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Elezioni Regionali “Basilicata 2019” – Il centrosinistra

La rubrica che condurrà gli elettori lucani verso il fatidico 24 Marzo continua con l’analisi del centrosinistra, fazione politica dominante uscente. Nella puntata precedente, oltre ad un’attenta analisi sulle condizioni socio-economiche della Basilicata, parlai anche della situazione politica sottolineando come la nostra regione da tempo immemore appartiene di diritto a quel bastione politico identificato con l’espressione “regione rossa”. Infatti, il centrosinistra rappresenta la fazione politica più votata a livello regionale, anche se circa un anno fa il Movimento Cinque Stelle riuscì nell’impresa di ottenere il 40%. Ma, come più volte sottolineato, le elezioni nazionali sono altra cosa rispetto a quelle regionali.

Il governatorato del Presidente uscente, Marcello Pittella, ha dovuto affrontare una miriade di problemi coincidenti con le gravi condizioni in cui versa la regione. Gravi condizioni che derivano da almeno trent’anni di malgoverno e che negli ultimi cinque anni hanno conosciuto un deciso peggioramento.

Non solo carenze infrastrutturali, poca crescita e mancanza di sviluppo. All’interno della piccola regione del Meridione si sommano ben altri problemi che vanno dallo stupro ambientale perpetrato dalle multinazionali petrolifere alla cattiva gestione dei rifiuti locali e del greggio.

Il fratello del ben più noto Gianni Pittella, partito con i migliori presupposti (un pò come tutti) non è stato capace di fronteggiare i problemi che da anni affliggono la nostra regione. Gli investimenti promessi, agricoli e infrastrutturali in primis, sono rimasti sullo sfondo e i cinque anni di governatorato del Presidente uscente sono passati alla storia come l’ennesimo tempo perso per rimettere in carreggiata una regione che ormai non ce la fa più.

Chiunque varchi la soglia del governatorato, pur partendo con i migliori presupposti, si scontra con la triste realtà regionale fatta di lobby del petrolio e della sanità e volontariamente (o involontariamente) il politico di turno deve anzitempo dire addio ai suoi buoni propositi per fare spazio alla collusione. 

Gli ultimi cinque anni, seppur contrassegnati dalla crisi economica nazionale e internazionale, non solo non hanno visto i cambiamenti promessi ma la nostra regione ha conosciuto una nuova recessione culminata nel 2018 con i dati Bankitalia ad affermare che la Basilicata è la regione che cresce meno (e solo grazie alla FCA e al petrolio), la terz’ultima economia del Paese. I trent’anni di governo della sinistra non sono stati capaci di scongiurare quest’imbarazzante involuzione. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti.

Veleni, dossier e telefonate imbarazzanti, questo è il bilancio di questi trent’anni e soprattutto degli ultimi cinque. Tanto che nell’ultima sessione assembleare in sede d’approvazione del bilancio pluriennale i consiglieri regionali hanno sottolineato come la nostra regione non possa fare a meno dei proventi petroliferi (royalties che fruttano circa 150-200 milioni di euro). Quei 40 chilometri quadrati tra il centro oli di Viggiano e la diga del Pertusillo sono “croce e delizia” della nostra economia, tra il disastro ambientale e i milioni irrinunciabili…

Nel cuore della Provincia di Potenza, dove nel 1989 si scoprì l’oro nero del più grande giacimento terrestre made in Europa, è custodito il “tesoro maledetto” dei lucani. Il Texas italiano, così ribattezzato dalla classe dirigente, pompa greggio al ritmo di 85mila barili al giorno, grazie a ben 39 pozzi petroliferi e ad una rete di 100 km di condotte sotterranee per il trasporto dell’olio estratto verso la raffineria ENI di Taranto. La piccola regione dell’estremo Sud copre l’8% del fabbisogno nazionale, nonostante il resto dell’entroterra lucano rappresenti il fanalino di coda per occupazione e sviluppo.

Il succo del discorso sta tutto nell’espressione “per pochi”. I proventi del petrolio sono “per pochi”, le tangenti sono “per pochi”. 

Gli affari da centinaia di milioni di euro sono per pochi, solo per coloro che occupano una posizione di rilievo e che rappresentano quell’ostacolo per le multinazionali per operare al di fuori della legge. I 60 indagati dell’affare ENI, già linkato precedentemente, il caso Total e l’inquinamento della Diga del Pertusillo sono l’emblema del fallimento dell’attuale classe dirigente troppo collusa con coloro i quali, spinti dalla sete di denaro, lucrano sulla salute di coloro che abitano quelle terre. Il problema di salute pubblica ha raggiunto l’apice con il caso di corruzione, recentemente portato alla luce, che ha interessato l’agenzia ambientale regionale la quale sotto tangente ha falsato i rilevamenti idrici.

La sete di denaro, guidata dal risparmio, ha portato l’ENI e la Total a risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi (tra i 44 e i 110 milioni l’anno) aumentando la possibilità di insorgenza di tumori all’interno della regione, la quale da diversi anni ha la la più alta percentuale di tumori (più alta della media nazionale). La pericolosità di ciò che viene sversato nelle falde acquifere (l’acqua, il vero oro bianco di Basilicata) è sotto gli occhi di tutti.

Allo sversamento si aggiunge anche il problema dell’inquinamento dell’aria. Quest’ultimo perpetrato a causa dell’inefficienze degli impianti che costringeva gli operatori petroliferi a comunicare alle agenzie ambientali dei dati falsati e in diverse occasioni, tramite fraudolente giustificazioni tecniche, a superare i parametri d’emissione.

Per comprendere il pericolo derivante dallo sversamento dei rifiuti del petrolio all’interno delle falde acquifere lucane è utile tirare fuori un altro dato, quello degli approvvigionamenti: sono circa quattro milioni le persone che usufruiscono dell’oro bianco lucano.

Perché parlare di petrolio all’interno di un articolo che affronta le peripezie politiche del centrosinistra? Perché il centrosinistra lucano è il responsabile di questo scempio. Coloro che hanno governato e continuano ad esercitare il potere in questa regione sono i diretti responsabili delle nostre condizioni economiche e di salute. L’estrazione petrolifera perpetrata con il “modello Nigeria” (estrazione senza limiti), come se la Basilicata fosse un deserto e non la regione italiana con più biodiversità ambientale e gioiello naturale dell’intera Europa, dimostra quanta considerazione l’attuale classe dirigente abbia del popolo lucano.

E ciò non significa che sia il centrodestra che il Movimento Cinque Stelle abbiano all’interno del loro cilindro magico, la soluzione. Però la negligenza dei governatori del centrosinistra succedutisi non depone a loro favore.

Non depone a favore del centrosinistra neanche lo scandalo “Sanitopoli” che ha costretto il Governatore Pittella a dimettersi poche ore prima della fine del suo mandato. Non depone a favore dell’attuale consiglio regionale di centrosinistra la mozione presentata nel mese di Novembre e poi respinta dal Tribunale di Potenza, di posticipare di 6 mesi le elezioni regionali facendole coincidere con quelle del 26 Maggio (le Europee) in una sorta di “Election day” all’americana.

Il caso Sanitopoli che ha messo sotto scacco la sanità lucana, ha portato il gip di Potenza ad indagare su una serie di nomine sospette al San Carlo di Potenza e nel resto degli ospedali lucani, favorite da Pittella e da alcuni consiglieri accusati di illeciti amministrativi. La Giunta, inoltre, si è resa protagonista della nomina di amici e di amici di amici pochi giorni prima della fine del mandato, contro ogni correttezza istituzionale. Mai visto un tasso di arroganza così sfacciato, un vero e proprio abuso di potere senza se e senza ma.
Nonostante il guado pittelliano il Partito Democratico, poche settimane fa, decise di ricandidare Marcello Pittella per il suo secondo mandato governativo a livello regionale. Lui, però, spinto anche dai timori derivanti dalla Legge Severino che gli impedirebbe di concorrere e che, in caso di vittoria, lo costringerebbe a ri-dimettersi, ha rifiutato. Anche se, voci di corridoio hanno affermato che la sua rinuncia è arrivata anche e soprattutto a causa del rifiuto di Liberi e Uguali di sostenerlo. Una sinistra “non unita”, in questo caso, suscita più timore della legge. Ma niente paura, Pittella sicuramente non sparirà dalla circolazione, il suo nome appare in cima ad una lista consigliare. Al suo posto, come governatore, è stato candidato il farmacista Carlo Trerotola.

Il figlio del sindaco missino di Balvano (Nicola Trerotola, fondatore del MSI lucano), concorrerà alle elezioni regionali come candidato del centrosinistra. Secondo una recente intervista, il suo unico punto di riferimento è stato Giorgio Almirante, molto vicino al padre negli anni in cui quest’ultimo militava nel MSI. Nonostante la contraddizione iniziale insita all’interno dello stesso Trerotola, un candidato di centrosinistra con padre missino e come punto di riferimento il leader della Destra nazionale, il fratello, consigliere di centrodestra, ha affermato che a Carlo non deve essere associato il ruolo politico del padre, anzi. Trerotola, non ha mai vantato partecipazione alcuna in politica, si è sempre tenuto lontano dai giochi di potere perpetrati dalla classe dirigente lucana. Questi particolari, però, fanno emergere alcuni dubbi importanti sulla sua candidatura, come se rispondesse al tentativo di “lavare la coscienza” del centrosinistra lucano, sacrificando una persona pulita dal punto di vista istituzionale e politico. In effetti, la candidatura di Carlo Trerotola, risponde ad una precisa esigenza di “accontentare un pò tutti” all’interno dello schieramento, nel tentativo di tenere unito un centrosinistra traballante che si trova a dover far i conti con una miriade di difficoltà mai viste prima.

In poche parole, il centrosinistra lucano, dopo l’ennesimo mandato fallimentare, si presenta con l’ennesimo “agnello sacrificale” (un pò come il PD con Zingaretti) senza, invece, operare una seria riorganizzazione che riparta dalla base del partito. La candidatura di Pittella a consigliere, dopo che il suo è stato (dati alla mano) uno dei peggiori governi della storia della Basilicata, ne è la dimostrazione. La sua figura, a causa dell’influenza che esercita sulla maggior parte dei sindaci della provincia di Potenza e non solo, è diventata irrinunciabile per il PD nostrano. Anzi, l’unica rinuncia registrata dal Partito Democratico è stata quella del simbolo da presentare sulla scheda elettorale. La dirigenza ha preferito rimpicciolirlo, affiancandogli un altro nome, quello di “Comunità democratiche”. Pittella sarà presente, invece, nella lista provinciale di Potenza, “Avanti Basilicata”.

Un altro dato interessante riguarda la partecipazione dei lucani alle primarie del Partito Democratico che hanno incoronato Nicola Zingaretti (Presidente della Regione Lazio) “Segretario” del partito. Nel 2013 i partecipanti furono 41mila, 6 anni dopo il numero si è più che dimezzato (17mila). Un numero figlio della cattiva gestione della cosa pubblica da parte del centrosinistra lucano e segnale importante per il 24 Marzo.

Quindi, dopo il deludente governatorato culminato con l’opportunità sciupata di Matera 2019 e con la tacita accettazione del vergognoso articolo 38 del decreto “Salva Italia”, il centrosinistra si presenta con un candidato pulito nella speranza di poter salvare la faccia e di riconfermarsi alla guida di una regione bisognosa di una novità, una novità e non un di bluff come il precedente mandato.

Ai proclami pittelliani devono necessariamente seguire dei provvedimenti concreti sullo spopolamento, sulla disoccupazione (sia totale che giovanile), sulla povertà diffusa di cui ho parlato nel precedente articolo e sullo scempio infrastrutturale contro cui i lucani si ritrovano a combattere tutti i giorni.

La “green lucania”, promessa dal precedente governatore (agricoltura green, automotive green ecc…), non è arrivata così come quei 200-300 milioni promessi nella precedente campagna elettorale. Urgono, allora, oltre a dei provvedimenti, anche delle promesse elettorali credibili (utopia al giorno d’oggi, dove vince chi la spara più grossa). Urge una politica al servizio del cittadino, la quale non dipenda dall’elemosina dei petrolieri (senza cui la nostra regione attualmente toccherebbe il fondo ancor di più di quanto non stia facendo adesso). Immaginare che senza quest’elemosina il welfare lucano non esisterebbe, è allucinante.

La palla passa, ora, al centrosinistra, il quale oltre che salvare la faccia ed evitare la figuraccia, si trova a dover fare i conti con le sue promesse, i suoi sbagli e con una base partitica completamente distrutta e dipendente dai deliri delle multinazionali, dai collusi e da coloro i quali sono i responsabili della fuga dei cervelli lucani, unica speranza di questa regione.

Con la speranza che il centrosinistra lucano si renda protagonista di una vera rivoluzione che elimini coloro i quali si son fatti portavoce di cambiamento ma che hanno fallito miseramente, vi rinnovo l’appuntamento alla prossima settimana con la terza puntata di questa rubrica che tratterà del centrodestra.

ildonatello

N.B. All’interno dell’articolo sono presenti dei link esterni sulle parole chiave.

La mia rubrica sulle elezioni regionali lucane del 24 Marzo: https://www.informazioneliberablog.com/category/elezioni-regionali-basilicata-2019/

Articoli citati:

https://www.informazioneliberablog.com/elezioni-regionali-basilicata-2019-analisi-preliminare-della-situazione-politica-lucana/

https://www.informazioneliberablog.com/matera-politica-e-petrolio-il-fallimento-della-basilicata/

https://ilblogdelleidee.home.blog/2019/02/12/i-rifiuti-innocui-di-eni-nuovo-processo-in-basilicata/

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