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Il giorno della memoria: un’occasione per riflettere

Il giorno della memoria, istituito dalla legge 211 del 2000, non rappresenta soltanto uno sbiadito ricordo di un evento, straziante, che, ad oggi, non trova ancora delle giustificazioni. Il giorno della memoria, nel 2019, rappresenta l’ennesima occasione per fare delle riflessioni che facciano breccia all’interno dei nostri cuori.

Non credo che limitare il pensiero alla sola Shoah sia la soluzione migliore. Il genocidio perpetrato dai nazisti ai danni della popolazione ebraica è importante, però non è l’unico. Se ne potrebbero citare tanti altri in merito, come quello armeno (nel 1915-16), quello dei nativi americani (114 milioni di morti in tutto il continente americano) e i genocidi africani (Rwanda) compiuti dai vari dittatori del posto, saliti al potere tramite dei colpi di stato favoriti dagli stessi Occidentali.

Sicuramente, però, dopo la Seconda Guerra Mondiale l’umanità ha fatto passi da gigante. I diritti, oggi costituzionalmente garantiti, hanno assunto un’importanza rilevante soltanto dopo la fine del “secolo breve”. E nel 2019, ormai, i principi stabiliti a San Francisco nel 1945 sono ormai consolidati.

La nascita dell’Onu, che ha sostituito l’inefficace Società delle Nazioni, ha sicuramente dato ninfa vitale in questo senso. Celeberrima è la Dichiarazione del 1948, contenente 30 articoli che rappresentano l’evoluzione dei 14 punti del Presidente statunitense Wilson. Anche la nascita della Comunità Europea, ha avuto un ruolo importante (CEDU, 1950). L’ effetto domino innescato dalla nascita di queste istituzioni ha dato il via ad una serie di repentini cambiamenti, certe volte ruvidi e violenti, culminati con il rapido processo di decolonizzazione tra gli anni ’50 e ’60 del XX secolo.

La nascita di nuovi Stati, in Africa e in Asia, rappresentò l’apogeo dell’affermazione del principio, recentemente tornato in voga, dell’autodeterminazione. Un principio importante, il simbolo del secondo dopoguerra e di come il Blocco Occidentale rappresentasse il baluardo della libertà.

Purtroppo, però, alle impressioni positive succedettero i fatti, evidenti. La guerra fredda, banalmente raccontata come lo scontro a distanza tra Unione Sovietica e Stati Uniti, ha consacrato l’Occidente come modello culturale, sociale e politico, nascondendo le sue, oggi evidenti, contraddizioni. Se l’imperialismo statunitense e sovietico servirono a giustificare determinati modi di agire (invasioni, sfruttamento), nel 2019 questi modi non sono più tollerati.

Lasciando per un attimo le implicazioni geopolitiche, il polverone mediatico sollevato dal Movimento Cinque Stelle, anche se in ottica elettorale, rappresenta l’ennesima occasione per riflettere. Il neocolonialismo, per troppi anni nascosto dall’ipocrisia di “chi accusa senza guardare in casa propria”, è una triste realtà del XXI secolo.

Però, questo fenomeno disumano è tenuto nascosto, o meglio è stato, da accordi segreti e pressioni economiche (minacce) che, ovviamente, non hanno prodotto la stessa risonanza mediatica dello stridere della armi in pugno.

Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse africane, le tasse coloniali e il debito pubblico rappresentano le nuove armi dei nuovi colonizzatori. Alcuni, come la Francia, la cui economia dipende per il 42% dalle sue “ex colonie”, sono attori di vecchia data, altri (come la Cina) si affacciano al goloso mercato africano perpetrando una politica di soft power, finanziando grandi opere pubbliche in cambio dello sfruttamento esclusivo delle risorse. Oppure il land grabbing, di matrice sino-indo-araba, consistente nell’acquisto di migliaia di ettari di terreno (sottraendoli ai contadini africani) per far fronte alle emergenze alimentari e non solo.

In questa nuova forma di colonialismo, la collusione della classe dirigente del posto ha raggiunto livelli impensabili. La corruzione e le “mazzette” circolano giornalmente all’interno dei lussuosi palazzi istituzionali, troppo lontani dalle bidonvilles del popolo, ridotto all’osso.

Irrimediabilmente, questo “stupro” perpetrato a danno delle popolazioni africane, costringe gli autoctoni a lasciare la propria terra per dirigersi in Europa, pronti a cominciare una nuova vita, lontano dalle ingiustizie e dalle contraddizioni dell’Africa ricca ma impoverita. Purtroppo, il continente europeo ha poco da offrirgli, a causa della grave crisi economica che dal 2008 sta logorando lentamente la stabilità economica dell’eurozona.

L’ipocrisia di chi si erge a paladino della giustizia, dell’accoglienza e della legalità non nega però, le responsabilità di ognuno. Non è soltanto la Francia, usata come capro espiatorio elettorale, ad essere sul banco degli imputati. Anche gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l’India, i Paesi arabi e tanti altri attori coltivano i propri interessi in Africa e in altre parti del mondo, tramite discutibili giustificazioni, in barba al principio di autodeterminazione precedentemente affermato.

Come si può ben comprendere, cambiano gli attori ma la sostanza è sempre la stessa: la mentalità occidentale, ipocrita ed egoista, ha fatto prevalere, ancora una volta, gli interessi a discapito delle vite umane. Lo sfruttamento del continente africano (e non solo), ne è un esempio. Uno sfruttamento che sta alla base dell’esodo che dal 2011 ha portato diversi milioni di migranti a riversarsi sulle nostre coste (europee), in cerca di libertà.

Una libertà negata non solo dai dittatori collusi ma soprattutto dagli interessi economici di Oriente ed Occidente che, in barba a qualsiasi diritto internazionalmente stabilito, si son impossessati delle opportunità di sviluppo di intere nazioni.

La soluzione a questi problemi, comporterebbe la fine delle ingerenze politiche ed economiche da levante e da ponente. Sicuramente, ad oggi, un’utopia.

Finché l’intera società non rifletterà su questi fenomeni, nascondendosi dietro la falsa solidarietà di una passerella, il Giorno della Memoria resterà soltanto un ricordo sbiadito di un evento isolato.

ildonatello

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