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Elezioni 2018 – Cosa ne pensa l’Europa?

 

Dopo due mesi dalle elezioni, la Germania non ha un Governo. Questo è sotto gli occhi di tutti. Una crisi politica la Germania non ne ha mai avuta, al contrario dell’Italia che nel corso degli anni, soprattutto gli ultimi, ha dovuto vedersela con quelle che sono definite dagli esperti come “crisi democratiche”, dove la democrazia sembra aver fallito a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi che il Governo si “impone” di seguire. Ma tralasciando questo, il dato è lampante: dopo estenuanti trattative la Merkel non è riuscita convincere le altre due fazioni della grande coalizione denominata “Giamaica”, cioè i verdi e i liberali. Probabilmente se ne parlerà nel 2018.

 

Secondo i sondaggisti tedeschi si profilerà un testa a testa tra PD, guidato dal Premier Paolo Gentiloni e il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. E questo era chiaro anche in Italia.
Tutti gli altri partiti sono nettamente indietro, se escludiamo le coalizioni.
Ma che politica adotteranno i due schieramenti una volta ottenuta la tanto agognata vittoria?

LA VITTORIA DEI CINQUE STELLE: A rigor di logica ciò che preoccupa l’Europa è la vittoria dei Cinque Stelle. Se le urne dovessero sorridere al Movimento che nel 2013 fu capace di raggiungere il 5%, per la Germania la politica adottata sarà critica nei confronti dell’Europa (come ora). Cosa significa? Semplice, si verificherebbe un graduale Italexit. L’uscita dell’Italia dall’Euro e dall’eurozona è parte integrante del programma di Beppe Grillo, insieme alla nazionalizzazione delle banche e al taglio del debito. E secondo il cofondatore del Movimento, questa è il modo di far ripartire l’Italia. Bene, questa mossa com’è vista dalla Germania e dall’Europa?

Secondo gli economisti d’oltralpe, con la Brexit e con le elezioni di Donald Trump gli equilibri mondiali hanno solo subito un leggero shock a breve termine, registrati per lo più a livello economico. Quindi ci si aspetta lo stesso con l’Italexit, un breve shock, importante certo, ma non duraturo.

Ciò che però preoccupa davvero gli esperti è la drastica involuzione del sistema italiano e soprattutto del suo debito, bel 2,3mila miliardi di euro. Troppi.
Ma il problema più grave è la crescita. Poiché l’Italia, da anni fanalino di coda dell’Unione a livello di crescita, ha un dato al riguardo davvero preoccupante. La media degli ultimi vent’anni è uno sciaguratissimo 0,5%. Perché? Mancano le riforme.
E il Business tende a sottolineare che la possibilità di far ripartire il Paese “l’abbiamo buttata al vento” il 4 Dicembre dello scorso anni, con il fallimento del referendum costituzionale di Renzi.
Se la riforma fosse stata approvata, il Senato avrebbe perso il suo potere e le proposte di legge non avrebbero più intaccato il prosieguo dell’attività governativa/legislativa. Secondo gli economisti, la mancanza di una riforma strutturale ha impedito un progresso a breve termine.

Inoltre questi crediti, che probabilmente mai vedranno la luce dei debitori, possono rappresentare un pericolo per l’eurozona. Poiché i crediti in sofferenza pesano sulle banche per più di 250 miliardi di euro. Cifra che si sta riducendo troppo lentamente secondo gli esperti. E se dovesse concretizzarsi una crisi l’Italia, oltre ad esserne protagonista, potrebbe trascinarsi dietro le altre economie, come accaduto con la crisi del 2008, dove i Subprime si trascinarono dietro le principali economie globali.

Quindi, il debito e le banche rimangono i problemi principali per l’Italia e l’Europa a quanto pare non sembra voler tutelare o salvare il nostro Paese a lungo, esposto per più di due miliardi. L’unica soluzione in tal caso sarebbe un nuovo intervento della BCE. Gli economisti credono che questa misura estrema nel breve termine (18 mesi) non sia necessaria, ma non si sentono di esludere questo rischio.

Anche se la BCE ha in qualche modo già risposto alla supposizione degli economisti, quando nel giugno scorso non è intervenuta per salvare due grandi banche sottolineando anche che non è disposta al 100% a salvare a ogni costo l’economia italiana.

Resta perciò il rischio che l’Italia non riesca a risolvere i suoi problemi.

Ma ricordiamoci anche chi siamo e cosa siamo noi per l’Europa che senza di noi perderebbe molto a livello economico. Un’uscita dell’Italia dall’eurozona condannerebbe però definitivamente il progetto economico europeo: non dimentichiamo che il Paese è la terza economia europea.

Un saluto

ildonatello

Per saperne di più sulla riforma elettorale con cui si voterà nel  2018: http://ildonatello.altervista.org/rosatellum-bis-la-nuova-legge-elettorale/

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