Crea sito

Il reato di solidarietà

di DANIELA PIESCO

La solidarietà non è reato.

Mettiamolo nero su bianco.

Può sembrare assurdo, ma in ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire cibo, offrire un passaggio, acquistare un biglietto del treno, ospitare un migrante o salvare una famiglia da un annegamento sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità.

Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario, scoraggiare il soccorso e riconoscere il reato di solidarietà.

Il vero problema è la vaghezza della legislazione europea, che non valorizza la solidarietà, il soccorso e l’aiuto umanitario; princìpi assolutamente in linea con i valori fondanti dell’Unione Europea.

Delineare con chiarezza i confini del reato è fondamentale per impedire agli Stati membri l’estensione arbitraria delle sanzioni.

Negli ultimi mesi, l’ambiguità della formulazione della direttiva ha fatto sì che l’accusa di “favoreggiamento dell’immigrazione illegale” fosse utilizzata da un lato contro alcune Organizzazioni Non Governative impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo, e dall’altro contro semplici cittadini e attivistiche, offrendo aiuto a migranti, sono stati perseguiti come fossero trafficanti di essere umani (si vedano, ad esempio, i casi di Cédric Herrou e Benoît Duclos).

Nessuno dovrebbe essere perseguito o multato solo per aver offerto assistenza umanitaria o, peggio, per aver adempiuto al dovere di soccorrere persone in pericolo di vita.

Solo oggi arriva una vittoria della giustizia e anche del senso comune: il 13 maggio la corte d’appello di Lione ha assolto in via definitiva Cédric Herrou, l’agricoltore francese che era stato condannato nel 2017 dal tribunale di Nizza per “favoreggiamento dell’ingresso irregolare” attraverso il confine italo-francese della Val Roja.

Questa e precedenti sentenze, così come la pronuncia nel 2018 del Consiglio costituzionale secondo cui “l’aiuto disinteressato al soggiorno irregolare non è passibile di conseguenze giuridiche”, dovrebbero convincere le autorità di Parigi a rivedere le leggi in modo che azioni di solidarietà non siano mai più considerate un reato.

Aiutare è un diritto, soccorrere è un dovere.

Se c’è un insegnamento che possiamo trarre da questa pandemia che ci ha stravolto la vita, è il valore supremo della solidarietà. 

La drammatica esperienza che stiamo vivendo ci fa capire che continuando a pensarci come isole, come individui l’un l’altro slegati, continuando a barricarci nei nostri confini tribali, a illuderci che i comuni, le regioni, gli stati nazionali in cui siamo rinchiusi siano muri invalicabili dietro cui ripararci dai disastri del mondo, continuando insomma a pensare ed agire come da troppo tempo siamo abituati a fare, uccidiamo il nostro futuro.

Virus, batteri, malattie, disastri ecologici, crisi economiche, guerre: tutto ciò non conosce barriere, è indifferente alle creazioni concettuali dell’uomo come i confini e le frontiere.

Il razzismo, i discorsi reazionari sulle etnie, sulle razze, le divisioni di classe e di censo, di genere, di religione, i muri reali tra gli stati e quelli virtuali che erigiamo nelle nostre menti spaventate: quanto è vecchio tutto ciò, quanto è superato dalle tragedie che quotidianamente viviamo, quanto è slegato dagli insegnamenti della scienza e del buonsenso.

“E se fosse stata la capacità di migrare a rendere sapiente l’evoluzione umana, quella straordinaria capacità, lentamente maturata, di riuscire sempre a fuggire, a scappare da disastri e guai, comunque di spostarsi mantenendosi vivi e fertili, di sopravvivere e riprodursi, di adattarsi e mescolarsi in ogni ambiente, in ogni permeabile ecosistema della Terra?”.

È dunque giunto il momento di demistificare false convinzioni, vieti luoghi comuni. Magari leggendo un libro, quello di Vincenzo Calzolaio, La specie meticcia (People editore, 2019, 220, euro 18,00)

Perché migrare non è semplice nomadismo, ma una strategia evolutiva di sopravvivenza e adattamento. L’immigrazione segna l’evoluzione della vita, fa crescere la biodiversità, determina un arricchimento culturale, un rafforzamento biologico della specie.

Perché la conoscenza e la consapevolezza sono l’unico argine al populismo becero, alle demagogie autoritarie e sovraniste, l’unico antidoto alle nostre naturali vulnerabilità.

E L’Italia?

“Fermo restando quanto previsto dall’articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato”.

Questo è quello che afferma il comma 2 dell’art. 12 del d.lgs 286/98. Il dettato normativo appare piuttosto chiaro: la legislazione italiana escluderebbe dal reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina tutte quelle attività di soccorso ed assistenza che assumono carattere umanitario.

Tuttavia, a quanto si evince dalla prassi, la giustizia italiana sembra non considerare sempre questo elemento. Sono stati infatti frequenti i casi di azioni umanitarie bloccate e poste sotto investigazione. 

Sulle più importanti testate nazionali si è a lungo parlato di ordinanze comunali che stabilivano con fermezza svariati divieti, nei riguardi dei singoli cittadini, di prestare assistenza tramite semplici azioni di solidarietà.

Eclatante fu  il caso di Ventimiglia: Il sindaco del Comune ligure nel 2016 stabili il divieto di somministrare in strada cibo e bevande, quindi beni di prima necessità, ai migranti. (Un’ordinanza revocata 8 mesi dopo la sua adozione, in seguito alle mobilitazioni che videro in prima linea Marco Revelli e l’ex magistrato Livio Pepino, e perfino il sindacato italiano della Polizia, il S.I.A.P.).

Daniela Piesco, giornalista.

Una risposta a “Il reato di solidarietà”

I commenti sono chiusi.

ArabicChinese (Simplified)DutchEnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish