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Crisi di governo – Matteo Salvini: Da carnefice a vittima

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha tenuto al Senato oggi pomeriggio le sue comunicazioni e, infine, si è dimesso nonostante la Lega (e Matteo Salvini) abbia ritirato la sua mozione di sfiducia (che ha ufficiosamente inaugurato la crisi di governo)

Una lunga apologia, quella del Premier, sull’operato del suo governo e su quello che il suo esecutivo avrebbe potuto fare se Matteo Salvini non avesse interrotto l’esperienza di quello che si autoproclamò come “governo del cambiamento”…in peggio verrebbe da dire.

Queste comunicazioni si son incentrate sullo smascherare l’artefice di questa brusca interruzione, Salvini, il quale l’8 agosto ha presentato una mozione ritenendo ormai conclusa l’esperienza governativa giallo-verde. Una sessione cominciata oggi pomeriggio alle 15 e terminata dopo quasi 5 ore con le volontarie dimissioni del Presidente Conte che, a quanto pare, avrebbe escluso ogni suo intenzionale coinvolgimento all’interno di un “governicchio”.

Nel corso del dibattito che ne è seguito, il Premier ha avuto l’occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, in particolar modo nei confronti di Matteo Salvini, il quale nel corso di questi giorni ha risposto a tono alle accuse di Giuseppe Conte nei suoi confronti (reo di aver fatto cadere quest’esecutivo). La requisitoria è stata molto dura, volta a smascherare la vera identità del Ministro e a metterlo di fronte alle sue responsabilità.

Alle comunicazioni di Conte, durate un’ora, ha risposto Salvini invocando Giovanni Paolo II e baciando il rosario. Uno spettacolo osceno, non degno del quadro istituzionale del Senato. Il Ministro dell’Interno è riuscito nell’opera di bypassare il discorso del Premier Conte, che lo riguardava direttamente, per svolgere l’ennesima campagna elettorale in diretta TV e per concludere, qualche riferimento all’Europa (ritornata ad essere brutta e a cattiva) e ai presunti successi migratori raggiunti dal ministro in questi mesi.

Infine, per non farsi mancare niente, Salvini ha concluso la sua figuraccia con il ritiro della sfiducia al Premier Conte, senza un motivo apparente.

Ecco il triste epilogo del Capitano, partito come il carnefice del governo del cambiamento ed uscito con le ossa rotte, come una vittima.

Il triste epilogo della favola salviniana: da carnefice a vittima

Il vero carnefice della crisi di governo, Matteo Salvini, si trova in estrema difficoltà. Al di là della dura requisitoria operata dal Premier Conte nei suoi confronti, il quale avrebbe dovuto ridimensionare la caratura agli occhi dell’opinione pubblica del Ministro dell’Interno, i calcoli operati dal centrodestra interno debbono, per forza di cose, scontrarsi con la realtà.

Procediamo per gradi. L’8 agosto, il ministro presenta una mozione di sfiducia (a nome della Lega) nei confronti di Giuseppe Conte perché, ormai, non c’erano più gli estremi per collaborare. Il voto sul TAV, che ha visto la Lega votare a favore come PD e Forza Italia, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

In realtà il TAV, come altri argomenti presenti all’interno del contratto, è stato soltanto uno dei tanti punti di frizione tra i due ex alleati. Inoltre, proprio il TAV, punto lasciato in sospeso per essere discusso in un futuro prossimo, è per questa ragione l’esempio lampante della scarsa lungimiranza politica dei redigenti. Come si fa ad ignorare o posticipare la discussione di un problema così rilevante?

Comunque sia, la Torino-Lione è stata utilizzata come casus belli per costringere il governo al suo scioglimento. Salvini sperava che Conte, venuta meno la fiducia della Lega, rassegnasse volontariamente le dimissioni ma, invece, il Premier ha parlamentarizzato la crisi e costretto il Ministro dell’Interno a venire in Parlamento per sorbirsi una lezione di diritto costituzionale, di professionalità ma soprattutto di responsabilità. Il successivo ritiro della mozione da parte della Lega è il simbolo di quanto questo partito, e il suo leader, non abbia il benché minimo rispetto per le istituzioni e soprattutto per gli elettori, ingannati dalla falsa fermezza salviniana.

Perché Matteo Salvini, dopo aver staccato la spina al governo, è tornato sui suoi passi? La risposta è semplice. Perché è stato spaventato dalle prove di dialogo, riuscite, tra il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle. La crisi di governo, felicemente inaugurata da Matteo Salvini nel bel mezzo dell’estate, aveva il preciso obiettivo di arrivare a votare la mozione di sfiducia in un parlamento semi-deserto e quindi con il solo centrodestra a rappresentare la maggioranza, assieme a qualche elemento del PD a cui Conte era inviso.

Invece la mozione di Salvini ha avuto l’effetto opposto. I meri calcoli elettorali del Ministro e le dure parole nei confronti di Conte son riusciti a compattare i grillini attorno alla figura del Premier e a istillare la consapevolezza, all’interno di Luigi Di Maio, della necessità di allontanarsi dall’inaffidabile leader del Carroccio e ad avvicinarsi a quel PD snobbato 14 mesi fa proprio per la Lega.

In realtà i grillini chiusero la porta in faccia ai democratici soprattutto a causa del diktat di Renzi a non collaborare con i primi. Ora, invece, anche l’ex sindaco di Firenze sembrerebbe essersi accorto della necessità di dialogare con i grillini, indeboliti ma sempre con la maggioranza relativa dei seggi all’interno delle Camere, per scongiurare la deriva sovranista del Paese.

La crisi di governo inaugurata da Salvini per tornare al voto per capitalizzare quanto raccolto alle Europee, ha prodotto il contrario di quanto auspicato dal Ministro. Da carnefice a vittima, dunque.

“Mai dare per sconfitto Matteo Salvini!”

Ovviamente sarebbe poco saggio, e pericoloso, dare per sconfitto il leader della Lega. Se i grillini non dovessero accettare le condizioni, forse troppo umilianti, proposte dal Segretario dem Nicola Zingaretti, non ci sarebbe nessun’altra maggioranza che potrebbe impedire a Mattarella di sciogliere le Camere.

E se per caso si dovesse tornare alle urne, Matteo Salvini godrebbe di un consenso irraggiungibile per le altre forze politiche del Paese. Seppur indebolito, il Carroccio è ancora il primo partito italiano (35%) e, di conseguenza, non potrà essere escluso da un futuro governo post-elettorale. Al contrario i Cinque Stelle, secondo le ultime rilevazioni, oscillerebbero tra il 14 e il 16%. Una differenza abissale.

Quindi mai dare per sconfitto il buon Matteo il quale, lo sappiamo bene, ha dalla sua un’ottima abilità oratoria, un partito unito e un elettorato ben indottrinato e che mai rinuncerebbe a seguire il suo “capitano”.

L’apertura della crisi di governo, riassumendo, risponde ad una precisa esigenza di capitalizzare un consenso molto ampio prima che sia troppo tardi. Ma a cosa risponde questa fretta, a tratti incosciente e temeraria, da parte di Matteo Salvini?

Al di là degli aspetti meramente economici come la volontà di sfuggire alla redazione della prossima legge di Bilancio, la quale dovrà reperire 23 miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’IVA e 16 miliardi per rifinanziare i due provvedimenti cardine di questo esecutivo (Quota 100 e Rdc), ci sono anche altri fattori da considerare.

Il 19 agosto Macron ha incontrato il Presidente russo Vladimir Putin. Francia e Federazione Russa condividono un lungo sodalizio basato sugli storici rapporti diplomatici che i paesi hanno coltivato nel corso degli anni, ma quest’anno l’incontro riveste un’importanza particolare e sostanzialmente diversa dal solito.

All’Eliseo siede il campione del liberismo europeo, forse l’uomo più odiato d’Europa. Putin va a fare politica con lui. E Macron gli chiede di mollare Marine Le Pen, Matteo Salvini e gli altri sovranisti perché non sono loro gli interlocutori giusti per entrare in Europa.

Macron ha ragione. I sovranisti hanno perso. Le Elezioni Europee che, in Italia, hanno sancito il trionfo della propaganda salvininana, nel continente hanno detto tutt’altro. Spagna, Germania e Francia (nonostante la vittoria di Pirro della Le Pen) hanno consegnato lo scettro delle Europee a partiti ben diversi dalla Lega e Victor Orban, l’alleato “preferito” da Salvini, si è avvicinato ai partito tradizionali rompendo l’alleanza con i sovranisti.

Il Cremlino ha preso atto della sconfitta delle destre anti-europee e ha adeguato la proprio linea di condotta nei confronti dell’Europa.

Anche in Italia, al di là della coltre di fumo della propaganda salviniana, i Cinque Stelle hanno appoggiato un membro appartenente all’establishment alla Presidenza della Commissione UE con l’obiettivo di ottenere un pò di clemenza.

Forse la “sindrome di accerchiamento” e la possibilità di perdere un interlocutore fondamentale come Vladimir Putin, ha spinto Salvini a ricorrere all’insano gesto di porre fine al governo del cambiamento. La tracotanza, l’orgoglio e la presunzione di dover ricorrere necessariamente al voto (senza tener conto dei principi alla base di una democrazia parlamentare) per imporsi come unico interlocutore della Russia in Europa.

Ma, è utile ripeterlo, mai dare per sconfitto Matteo Salvini poiché, complice la fortuna (o la sfortuna), l’accordo tra PD e Cinque Stelle potrebbe saltare da un momento all’altro a causa della fermezza o dell’incoscienza dell’una o dell’altra parte nell’irrigidire eccessivamente il dialogo in corso. I Cinque Stelle, nella persona di Manlio Di Stefano, hanno respinto qualsiasi veto da parte dei dem, mentre Zingaretti ha nettamente ridimensionato il taglio dei parlamentari (attirandosi l’ira dei renziani). Niente è ancora deciso, al contrario di quanto è stato enfatizzato dai giornali che davano già per concluso l’accordo. Le parti sono ancora lontane.

Fatto sta che per ora i giochi sono ancora aperti e affinché possano concludersi occorrerà che entrambe le parti si dimostrino favorevoli al compromesso e adeguatamente responsabili. Altrimenti, se nessuna delle due fazioni non dovesse mostrarsi abbastanza coscienziosa, l’unica via percorribile per garantire agli italiani un governo sarebbe quella del voto. Con tutte le conseguenze del caso.

ildonatello

ARTICOLI CITATI (FONTI):

informazioneliberablog.com/crisi-di-governo-e-adesso-cosa-succedera/

ilfattoquotidiano.it/2019/08/22/zingaretti-i-cinque-punti-rivisitati-per-un-governo-pd-m5s-di-sinistra/5402416/

fanpage.it/politica/sondaggi-politici-la-crisi-di-governo-penalizza-la-lega/

video.corriere.it/politica/crisi-stefano-paletti-pd-noi-34percento-maggioranza-comanda-minoranza/507f8434-c4cc-11e9-a891-3b686b89b135

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/22/crisi-di-governo-i-3-paletti-di-zingaretti-per-trattativa-col-m5s-stop-taglio-dei-parlamentari-renziani-vuole-far-saltare-laccordo/5402649/

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