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Elezioni Regionali “Basilicata 2019” – Il Movimento Cinque Stelle

Nel penultimo articolo di questa rubrica, che ha accompagnato l’elettore lucano alle porte delle elezioni regionali, verrà analizzata la situazione elettorale del Movimento Cinque Stelle, compreso l’impatto che gli spiacevoli ultimi eventi potrebbero avere sull’elettorato lucano.

Il controverso rapporto con le regionali e i sondaggi

Il Movimento Cinque Stelle, stando ai sondaggi, non sta vivendo il suo miglior periodo. Dopo il 4 Marzo, dal 32% ottenuto con fatica e con sudore alle Elezioni Politiche, il partito guidato da Di Maio ha perso più di 10 punti percentuali, i quali sono andati ad ingrassare le fila dei suoi diretti avversari (e alleati di governo). Inoltre, è noto a tutti il cattivo rapporto dei grillini con le regionali, Abruzzo e Sardegna lo dimostrano. Al di là della crisi sul piano nazionale, anche in Basilicata i sondaggi, per quanto siano credibili ora (soprattutto dopo il caso di un noto esponente del centrodestra lucano accusato di aver diffuso rilevazioni false), non premiano il Movimento Cinque Stelle, il quale è passato da un gradimento attorno al 30% ad un preoccupante 16,2%.

Le cause del tracollo pentastellato: tra carisma e ragion di Stato

I motivi del tracollo sono presto detti. La narrazione dei Cinque Stelle è stata vittima di compromessi dovuti all’obbligo di doversi più volte piegare, una volta al comando, ai provvedimenti voluti dal governo. La dialettica grillina, in poche parole, è stata vittima di un ridimensionamento a tutto tondo. Dalla manina del decreto al TAV, la narrazione non è stata più lineare, anzi, i dietrofront dello stesso Di Maio hanno negativamente caratterizzato la scena politica italiana da Ottobre a questa parte. L’ILVA, il TAP, l’alleanza con altri partiti politici e il limite dei due mandati, questi passi falsi, non sono stati perdonati dall’elettorato.

La smobilitazione parziale dei fattori identitari e lo sfarinamento dei valori hanno cancellato la capacità dei grillini di costruire una comunicazione che sappia raccogliere, come successo in passato, il consenso di quello che era stato definito come “il popolo del no”: La narrazione di questa nuova versione del Movimento Cinque Stelle, più istituzionale ma meno guerrigliera, è più fredda e misurata. I temi politici di queste settimane, non vedono la partecipazione dei leader politici del Movimento. Non una parola sulla legittima difesa da parte di Luigi Di Maio, Insomma, ciò che ha caratterizzato lo stesso Movimento prima del 4 Marzo 2018, un partito con un chiaro intento anti-sistema, sembrerebbe essere stato sostituito dalla più banale “ragion di Stato”, tradendo, certe volte, una parte di elettorato che, non riconoscendosi più nel messaggio grillino, ha preferito abbandonare la barca. Tutte le attenzioni, per ora, sono dedicate al reddito di cittadinanza, misura giusta nelle intenzioni ma pericolosa per la stabilità sociale ed economica del Paese.

Dopo il tracollo delle ultime regionali, la figura di Luigi Di Maio è stata messa in discussione a causa della sua difficoltà di tenere insieme le decine di teste pensanti all’interno del Movimento, le quali possono diventare pericolose, se lasciate in libertà, per la stabilità politica del partito stesso. La carenza di carisma, più volte rinfacciata al Ministro del Lavoro, sarebbe fra le cause del tracollo pentastellato. Un leader non avrebbe mai lasciato le redini di governo al Ministro Salvini, poiché semplice azionista di minoranza. L’aver prestato il nome a varie e deplorevoli azioni, in alcune occasioni, è costato la faccia allo stesso Di Maio. Alcuni elettori, intransigenti, non l’hanno perdonato. Così come non è stata perdonata la negazione dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, poiché, a prescindere dalla reale e tangibile motivazione di fondo (politica) del processo, i grillini (giustizialisti e intransigenti per antonomasia) avrebbero dovuto dare l’opportunità al leader della Lega di difendersi davanti ad un tribunale. Così non è stato e il calo di consensi è ormai cosa nota.

Non aiutano gli ultimi avvenimenti in seno al partito. Dall’arresto del consigliere comunale pentastellato a Roma, all’accusa di plagio da parte di un esponente del Partito Democratico, di cui si approfondirà in seguito. Il problema di fondo è sempre lo stesso: le mele marce esistono dappertutto, il problema, però, è impedir loro di raggiungere posizioni di potere e, soprattutto, identificarle prima che possano dar vita ad uno scandalo.

Il Movimento ha dato la possibilità a tutti di fare politica, il problema, però, è che non tutti ne sono in grado. 

La responsabilità del Movimento è grande, poiché è l’unico partito a cui gli italiani danno ancora tanto credito. Il messaggio grillino, fatto di onestà e rinnovamento politico, è l’unico in grado di tenere sotto la stessa bandiera milioni di italiani. Ecco perché al partito occorrono candidati in grado di farsi carico di questa grande responsabilità, senza perdersi in futilità (come il reddito di cittadinanza) ma impegnandosi affinché il contenuto del messaggio si realizzi.

La “sfida della Basilicata”

La prossima sfida, quella in Basilicata, dovrà sancire lo spartiacque tra il tracollo sardo e la riorganizzazione tanto agognata dal Ministro Di Maio. La regione, che in venticinque anni di centrosinistra ha visto peggiorare la propria situazione socio-economica, non è una sfida semplice da affrontare, soprattutto se c’è la Lega nei paraggi.

Il centrodestra è convinto di poter vincere, anche per demerito dei grillini e del centrosinistra. I primi, come già detto, sono in piena riorganizzazione e hanno preferito muoversi nell’ombra, soprattutto in campagna elettorale. I secondi, invece, sono in aperta crisi dopo le peripezie che hanno coinvolto l’ex governatore Marcello Pittella e la vicenda del “cambio di casacca” di alcuni suoi ex fedelissimi. Con i suoi avversari al tappeto, Berlusconi e Salvini sono convinti di poter eliminare l’ennesimo feudo del centrosinistra, e da qui, partire per conquistare tutto il Meridione, una volta terra inaccessibile ai partiti nordici. Dopo la calda accoglienza a Matera e a Potenza, Matteo Salvini, ha volontariamente deciso di affidarsi anche ad alcuni nomi illustri del centrosinistra lucano, deciso a tutto pur di vincere, anche a giocare sporco. Come accennato, queste figure di rilievo, appartenevano all’amministrazione Pittella e Salvini, riconoscendone l’utilità sul territorio, gli ha offerto una “poltrona leghista” invece di una “progressista e sicuramente perdente”.

Il Movimento Cinque Stelle, invece, si presenta sicuramente meno agguerrito di Salvini ma con la stessa voglia di vincere per dimostrare il suo valore. Una possibile “tripletta elettorale” di Salvini sarebbe inaccettabile per i vertici del Movimento che non può stare a guardare mentre il centrodestra, e Berlusconi, si prende l’Italia. Ammirevole ed eroico, è l’aver presentato 20 candidati per 20 posti nel Consiglio regionale, al contrario di centrodestra e centrosinistra i quali hanno presentato più di 100 nomi a testa. Però, l’eroismo non basta.

La situazione lucana, tra disoccupazione giovanile, petrolio, discariche e indigenza infrastrutturale, è alquanto grave e delicata. Infatti, tanto per aggiungere altra carne al fuoco, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata sul tema dei rifiuti e delle discariche e ha individuato ben 42 siti non a norma nel solo Sud Italia. Un quarto di questi, che devono essere necessariamente chiusi, si trova in Basilicata. La Commissione Europea ha minacciato di sanzionare il nostro Paese se non provvederà immediatamente alla chiusura di questi centri altamente inquinanti. Un altro motivo, come se già non ce ne fossero, per bocciare senza remore la precedente amministrazione.

Pochi giorni fa milioni di giovani italiani scendevano in piazza per il “Friday for future”, la manifestazione ambientalista promossa dalla piccola Greta, ma a quanto pare, per il momento, la Basilicata sembrerebbe non intenzionata ad approfondire quel “for future” che tanto sta interessando il dibattito politico internazionale. 

Purtroppo però, gran parte della responsabilità di questa situazione fa capo ai gruppi di pressione e alle lobby del petrolio e dei rifiuti che hanno trovato in Basilicata terreno fertile per far proliferare i loro loschi affari. La nostra regione è piena di rifiuti, poiché anche le altre circostanti preferiscono trasportarli verso i nostri inceneritori in cambio di qualche spicciolo. Spiccioli che provengono anche dalle royalties petrolifere, 150 milioni di euro in cambio della salute di centinaia di persone.

Di Maio, ha toccato in modo profondo questo tema durante la presentazione del suo candidato, l’imprenditore quarantasettenne Antonio Mattia. Il leader grillino, ha parlato di petrolio e ha fatto riferimento non solo ai danni del centrosinistra, il quale tacitamente ha accettato il celeberrimo art. 38 del renziano decreto “Salva Italia”, ma ha sottolineato come anche i vent’anni di governo Berlusconi non abbiano minimamente provato ad invertire la tendenza negativa che dal 1988 (“anno di nascita” del primo pozzo) ha ridotto all’osso la nostra regione. In questo senso non fanno onore alla Basilicata alcune inquietanti statistiche come il repentino aumento (del 40%) di ricoverati per malattie tumorali nel giro di cinque anni, oltre al già citato repentino aumento delle diagnosi tumorali (3200 solo nel 2017).

Un disastro ambientale perpetrato dal centrosinistra con il consenso tacito di chi, a Palazzo Chigi, proponeva decreti ed emendamenti per aumentare l’estrazione petrolifera mentre le persone si ammalavano di cancro. Questo è il riassunto di venticinque anni di governatorato del centrosinistra, con la regia (o complicità) degli esecutivi nazionali che il massimo che son riusciti a produrre è l’utopico sogno del Ponte sullo Stretto di Messina. 

Il programma del Movimento in Basilicata

Il candidato grillino, Antonio Mattia, questo lo sa ed ha predisposto un piano per la regolazione delle emissioni, bloccando gli scavi volti alla ricerca di nuovi giacimenti. Inoltre, il grande piano infrastrutturale (un mantra di questa campagna elettorale) ha riempito le pagine del suo discorso di presentazione a Potenza, in compagnia di Luigi Di Maio il quale, dal canto suo, spera, in una  vittoria, vitale per fermare l’espansionismo del suo amico-nemico, Matteo Salvini. Questo piano, prevede l’obbligato passaggio per la Basilicata della linea AV Napoli-Taranto, con la creazione di migliaia di posti di lavoro per i lucani. Inoltre, l’imprenditore potentino ha promesso la creazione di 60.000 posti di lavoro in dieci anni. Si spera che questi non restino solo proclami su carta stampata.

Questo nobile programma, è stato contestato da alcuni sostenitori del Partito Democratico in seguito ad una denuncia per plagio. Alcuni dalemiani hanno accusato Antonio Mattia, il quale ha dichiarato di aver scritto il suo programma “con i cittadini”, di aver ripreso i principali punti programmatici da un manifesto scritto nel 2008 e riportato sulla rivista “Italiani Europei”. La notizia, riportata da Repubblica, e avente il confusionario obiettivo di screditare la persona del candidato Presidente Mattia, dovrebbe far riflettere. Dopo qualche minuto di riflessione dovrebbe sorgere spontanea una domanda:

“Dal 2008 al 2019 son passati ben 11 anni, due amministrazioni, in poche parole un sacco di tempo. Perché il centrosinistra, che ora rivendica la paternità del programma pentastellato, non lo ha seguito mentre era al timone della regione?” 

La sterile e ridicola polemica che ha invaso i social di ironici e starnazzanti messaggi, dovrebbe, invece, vertere su questo punto e sul perché con un programma fatto e finito da ben 11 anni, il centrosinistra abbia invece preferito fare tutto il contrario, distruggendo la nostra regione.

Prima di giungere alla conclusione, però, è bene riportare un preoccupante appunto sulla candidatura di Antonio Mattia. L’imprenditore del potentino è candidato sia come presidente che come consigliere. Non è un semplice dato ma un’indicazione importante, un’aspettativa. Poiché la nuova legge elettorale, oltre a blindare il candidato presidente eliminando il voto disgiunto, garantisce un posto sicuro anche al miglior perdente. Questo significa che la doppia candidatura di Mattia risponde ad una precisa paura del Movimento Cinque Stelle di arrivare ancora una volta terzi.

Al di là della paura però, il messaggio grillino è chiaro e condivisibile, come il suo messaggio anti-establishment: “Il Movimento Cinque Stelle è pronto ad intraprendere un lungo cammino avente il fine di sradicare il vecchio sistema, corrotto e colluso, per consegnare ai lucani il futuro che meritano”. Certo, affinché una cosa del genere accada c’è bisogno degli interpreti giusti, poiché la forza del messaggio grillino sta proprio nel rifiuto della collusione con coloro che hanno distrutto la Basilicata e con coloro che, seppur votati per rappresentare il popolo lucano, hanno preferito tendere la mano a coloro che, segretamente, facevano di tutto per depredarla.

In poche parole, i grillini si fanno portavoce di un nobile obiettivo: quello di restituire la Lucania ai Lucani. Un messaggio coerente con la loro ragion sociale originale, come se le votazioni del 24 Marzo rappresentassero non solo un referendum tra nuova e vecchia politica, ma anche un tentativo disperato per i grillini di tornare alle origini.

La palla ora, passa agli elettori.

ildonatello

La mia rubrica sulle elezioni regionali lucane del 24 Marzo: https://www.informazioneliberablog.com/category/elezioni-regionali-basilicata-2019/

Articoli citati:

https://www.informazioneliberablog.com/matera-politica-e-petrolio-il-fallimento-della-basilicata/

https://www.basilicata24.it/2019/03/la-lega-pittella-lagitatore-salvini-trasformismo-lucano-63559/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/28/caro-di-maio-un-leader-capace-non-avrebbe-mai-lasciato-il-governo-a-salvini/5003935/

https://www.liberopensiero.eu/18/03/2019/politica/reddito-di-cittadinanza-a-che-punto-siamo/

https://voce.com.ve/2019/02/26/392999/abruzzo-e-sardegna-il-tonfo-dei-cinque-stelle-e-il-trionfo-della-lega/

https://www.basilicata24.it/2019/03/sondaggi-falsi-nei-guai-esponenti-del-centrodestra-lucano-63393/

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