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Il MES della discordia tra propaganda, mistificazione e realtà

Negli ultimi giorni un argomento in particolare ha suscitato l’attenzione degli italiani, dei giornali e soprattutto dei politici, i quali non hanno perso occasione di cavalcare a piacimento il sentimento popolare nella speranza di raccattare qualche voto in più. Questo argomento è il MES, il Meccanismo Europeo di stabilità, uno strumento di cui fino a qualche giorno fa si ignorava l’esistenza e che ora, a causa di una insistente polemica, è finito sotto la lente di ingrandimento.

Onde evitare qualsiasi caso di disinformazione, anche se in alcuni casi è anche inutile pensarci, urge al più presto fare chiarezza, soprattutto a fronte degli interventi di ieri alla Camera del Premier Giuseppe Conte, di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni.

Cos’è il MES e come funziona?

Il Meccanismo Europeo di stabilità, chiamato dal volgo “Fondo Salva-Stati”, è un’organizzazione internazionale dei Paesi adottanti l’euro istituita nel 2012, quindi ben 7 anni fa. E’, per farla breve, un organismo avente la funzione di prestare assistenza agli Stati in difficoltà finanziaria. Una sorta di “cassa di emergenza” da cui è possibile attingere in caso di qualsiasi divergenza, ovviamente a determinate condizioni. Il MES è andato a sostituire il Meccanismo Europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) e il Fondo Europeo di stabilità finanziaria (FESF).

A partire dal 2017 in sede europea si è iniziato a parlare di una possibile revisione del trattato istitutivo, come succede spesso nell’Unione Europea. Quindi ciò di cui si sta discutendo in questi giorni non è del trattato stesso, come si vuol far credere, bensì della possibile revisione dello stesso. Il meccanismo già esiste ed è operativo dal 2012. I Paesi, in questo frangente, hanno trovato un accordo politico preliminare nel giugno di quest’anno, in pieno governo giallo-verde, e il mese prossimo è atteso il via libera ufficiale dei governi. Per l’entrata in vigore, come ogni singolo trattato europeo, serve il via libera degli Stati.

Come opera il MES? Il Meccanismo opera grazie a un Consiglio dei governatori, un consiglio di amministrazione e un direttore generale. Le decisioni relative all’assistenza finanziaria degli Stati vengono adottate dal primo, votando all’unanimità dei membri che prendono parte alla votazione, esclusi gli astenuti. Anche se, per rendere più efficace la decisione, è previsto il voto a maggioranza qualificata dell’85% del capitale se la Commissione e la BCE ritengono sia necessario procedere con urgenza. Il numero dei diritti di voto di ogni singolo Stato è pari, ovviamente, alla quota di contribuzione del capitale versato. Praticamente il peso del voto dipende da quanto lo Stato contribuisce a questo fondo.

Al momento il MES dispone di 80 miliardi di euro di capitale versato e di 704 miliardi di euro di capitale sottoscritto. Per finanziarsi, però, il MES emette anche dei titoli garantiti dagli Stati che lo compongono. Al momento la Germania è il Paese che ha contribuito maggiormente al fondo con una quota del 27%, seguita da Francia con il 20% e dall’Italia con il 17,7%.

Come è stato già anticipato, il Meccanismo Europeo di stabilità, un’organizzazione sovranazionale che presta il suo aiuto a degli stati in difficoltà, prevede regole e condizioni per accedervi.

Innanzitutto i Paesi che fanno richiesta di assistenza devono prima di tutto accettare, soprattutto se fortemente indebitati, di rispettare una serie di indicazioni necessarie a risanare la situazione economica del Paese. E’ come quando si va dal dottore e questo prescrive dei farmaci, i quali devono essere assunti in determinati momenti della giornata e a determinate condizioni. Una cura, la quale passa attraverso delle misure come l’abbassamento delle tasse, il taglio della spesa pubblica, la previsione di nuove leggi sul lavoro, interventi di nazionalizzazione o privatizzazione, riforme salariali o pensionistiche dei pubblici dipendenti.

Nel mentre, il comitato formato dalla Commissione Europea, dalla BCE e dal FMI monitorano la situazione e la sua evoluzione. Il “Comitato”, tristemente noto come la “Troika”, deve vigilare sull’effettiva realizzazione delle riforme e dei cambiamenti nazionali imposti dall’Europa. Una “cessione dei poteri all’UE” e che non va’ giù agli strenui difensori della sovranità nazionale, soprattutto a fronte di cose molto importanti come questa.

Le accuse dei sovranisti

In prossimità della scadenza di dicembre, su cui l’Europa si è mostrata molto flessibile (aprendo addirittura ad un rinvio di due mesi), la Lega e Fratelli d’Italia, quasi in coro, hanno accusato il Presidente del Consiglio di non avere rispettato le indicazioni dell’allora maggioranza di governo giallo-verde, prima dell’intesa di giugno, di non dare il via libera a una serie di modiche al trattato e di aggiornare il Parlamento sull’esito della trattativa in corso nelle sedi europee. Secondo la Lega, l’accordo raggiunto con gli altri Paesi non avrebbe tenuto conto delle indicazioni e il Parlamento non sarebbe stato informato sugli sviluppi. Inoltre, il fondo viene visto come una sorta di autogol dei risparmiatori italiani, i quali aiuterebbero le banche tedesche a salvarsi ogniqualvolta ce ne sia bisogno.

Nel primo caso, quello delle accuse al Premier Conte che avrebbe firmato “di nascosto” un accordo segreto, è palese che si tratti di una mistificazione della realtà a scopo propagandistico. Nessuno ha ancora firmato nulla, nessuna ratifica è attesa a dicembre. Peraltro un’eventuale firma spetterebbe ai ministri dell’Economia e non al Capo del Governo ed entrerebbe in vigore soltanto dopo che il Parlamento abbia dato la sua approvazione. Posizione più volte chiarita da Palazzo Chigi: “non c’è stata nessuna firma, né di giorno né di notte”.

La riforma del MES è partita a fine 2017 dalle indicazioni della Commissione Europea e ha visto un’accelerazione nel corso dell’ultimo anno. Nella riunione del 14 giugno, l’Eurogruppo, quell’organo informale formato dai Ministri dell’economia della zona Euro, ha raggiunto un accordo politico che è finito sul tavolo dell’Eurosummit del 21 giugno scorso per un primo via libera dei capi di Stato di Governo.

Non si sa a cosa facciano riferimento Salvini e Meloni quando parlano di “accordi nascosti”, poiché lo stesso Salvini ha fatto parte di quel governo il quale si è reso protagonista della decisa accelerata del processo di riforma dello stesso meccanismo nel giugno scorso.

Non solo Salvini e Meloni…Anche Di Maio, a quel tempo compagno di governo del leader del Carroccio, sembrerebbe condividere le illazioni sovraniste, mettendo a rischio la tenuta del governo giallo-rosso, attraverso insulsi diktat, e la stessa leadership di Giuseppe Conte, con il quale sembrerebbe essere ai ferri corti. Nonostante le “buone intenzioni”, cioè quelle di recuperare qualche voto, è chiaro che Di Maio non riesca ad andare oltre lo slogan. Se l’esecutivo dovesse cadere sul MES, si renderebbe responsabile del più grande autogol della storia, consegnando il Paese alle stesse persone che lo stanno sbeffeggiando.

La bozza di intesa, cioè quell’accordo politico firmato all’Eurogruppo è stata formulata dai Ministri dell’economia (rappresentanti dell’orientamento politico ed economico dei rispettivi governi) ed è, appunto, una bozza. Soltanto con un testo definitivo si potrà parlare di “accordo” e in quel preciso momento questo arriverà in Parlamento dove sarà sottoposto a votazione.

Un altro controverso argomento sovranista riguarda il giubilo delle banche tedesche ad entrare in possesso del capitale risparmiato dagli italiani. In poche parole il MES servirebbe a salvare le banche tedesche con i soldi dei contribuenti nostrani. In realtà le cose non stanno così. Ricordando che, nonostante tutto questo baccano inutile, l’Italia ha sottoscritto il trattato del MES nel 2012, la riforma prevede che lo stesso Meccanismo possa sostenere il Fondo di Risoluzione unico per le banche. Si tratta di una doppia protezione a garanzia di tutte le banche, non solo quelle tedesche. Qualora queste si trovassero in difficoltà potrebbero ricorrere al MES, poiché scongiurare una crisi di un grosso istituto bancario europeo è priorità di tutti i Paesi e non solo di quello a cui appartiene la banca in difficoltà. Il fatto che si faccia continuo riferimento alla Deutsche Bank è abbastanza normale, soprattutto perché tale banca è indicata come uno dei trenta istituti sistemici dal Financial Stability Board. Ne consegue che, in caso di crisi, potrebbe ben intervenire la Germania con le ingentissime risorse di cui dispone.

Quindi il MES è “cosa buona e giusta”? Più o meno…

Il fatto che le accuse di Matteo Salvini e Giorgia Meloni siano, come spesso accaduto, l’ennesimo tentativo di cavalcare un fenomeno impopolare come l’Unione Europea, soprattutto quando si parla di danari, non significa che il MES, così come la riforma, sia perfetto, anzi. Ci sono ancora dei particolari che devono essere chiariti e soprattutto su cui l’Italia deve fare pressione.

Si è parlato spesso di ristrutturazione del debito e sostenibilità dello stesso. Per accedere ai fondi del MES i riflettori sono puntati sul suo debito e in base ad un giudizio di sostenibilità, si decide se accordare o meno il “prestito”. Questo legame tra debito e sostenibilità già esisteva, dal 2012, e l’ha ricordato anche il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Il debito italiano, si sa, è molto alto e il rischio di non poter attingere a fondi che lo stesso Stato elargisce al MES, è una delle maggiori paure dell’opinione pubblica italiana, imbottita di fake news le quali però traggono giovamento da un’Unione Europea sempre più restia a rendersi trasparente, soprattutto nei confronti di argomenti di governance.

Chi decide la sostenibilità di un debito? Il MES, una struttura privata ma non è questo il punto. Quali sono i parametri di calcolo con cui calcolare la sostenibilità di tale debito? Su questo si è dibattuto a lungo e grazie alla delegazione italiana, capeggiata dall’allora Ministro Giovanni Tria, si è riusciti a strappare un compromesso.

All’inizio si optò per dei parametri fissi, i quali sulla base di un rapporto deficit/PIL pre-stabilito non avrebbero lasciato scampo a Paesi fortemente indebitati come il nostro. La riforma ora prevede una definizione meno vaga di sostenibilità la quale però è lasciata sempre all’autonomia di Commissione Europea e BCE (la lettera di intenti). Comunque al posto di parametri fissi è stato inserito il “margine di giudizio sufficiente”, molto più flessibile.

Nel rendere oggettiva la valutazione di sostenibilità, dunque, si sarebbe incorsi in un sicuro rifiuto da parte del MES di appoggiare un’eventuale richiesta italiana, a causa dell’elevato debito pubblico. Un problema fino ad un certo punto. Una dichiarazione di insostenibilità avrebbe avuto seguito solo se il nostro Paese avesse richiesto un prestito, altrimenti non sarebbe successo nulla. Però, un’eventuale comunicazione pubblica di insostenibilità, seguita da una definizione semantica di cosa è sostenibile o meno, avrebbe dato adito a beceri speculatori di attaccare la nostra economia. Quindi, se ciò è stato evitato lo dobbiamo soprattutto alla delegazione italiana.

Il vero problema, però, riguarda la ristrutturazione del debito e la Troika. Se il Paese richiedente non riuscisse, di prima istanza, ad ottenere il prestito, potrebbe ancora sperarci seguendo due indicazioni: la Troika e la rinegoziazione del debito con i creditori.

E’ questa la clausola incriminata, colei che ha suscitato sdegno e preoccupazione agli occhi dei populisti, i quali hanno semplificato il tutto con “fare la fine della Grecia” e su cui gli Stati del Sud Europa stanno cercando di trattare.

Innanzitutto c’è da dire che questa previsione era già contenuta nel MES del 2012. Poi, bisogna aggiungere che il MES è, in realtà, il più classico degli organismi bancari e ragiona secondo il concetto di “se hai garanzie ti presto i soldi, altrimenti devi cercare di procurartele”. La strada scelta dagli organismi europei, sul “cercare le garanzie”, ormai è nota da diversi anni, a causa della crisi economica e del suo impatto sulla zona euro: l’austerità. Un metodo del tutto sbagliato ma questa è semplicemente un’opinione.

Così stabilito, è palese che all’Italia non convenga ricorrere al MES. Ma questo era già chiaro all’epoca, quando Mario Monti con fierezza annunciò di non aver avuto bisogno di ricorrervi, aggiungendo che il nostro Paese non avrebbe potuto ricorrere al MES proprio perché non ne avrebbe potuto trarre nessun giovamento. L’Italia avrebbe dovuto sottomettersi ad una cura da cavallo, la Troika, per ottenere un prestito attraverso riforme del settore privato e adottando misure di austerità: “tanto vale fare da solo”. La Grecia ha dimostrato, a suo tempo, che una strada del genere non è quella giusta.

Ristrutturare il debito significa rinegoziarlo con i propri creditori. Apparentemente non ci sarebbe nulla di male se l’Italia chiedesse ai propri creditori di allungare i tempi (o le cifre) di restituzione del “denaro preso a prestito” (la faccio semplice) però anche una “manna” del genere potrebbe nascondere delle criticità. Un Paese che ha ristrutturato il proprio debito, ce l’abbiamo “in casa” ed è proprio la Grecia. Tale momento fu davvero traumatico per l’economia ellenica e internazionale, poiché i grandi investitori che, fino ad allora, ritenevano i titoli di stato fossero un investimento sicuro e prestavano soldi ai Paesi dell’euro-zona a raffica e a tassi davvero bassi. La loro reazione a quello smacco fu chiedere rendimenti sempre più alti per prestare soldi a Paesi ad alto rischio, e questo portò al rialzo dello spread sul debito italiano e degli altri Paesi più deboli che avvenne nel 2011 e 2012.

Insomma, la ristrutturazione non è una cosa molto buona per i Paesi molto indebitati. Più facile è imporre ai creditori una ristrutturazione, più questi chiederanno interessi alti sui loro prestiti. Secondo la Lega, questa clausola sarebbe obbligatoria ma il Ministro dell’Economia ha recentemente smentito questa versione. La paura, però, resta comunque.

Ciò non significa che questa possibilità sia esclusa a prescindere. La valutazione della sostenibilità del debito, e quindi di evitare la ristrutturazione, è nelle mani del MES e della Commissione Europea e con ogni probabilità sarà una decisione discrezionale e politica.

Praticamente il MES, a parte qualche seppur importante intervento di stampo tecnico, resterà lo stesso del 2012. Però, la polemica può essere uno strumento di riflessione sulla stessa Unione Europea, la quale attraverso l’imposizione continua di misure di austerità, come la Troika è ancora un organismo lontano dal considerarsi “solidale”. Un prestito si richiede quando si è in difficoltà. Nel caso dell’Italia, ad esempio, l’austerità non è che abbia funzionato così bene, tanto che a causa delle politiche imposte dai trattati, qualsiasi riforma non “a costo zero” ha costretto il nostro Paese a indebitarsi sempre di più.

Però, l’aumento del debito è il primo segnale per essere dichiarato “insostenibile”, o no? Quindi il MES non è altro che una banca, non un meccanismo di un’unione solidale di Stati. Tutto l’opposto di quel meccanismo di Comunità che Adenauer, Spinelli e De Gasperi pensavano di creare settant’anni fa.

Quindi cosa fare? L’Italia deve lasciar perdere tutto, rischiando di finire isolata a malvista? No. Il MES, nonostante tutto, rappresenta una grande occasione politica per il nostro Paese. L’Italia è un contributore importante del fondo, come si è già ricordato, e la sua firma pesa più delle altre. Il nostro Paese può avere la possibilità di trattare, minacciando di imporre il veto, proprio su questi vincoli che minacciano la solidarietà europea: le politiche di austerità. Perché, in un momento di difficoltà, l’unica soluzione deve essere quella di andare andare a gravare sulle spalle dei cittadini? Le alternative ci sono, come scrivono anche esimi economisti. Inoltre, il meccanismo di ristrutturazione del debito non dovrebbe essere altro che un meccanismo di extrema ratio e non una necessaria condizione per accedere ai fondi. E’ bene chiarirlo.

Si tratta del classico do ut des che potrebbe rilanciare per davvero il nostro Paese, soprattutto in ottica politica ed economica.

ildonatello

ARTICOLI CITATI (FONTI):

https://video.corriere.it/politica/discorso-mes-conte-sono-note-resistenze-salvini-studiare-dossier-sorprende-comportamento-meloni/9f6d0c8a-1501-11ea-b557-51f830ff2b1f

https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilit%C3%A0

https://www.studiocataldi.it/articoli/33325-lo-stato.asp

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2019/12/02/mes-fonti-ue-rinvio-di-uno-o-due-mesi-e-possibile-_8ab1a949-4b12-40ae-bf26-f5e997e730d3.html

https://www.ilpost.it/2019/12/04/mes-ristrutturazione-automatica-debito/

http://www.gustavopiga.it/2019/piu-flessibilita-in-cambio-del-si-al-nuovo-mes/

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