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Diritti in polvere

di DANIELA PIESCO

Se i diritti diventano polvere significa che la dittatura sta prendendo il sopravvento.

Diversi i focolai in Europa. E non solo.

I governi dell’Unione avrebbero dovuto sospendere l’Ungheria e sterilizzare il suo voto in tutte le istituzioni dell’UE, ma in un contesto difficile per l’Unione e per l’euro nessuno ha avuto il coraggio di aprire un fronte ungherese dopo quello greco.

Oggi di sicuro la Polonia si sta “orbánizzando”, altri paesi dell’Europa dell’est sembrano voler seguire il cattivo esempio e la Turchia di Erdogan, che in questi anni ha fatto una vera e propria inversione a U nel percorso verso la democrazia, sembra avere un potere di ricatto immenso nei confronti dell’UE per il peso che ha nella vicenda dei rifugiati.

E poi c’è l’Albania di Edi Rama e la sua scalata verso la dittatura favorita dalla grave crisi economica, dalle difficoltà sociali, dall’instabilità del regime esistente e dalla pandemia generata dalla Covid-19.

L’ultimo atto messo in scena dallo stesso, approfittando della normativa speciale dettata per l’emergenza sanitaria, senza il conseguente rispetto di leggi o di esseri umani, è stato la scorsa notte con  la demolizione illegittima, violenta, affrettata, brutale e a tradimento del teatro Nazionale di Tirana.

“Ho il cuore a pezzi, sbrandellato.”

Sono le parole di Adele Budina produttrice italo-albanese impegnata a promuovere la cultura della sua terra d’origine in Italia attraverso gemellaggi ed eventi prestigiosi.

E’ suo il racconto, affidato ai social, degli avvenimenti della notte del 18 maggio:

“Hanno fatto irruzione con più di 1000 truppe delle forze speciali e dell’anti-terrore: sono entrati coi kalashnikov e hanno spruzzato gli spray sulla gente. Non hanno né sgomberato né fatto un’ispezione (non erano loro che si preoccupavano tanto dei costumi e degli oggetti di scena?), hanno cominciato a demolire mentre i civili erano ancora dentro, alcuni sono stati feriti e altri arrestati, qualcuno ancora non è stato rilasciato. Ho seguito in diretta col crepacuore senza avere la possibilità di ribellarmi insieme ai miei amici, vedendo come sventravano il Teatro ,ho avuto paura per le persone che vi erano ancora dentro in protesta . Avrebbero potuto fare una carneficina. Siamo morti dentro. È resistito ai terremoti e alle ingiurie, ma lo bramavano a tutti costi e se lo sono presi nella più totale illegalità”.

Tanto barbarico accanimento per che cosa?

Facciamo qualche passo indietro.

Il Teatro Nazionale di Tirana è stato il primo esempio dell’architettura moderna in Albania e ha rappresentato ahimè per l’uso del tempo passato, essendo stato abbattuto, il primo passo del legame tra l’Albania e l’Europa.

Nacque nel 1940 come Circolo Culturale Skanderbeg, progettato dall’architetto italiano Giulio Berté (lo stesso del Ponte Flaminio) in pieno stile razionalista.

Ebbe un valore architettonico straordinario in quanto era basato sulla pittura metafisica di Giorgio De Chirico e fu costruito in modo innovativo ed ecologico rispetto alle opere dell’epoca: con fibre di pioppo e cemento trasportati in Albania e lì amalgamati col cemento armato.

Indro Montanelli ne parlò come di “un’opera monumentale per l’Albania”.

Proprio nel Circolo Culturale Skanderbeg nacquero tutte le istituzioni culturali dell’Albania del dopoguerra.

Fino a qualche giorno fa, lì avevano sede il Teatro Nazionale e il Teatro Sperimentale, che contavano in tutto tre sale teatrali, con una capienza che si aggirava attorno ai mille spettatori.

Scientemente fu lasciato senza manutenzione e questo la dice lunga su quella che sarebbe stata la sua fine.

Artisti, cittadini e alcuni politici di sinistra hanno presidiato il Teatro per oltre 27 mesi con proteste quotidiane democratiche, civili e pacifiche, ma gli interessi di speculazione edilizia che sono stati la base e le fondamenta della decisione della politica locale, di demolizione ,hanno definitivamente vinto i loro sogni di libertà e di speranza.

Per un po’ di soldi in più e per un nuovo mostro pacchiano e kitch che chiameranno “moderno”?

Edi Rama come Orban come Putin come Erdoğan con buona pace di Trump: sempre più autoritari sempre più autori e registi delle palese violazione delle libertà civili delle persone e dei diritti politici delle opposizioni.

E’ la fine della democrazia in Albania? In Europa? Nel mondo? Pare che anche in Giappone Il ruolo del giornalismo come cane da guardia della democrazia sia sempre più debole.

In pericolo c’è la libertà: nel Teatro si rappresentavano le opere gradite al regime ma anche quei testi internazionali che sfuggivano alla censura. Per questo era vissuto dai cittadini di Tirana come uno spazio di libertà.

Ma francamente quello che più spaventa è che la vicenda non alimenta l’eco che meriterebbe: dovrebbe creare un certo imbarazzo al Pd italiano, e persino al governo, che considera Rama un leader ‘amico’.

In pericolo c’è la memoria storica.

Ancora Indro Montanelli già nel 1939: “Tirana è una città essenzialmente moderna, quasi inventata. Il suo tempo non ha che due misure: il presente e il futuro. Il passato non esiste”.

Appunto.

Daniela Piesco, giornalista.

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