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Elezioni Regionali “Basilicata 2019”- Analisi preliminare delle condizioni socio-economiche (e politiche) lucane

Tra meno di un mese la regione Basilicata conoscerà il suo nuovo Governatore, il quale emergerà dopo una lotta serrata tra il Movimento Cinque Stelle, in cerca di riscatto dopo la nefasta Sardegna, il centrodestra a trazione leghista (per la prima volta in una regione dell’estremo Sud) e il centrosinistra in cerca di riconferma dopo il mandato di Marcello Pittella.

L’attuale amministrazione, avvicendatasi dopo le premature dimissioni di Vito De Filippo (24 Aprile 2013) a causa di una serie di indagini delle forze dell’ordine su alcuni consiglieri e assessori del centrosinistra (PD e IdV) e centrodestra (PDL), è stata al centro di numerose critiche legate alla sanità, al petrolio e alla cattiva gestione del territorio in vista di un evento storico per la regione stessa, “Matera Capitale della Cultura 2019”.

Tempo fa, scrissi un articolo (link in basso) che andava controcorrente rispetto ai caroselli e alle lodi verso l’attuale amministrazione che, furbescamente, camuffò la presa di posizione della regione Puglia nei confronti di Matera 2019 come “amichevole cooperazione tra due regioni limitrofe”. Molti giovani, da anni l’unica speranza di rivalsa per questa terra, si lasciarono infinocchiare (prestatemi il termine) dalla cattiva politica, spacciata per ottimale gestione, e finirono per dimenticare le vicissitudini regionali in nome della più grande menzogna di tutti i tempi.

Ora, questa rubrica che ho inaugurato si pone l’obiettivo di informare gli elettori che si recheranno alle urne il 24 Marzo sulla situazione politica della regione e su coloro che, con l’appoggio dei vecchi e nuovi partiti, si porranno l’obiettivo di migliorare (o peggiorare) il guado in cui la Basilicata sguazza da decenni.

In questo primo articolo cercherò di mettere in piedi un’analisi della situazione politica, economica e sociale della regione nella speranza di redigere un articolo che rispecchi obiettivamente i problemi e le vicissitudini contro cui i lucani si ritrovano a combattere tutti i giorni.

LA SITUAZIONE POLITICA

Dopo le dimissioni di De Filippo, la regione per diversi mesi rimase senza una guida politica, poiché la convocazione di nuove votazioni richiese più tempo del previsto. Nel Novembre dello stesso anno (2013) vennero indette nuove elezioni che videro la schiacciante vittoria del centrosinistra trainato dal Partito Democratico e la nomina a Governatore di Marcello Pittella. Il fratello dell’eurodeputato Gianni Pittella (PD)  che sconfisse nelle primarie indette il 22 settembre 2013, il presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza, Nicola Benedetto e “Miko” Somma del “Movimento No-OIL”.

Anche il Movimento Cinque Stelle, dopo il successo delle Politiche del 2013, non perse tempo e decise di scendere in campo all’interno della regione Basilicata. Il candidato, scelto con delle primarie, fu un tenente della Polizia Provinciale di Potenza, Giuseppe Di Bello che, però venne escluso a causa di alcune irregolarità formali nella presentazione dei documenti. Allora il Movimento optò per il secondo classificato: Piernicola Pedicini.

Di Bello, “vedendosi escluso dai giochi”, decise di correre con una lista alternativa, Liberiamo la Basilicata, cercando di raggiungere un’intesa con SEL.

Il centrodestra, invece, si presentò con un Senatore di Scelta Civica, di Messina ma residente a Matera, Salvatore di Maggio in una coalizione che raggruppava il Popolo della Libertà, Scelta Civica, l’UdC, Fratelli d’Italia e Grande Sud. 

Nonostante si preannunciasse una lotta serrata per la vittoria, il centrosinistra ottenne un successo fuori dall’ordinario, sbaragliando i suoi avversari e attestandosi sul 59% delle preferenze. Seguirono il centrodestra con il 19% e il Movimento Cinque Stelle con il 13%. Il consiglio regionale, con un 11 consiglieri, andò di diritto al Partito Democratico, seguiti dai 5 di centrodestra, dai 2 del M5S. Un solo seggio andò, invece, a SEL.

Le elezioni del 2013 furono le prime con un Consiglio regionale ridotto da 30 consiglieri a 20, a causa della promulgazione della legge n 138/2011 che prevede che un consiglio regionale di una regione con meno di un milione di abitanti sia composto da un massimo di 20 consiglieri.

La situazione politica, quindi, sembrerebbe essere chiara: dal 2013 la regione è in mano al centrosinistra che, al di là dell’ultima tornata elettorale, è presente da tempo immemore al timone della Basilicata, comunemente situata all’interno di quella cerchia soprannominata “regioni rosse”, cioè di sinistra.

La legislatura è stata travagliata a causa delle ripetute vicende giudiziarie che hanno coinvolto la giunta regionale, Presidente compreso, e culminate con la vicenda “Sanitopoli” che ha costretto Pittella a dare le dimissioni e a ritirarsi dalla politica regionale. L’ex Presidente è tornato alla carica dopo l’archiviazione e soltanto la Segreteria del Partito Democratico ha impedito la sua candidatura a Presidente, nonostante la stessa direzione centrale del partito lo abbia definito un “elemento necessario per la vittoria del modello progressista all’interno di una regione strategica come la Basilicata”. Forse la direzione centrale ha dimenticato molte delle indecenze compiute da questa giunta regionale nei confronti dell’inerme popolo lucano, dal caso ENI (link in basso), che ha visto coinvolti eminenti esponenti politici, a Matera 2019, dipinta come un successo ma alla realtà dei fatti un fallimento.

Ma il fratello dell’eurodeputato, spinto dal suo senso del dovere ha comunque insistito nel candidarsi. Infatti si trova presente all’interno della lista guidata dal farmacista Carlo Trerotola, come consigliere. Un altro elemento interessante di cui tenere conto è la decisione, poi bocciata dal Tribunale di Potenza, del consiglio regionale guidato dal Vicepresidente (Pittella era ai domiciliari) di spostare le elezioni al 26 Maggio, giorno delle Europee (Election Day). La decisione tutta politica (speranza di riabilitare Pittella agli occhi degli elettori) ma mascherata dal fattore del risparmio economico, ha suscitato lira e l’indignazione del popolo lucano che, guidato dai consiglieri del Cinque Stelle, è insorto e ha costretto i giudici di Potenza all’intervento. Decisione bocciata.

Dopo il crollo in Sardegna l’esito delle regionali non appare più scontato. Il Movimento Cinque Stelle, attestatosi sul 40% meno di un anno fa, potrebbe lasciare il passo al centrodestra a trazione leghista, stimato sul 30%. Ovviamente i sondaggi lasciano il tempo che trovano, anche se son riusciti a cogliere il momento di crisi elettorale che i pentastellati stanno vivendo. Il centrosinistra, invece, si pone l’obiettivo di evitare l’ennesima figuraccia, salvare la faccia e fare bottino pieno. Presupposti ambiziosi. La Lega, dal canto suo, sta vivendo il suo periodo di maggior splendore nella speranza (la sua) che le votazioni in Basilicata non rappresentino l’inizio della flessione. La campagna elettorale vedrà, per la prima volta, direttamente coinvolti i leader dei rispettivi partiti, come per sottolineare la strategicità dell’entroterra lucano nella partita a scacchi tra destra, sinistra e grillini.

Il 24 Marzo si voterà con un nuovo sistema elettorale, approvato a metà agosto dagli undici consiglieri di centrosinistra e da Michele Napoli, consigliere di centrodestra. Le novità maggiori sono l’introduzione della parità di genere con la doppia preferenza (in una lista un sesso non può superare la quota del 60%), l’abolizione del listino e del voto disgiunto: votando un consigliere la preferenza andrà direttamente anche al candidato governatore (come nel Rosatellum). Non è previsto il ballottaggio come negli anni precedenti. Cambierà anche il premio di maggioranza che sarà progressivo: 11 consiglieri con il 30% fino ad un massimo di 14 consiglieri con percentuali di preferenze più alte. Per il resto si tratta di un sistema elettorale proporzionale, con i consiglieri che verranno eletti tra le liste delle due circoscrizioni provinciali (Potenza e Matera) con soglia di sbarramento fissata al 3%.

LA SITUAZIONE ECONOMICA E SOCIALE

La situazione economica della Basilicata è nota anche a coloro che non vi ci abitano. La disoccupazione giovanile ha toccato l’ennesimo record nel 2018, tanto che degli under-23 pochi sono rimasti all’interno dell’entroterra lucano perché consapevoli delle poche possibilità lavorative che la regione può offrire. Nonostante i proclami dei vari governatori che si susseguono, i giovani continuano a fidarsi sempre meno dell’attuale classe dirigente e, con il cuore in mano, lasciano la propria terra per inseguire il proprio futuro.

Nonostante il settore petrolifero e quello dell’automotive (settore automobilistico) siano in lieve crescita, i dati restano impietosi: la Basilicata è la terz’ultima economia del Paese, lontana anni luce dal resto dell’Italia, gli unici settori degni di nota sono quelli relativi all’export (quadruplicato rispetto al 2017, da 1,1 miliardi a 3,9), export di petrolio e di automobili (grazie alla riorganizzazione della FCA).

Continua l’emigrazione di giovani laureati, nel decennio 2006-2016 circa 7000 laureati (15 ogni 100 residenti con lo stesso titolo) hanno lasciato la Basilicata. La perdita di giovani laureati riflette la scarsa domanda di lavoratori con maggiore capitale umano da parte delle imprese, sottolineando a sua volta l’arretratezza del sistema imprenditoriale lucano.

Il 40% delle famiglie lucane, al di là dei proclami politici, è a rischio di esclusione o di povertà. La disoccupazione giovanile dopo una leggera flessione nel 2017 (dal 36% al 34,2%) è ritornata a registrare un nuovo record: 38,1%. Il tasso di occupazione delle donne è attestato a livelli preoccupanti: 37,3%, ben al di sotto della media italiana (49%).

Nel 2018 il reddito disponibile delle famiglie lucane si è lievemente ridotto rispetto all’anno precedente in termini reali. Tuttavia, è aumentata la domanda di prestiti per il finanziamento della spesa per consumi, dato non proprio rassicurante.

Il livello infrastrutturale, già basso di suo vedendo la situazione nazionale, in Basilicata tocca livelli preoccupanti. Dagli edifici fatiscenti alle carenze dei trasporti. I treni lucani, con più di 15 anni di servizio, sono i più vecchi d’Italia e dei 365 km di strade ferrate, soltanto la metà è operativa. Inoltre i lucani da un pò di anni a questa parte, circa 10, continuano a pagare l’intero servizio ferroviario, compresi le tratte soppresse e rimpiazzate con bus sostitutivi dalla dubbia utilità in termini di tempo e velocità (vista la situazione stradale). Anche il servizio ferroviario di Matera, Città della Cultura ricordiamo, è stato soppresso. I lavori di ammodernamento, cominciati lo scorso anno non sono ancora terminati a causa della mancanza di fondi. Se lo sviluppo della ferrovia verso l’entroterra lucano è bloccato, la Puglia, dal canto suo, è intervenuta per ammodernare il tratto Matera-Bari. I lavori termineranno nel Maggio 2019. I tagli dell’ultimo anno, tra i 22 e 30 milioni di euro, rispondono ad una precisa intenzione della regione di attingere denaro da un settore in crisi e che abbisognerebbe, invece, di ingenti investimenti. Senza contare poi la situazione delle strade dell’intera regione, disastrosa.

L’economia lucana è ancora molto dipendente dall’industria dell’auto e da quella petrolifera. Industrie di derivazione esogena che hanno mortificato e bloccato sentieri di sviluppo fondati su patrimoni endogeni, anziché favorirli. Ma la causa principale di questa “mortificazione economica” è la cattiva gestione politica dell’economia, politiche regionali incapaci di mettere a valore potenzialità locali interne. Anche per questo il tessuto economico lucano è molto fragile. Non ha una sua identità di sviluppo.

Il disastroso sistema del welfare, lo stupro ambientale perpetrato dalle multinazionali del petrolio che si giustificano versando un contentino di 150-200 milioni di euro annui alla regione (per pulirsi la coscienza) che puntualmente sparisce e non viene investito, il deficit educativo (povertà educativa) sono i simboli viventi del fallimento della classe dirigente lucana, troppo attaccata alla poltrona per preoccuparsi delle reali esigenze del popolo lucano.

La situazione economica, nascosta dal giro di denaro proveniente dal petrolio (la Lucania è stata ribattezzata “la terra dell’oro nero”) ha nascosto per decenni la disastrosa situazione sociale che quotidianamente la popolazione della Val d’Agri vive. I potenti, hanno ignorato spudoratamente le condizioni ambientali e di salute di coloro che vivono a diretto contatto con l’oro nero e soprattutto hanno ignorato i danni che le multinazionali hanno causato al territorio non rispettando le regole di smaltimento dei rifiuti del petrolio (il caso ENI, link in basso). Le irregolarità hanno condizionato anche il lavoro compiuto dall’agenzia regionale dell’ambiente che, sotto tangente, ha truccato i rilevamenti idrici dando vita ad uno scandalo che ha portato all’arresto anche di eminenti esponenti politici ai piani alti. La collusione della classe dirigente lucana sottolinea come la salute della popolazione (e il più elevato tasso di tumori in Italia rispetto alla popolazione) non conti nulla rispetto al denaro.

In Basilicata serve una svolta, l’economia “malata” ha bisogno di cure. I recinti imposti dalla scarsa ambizione della classe dirigente del posto ha relegato la nostra regione a “peso morto” per l’intera economia italiana. Il clientelismo, altro problema della nostra piccola regione, ha portato le multinazionali a impossessarsi delle risorse che da leva di sviluppo sono diventate una leva di consenso elettorale.

La nostra regione ha bisogno di idee, ha bisogno di politica. Una politica guidata da delle idee, nuove, che non si basino su delle ideologie ormai superate ma che partendo da un’analisi puntuale delle problematiche regionali proponga delle soluzioni. Una politica che metta al primo posto lo sviluppo, la dignità e il sostegno dei più deboli.

La Basilicata è l’emblema della nostra nazione: ricca di risorse, bellezze naturali, eccellenze culinarie ma anche un elevato divario tra ricchezza e povertà, infrastrutture carenti o fatiscenti, spopolamento (3,500 solo nel 2018). Ogni problema porta con se uno ancora più grave come la chiusura di centri ospedalieri, medici, caserme e attività economiche. La politica, almeno quella vecchia, lucra sul destino di centinaia di migliaia di persone, interessandosi ai problemi solo in campagna elettorale, proponendo delle fantomatiche soluzioni che nel concreto non verranno mai applicate ma comunque utili per fare il pieno di voti una volta ogni cinque anni.

Come può, allora, il popolo lucano fidarsi ancora della politica se questa ha tradito le speranze dei propri elettori e dei cittadini lucani tutti?

Il lucano non vuole sentir più parlare di nomi di candidati, di questa o quella ideologia, del modello progressista o di quello liberista, ma si aspetta risposte concrete ai propri bisogni che non passino attraverso il clientelismo o il favoritismo ma attraverso un modello di sviluppo che insegua il benessere dei propri cittadini.

Dunque, chiunque dei candidati varcherà la “soglia della regione”, dovrà assumersi l’onere di fornire risposte concrete  (e non elettorali) all’intera Basilicata. Delle risposte miranti innanzitutto ad affermare l’esistenza di una serie di problemi che reclamano una soluzione, e dopo questa presa di coscienza, la nuova classe dirigente dovrà fare di tutto per affrontarli.

La Basilicata ha bisogno di una politica che si metta al servizio dei propri elettori, cosa rara in questo periodo storico. 

ildonatello

La mia rubrica sulle regionali lucane del 24 Marzo: https://www.informazioneliberablog.com/category/elezioni-regionali-basilicata-2019/

Articolo su Materahttps://www.informazioneliberablog.com/matera-politica-e-petrolio-il-fallimento-della-basilicata/

Articolo sul caso ENIhttps://ilblogdelleidee.home.blog/2019/02/12/i-rifiuti-innocui-di-eni-nuovo-processo-in-basilicata/

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