Il Ritorno di Berlusconi – Quanti voti può spostare?

Buongiorno a tutti, negli ultimi giorni in tutti i TG è stata data la notizia della fine della incandidabilità del Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e in molti si sono chiesti se un suo eventuale ritorno in campo, nel senso di una sua candidatura, potrebbe davvero spostare gli equilibri come ai vecchi tempi.

Come già detto, Silvio Berlusconi, dopo la sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Milano, può finalmente tornare candidabile, e quindi eleggibile. Al punto che dalle prime indiscrezioni sembri che l’intero partito “Forza Italia” voglia tornare alle urne e sperare che la figura del Cavaliere possa spostare l’asse “maggioranza” in favore del centrodestra.

Sarà così? La sua figura potrebbe ancora risultare decisiva? In questo articolo cercherò di rispondere a questo interrogativo.

Numeri alla mano è molto difficile compiere un’operazione di questo genere, poiché sappiamo benissimo che la figura di Berlusconi è completamente legata a quella del suo partito. Un partito fondato nel 1994 che è stato capace, grazie al suo leader e alla prima campagna elettorale condotta attraverso l’utilizzo compulsivo di slogan e mezzi di informazione (pensate a Mediaset), a vincere le elezioni al battesimo del fuoco. Sappiamo inoltre che Berlusconi non ha “soltanto” fondato un partito, ma ha letteralmente inventato il centrodestra italiano. Non ci credete? Allora vi invito ad indicarmi quali erano i partiti di centrodestra presenti nella Prima Repubblica, ovviamente si parla di partiti capaci di superare l’1% dei voti.

Bene, nonostante questo curriculum corposo, la sua figura è passata nel giro di 10 anni da essere un faro, una guida per il centrodestra a quella di un semplice elemento periferico, di poca importanza.

Una bella fetta di responsabilità è ovviamente ascrivibile a tutti gli scandali giudiziari che lo hanno colpito, dalla fine degli anni ’90 in poi. Inoltre le sue dimissioni arrivate dopo il famoso documento della BCE del luglio 2011, lo hanno penalizzato ancor di più nei confronti dell’elettorato che ha attribuito a lui parte delle responsabilità dell’arrivo di Mario Monti e del Governo del “ce lo chiede l’Europa”. Il culmine di questo calvario è arrivato il 27 Novembre 2011, dove a seguito della Legge Severino, Silvio Berlusconi decade dalla carica da Senatore.

Ma, come si è potuto vedere, Berlusconi non è rimasto con le mani in mano ne tantomeno si è ritirato a vita privata. Il leader di FI è rimasto l‘icona dell’intero centrodestra. Emblematico è il fatto che il suo nome, scritto a caratteri cubitali, non sia mai sparito dal simbolo del partito. Ma, nonostante ciò, le elezioni del 4 Marzo, risultano essere le peggiori della storia, per Forza Italia.

Difficile dire se questo mediocre risultato sia figlio della incandidabilità di Silvio Berlusconi. Ma già alle Elezioni Europee del 2014, un anno dopo la “tragica sentenza”, Forza Italia si fermò al 16,8% (4 milioni e mezzo di voti).

Resta però il fatto che Forza Italia. per la prima volta dopo il 1994, non è più il primo partito del centrodestra. La percentuale, bassissima, è addirittura peggiore di quella delle già deludenti elezioni del 2013. Ricordiamo la sconfitta di Berlusconi fu soltanto mitigata dalla incapacità cronica della sinistra di vincere quando è possibile. (14% del 4 Marzo contro il 21,6% del 2013).

Una prima impressione potrebbe confermare quanto detto in precedenza, collegando la Legge Severino alla perdita di consensi di Forza Italia. Ma, in molti sostengono che ciò sia solo un fattore relativo e che il vero declino di FI abbia radici più antiche, per così dire. Tutto ha inizio da quella storica vittoria del 2008, quando il PDL ottenne ben 13 milioni di preferenze (37,4%), demolendo il centrosinistra negli anni del bipolarismo quasi perfetto. Anni in cui destra e sinistra si contendevano ben il 70% delle preferenze. Beh, da quelle storiche elezioni ha avuto inizio il declino di FI/PDL.

Infatti, l’anno successivo, alle Elezioni Europee del 2009, un primo segnale inizia a far scricchiolare la base del grande palazzo del centrodestra: da 13 milioni di voti del 2008 si passa ai 10 milioni di voti di queste elezioni. Ma la vera batosta, agrodolce, arriva nelle già citate Elezioni Politiche del 2013, dove Berlusconi passa dai 10 milioni del 2009 a 7 milioni di voti. Tre milioni di voti persi ad ogni tornata elettorale, 9 milioni di voti non imputabili alla sua incandidabilità.

Il risultato muta leggermente anche se prendessimo in esame i singoli voti di preferenza raccolti da Berlusconi nelle varie elezioni comunali (Milano in primis) e nelle elezioni europee. Dati alla mano, risulta evidente come la popolarità dell’imprenditore di Arcore fosse molto alta all’inizio degli anni 2000, dove alle Elezioni Europee del 1999 su 7 milioni di voti, quasi 3 milioni contenevano il suo nome. In seguito alla crisi politica inaugurata nel 2008, sia le preferenze verso il candidato che quelle verso il partito diminuirono drasticamente.

Esiste, inoltre, un altro strumento molto efficiente per analizzare il peso e l’importanza di Berlusconi a livello nazionale: l’indice di gradimento verso gli elettori. Secondo le interviste condotte dall’istituto ITANES (contenute nel libro “Voto Amaro”, relativo alle Elezioni Politiche 2013), gli elettori dei centrodestra si identificherebbero con la ricerca disperata di un leader forte e carismatico. Ben il 95% di loro attribuisce a Berlusconi queste caratteristiche.

A conferma di ciò altri studi sottolineano come la motivazione che ha spinto gli elettori di centrodestra a votare PDL nel 2013 è quella che si trova nella voce “leader”. Esatto, nel 2013 il 41% degli elettori di centrodestra ha scelto PDL per la figura di Silvio Berlusconi. Solo un altro partito si è mostrato più leader-dipendente, ed è stato Scelta Civica di Mario Monti (68%).

Quindi, l’analisi qui condotta ci restituisce un partito che può contare “sull’affetto” dei propri elettori verso il leader. E questo dovrebbe far riflettere sul risultato del 4 Marzo. Il cattivo risultato è arrivato con un tasso di fiducia verso Berlusconi al 25% e con l’annuncio tardivo di Antonio Tajani premier. Mentre dall’altra parte della coalizione, Salvini gongolava a causa del vuoto di potere creatosi nel centrodestra, di cui è riuscito ad approfittare. Nonostante la campagna elettorale condotta e il nome a caratteri cubitali sul simbolo del partito accompagnato da “presidente”, emblema della sua carica di “moderatore” all’interno della coalizione, non è riuscito ad ottenere il risultato sperato.

E in fin dei conti, la campagna condotta da Berlusconi non è stata per niente sbagliata, come molti sostengono. E’ riuscito a creare un “tema tormentone”, finito addirittura all’interno del contratto Lega-Cinque Stelle, sto parlando della Flat Tax. Inoltre è risultato il politico più presente in TV e in radio battendo la concorrenza di Renzi, nonostante quest’ultimo potesse vantare un numero di followers più elevato.

E quindi? Il suo ritorno in campo potrebbe seriamente cambiare le carte in tavola?

Innanzitutto c’è da dire che, previa volontà di tornare in campo, Berlusconi potrebbe godere di un elevato numero di collegi, dove candidarsi ed essere eletto. Come? Attraverso le elezioni suppletive, introdotte dalla presenza dei collegi uninominali dove se, per caso, un candidato eletto in un collegio uninominale dovesse cadere, si potrebbe essere eletti vincendo anche con un solo voto in più delle elezioni all’interno del collegio del decaduto. Berlusconi ne sarebbe capace? Sicuramente, secondo i più attenti, poiché nonostante il risultato delle Politiche 2018, Forza Italia gode ancora di alcune roccaforti all’interno della Lombardia (Lecco, Bergamo), altrimenti dovrebbe fare affidamento su Salvini e i suoi di collegi.

Quanti voti potrebbe muovere Berlusconi?

Secondo i più ottimisti, come Nicola Piepoli, Berlusconi tuttora sarebbe in grado di muovere almeno 2,5 milioni di elettori, altri invece dicono tra il 3 e il 5% di voti assoluti. Gli scettici contestano questi dati perché sottolineano come la presenza del cognome del leader di centrodestra non sia stata capace di fermare l’emorragia di voti in questi ultimi quattro anni. Per loro un eventuale ritorno in campo di Berlusconi non produrrebbe nulla di immediato.

Una interpretazione che mi trova d’accordo è quella secondo cui la crisi di Forza Italia coincida con la fine dell’antiberlusconismo e del bipolarismo in generale. Infatti i processi contro Berlusconi, le campagne condotte dalla sinistra in sua contrapposizione hanno portato al logorio dei vari leader del PD che si son succeduti e al rafforzamento della posizione dell’ex Cavaliere. Inoltre, è interessante vedere, che nonostante la sconfitta eclatante patita da Forza Italia, esiste ancora un gruppo di fedelissimi attorno alla figura del loro leader. E sarebbe davvero interessante vedere come la leadership di Berlusconi saprebbe muoversi al di fuori di quei 4 milioni di voti.

Anche se il vero rivale, per la leadership, non è fuori dal partito bensì dentro. Esatto, mi riferisco a Matteo Salvini, il giovane e agguerrito Segretario della Lega. Quindi se Berlusconi volesse mai recuperare la popolarità sia dentro che fuori dalla coalizione, dovrebbe mettere da parte i vecchi strumenti che lo hanno condotto al potere, poiché la musica è cambiata.

 

ildonatello

 

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