giorno, per poi cedere davanti all’evidenza. Come con il Caso Diciotti, quei 141 migranti tratti in salvo da una nave italiana, finiranno per sbarcare a Lampedusa o in Sicilia e poi verranno (forse) redistribuiti tra più Paesi. Giusto il tempo di fare un pò di propaganda (a destra e a sinistra) sulla pelle dei migranti e di scaricare la responsabilità sull’Unione Europea. Una pratica che ormai gli italiani conoscono bene ma che faticano ancora a comprendere nel profondo della sua crudeltà.

Alla retorica dei trafficanti di esseri umani, il governo dovrebbe rispondere con un aumento del pattugliamento nelle proprie acque territoriali (non facendosi fregare come a Taranto, ovviamente), seguiti da rigorosi controlli delle cooperative sospettate di lucrare sulla pelle dei malcapitati.

Uscita sconfitta è anche la Francia, un Paese pieno di contraddizioni interne ma che non perde mai occasione di ricordarci anche quanto sia ipocrita. Da un lato ci fa la morale, più volte lasciandosi andare a dichiarazioni davvero deplorevoli (il famoso “vomitevoli”), dall’altro investe e arma i ribelli di Haftar che stanno mettendo a ferro e fuoco tutta la Libia.

Anche l’Unione Europea ne esce fortemente indebolita. La sua influenza decisionale sta lentamente scemando a causa della sua scarsa autorità. Ma d’altronde l’UE è fatta da Stati e a questi ultimi spetterà sempre la parola, finché le istanze nazionali non verranno meno in favore di un’unica ragione europea.

Lo scaricabarile delle responsabilità, una mossa politica fortemente perseguita dagli attuali regimi populisti/sovranisti è un ottimo bagaglio di voti, come dimostra il consenso della Lega, ma è al contempo una pratica davvero crudele che coinvolge la vita di persone innocenti intente a scappare da una serie di situazioni che più volte coinvolgono gli stessi stati europei o multinazionali facenti capo agli stessi.

Un circolo vizioso fatto di accuse, prediche e azioni sottobanco che non giovano all’immagine delle nostre istituzioni, già gravemente compromesse a causa del forte calo di istituzionalità, e del nostro grado di civiltà. D’altronde sui social la cosa è evidente: “buon appetito ai pesci”. Questo è stato un commento, riportato da Enrico Mentana sul suo profilo Facebook, di una signora di mezza età, sposata e con figli. Un commento inquietante, figlio dell’odio diffuso che la politica dei porti chiusi ha accentuato. A questi, poi, se ne accompagnano a centinaia, tutti rinvenibili ed osservabili ad occhio nudo sotto gli articoli pubblicati dalle varie testate giornalistiche nazionali sui social network.

Al valzer delle responsabilità, dunque, si accompagna quello dell’odio diffuso di persone che da un lato son devote alla Madonna e ai santi, dall’altro sbraitano contro i migranti. L’immagine di questo odio diffuso è proprio la diminuzione del 21,3%, da un anno a questa parte, dei fondi che il nostro Stato destina ai Paesi poveri. Un taglio di quasi 860 milioni, simbolo del fatto che la retorica salviniana dell’aiutiamoli a casa loro è solamente l’ennesimo slogan elettorale.

Quindi son tante le concause della mancata risoluzione del fenomeno migratorio, dipinto dai vertici europei come un caso politico e come un’emergenza da quello italiano, ma che nello specifico è una collusione dei due a cui però va ad aggiungersi il lato umanitario della vicenda, ignorato dai più e che riveste invece un’importanza fondamentale.

Nonostante sia difficile pervenire ad un accordo nell’immediato, sembrerebbe chiaro il modo per “non” affrontare l’attuale impasse: evitare questo valzer delle responsabilità, cercando di ponderare ogni obiezione col fine di giungere ad una soluzione condivisa. A questo proposito sarebbe utile scavalcare le resistenze degli stati, le rivalità tra gli uomini politici ma soprattutto sarebbe utile presentarsi agli incontri, per discutere in merito e presentare le proprie proposte.

ildonatello

Articoli citati (FONTI):

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13487684/matteo-salvini-guardia-costiera-negato-sbarco-lampedusa-141-migranti-devono-essere-redistribuiti.html

unhcr.it/news/unhcr-lultimo-naufragio-nel-mediterraneo-la-peggiore-tragedia-dallinizio-dellanno.html

https://www.tpi.it/2019/06/08/migranti-salvini-diserta-vertici-ue/

https://voce.com.ve/2019/01/24/383540/francia-e-necolonialismo-le-parole-di-di-maio-fanno-riflettere/

https://www.meltingpot.org/Decreto-sicurezza-bis-un-attacco-violento-e-senza.

https://www.liberopensiero.eu/23/04/2019/politica/libia-immigrazione-destino-italia/

informazioneliberablog.com/dove-finito-il-rispetto-per-le-istituzioni/

repubblica.it/economia/2019/07/07/news/crolla_l_aiuto_italiano_ai_paesi_poveri-230188439/

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