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Autonomie: cosa sono e perché non tutti sono d’accordo

Dopo una serie di rinvii sembrava tutto fatto. Invece, la riforma sulle autonomie differenziate salta ancora. Il Movimento Cinque Stelle e la Lega, i due partiti di governo, non son riusciti a trovare un accordo su alcuni punti concernenti materie finanziarie e scolastiche.

Ciò ha provocato l’ira dei governatori, Zaia e Fontana, i quali hanno accusato il Premier Giuseppe Conte e i suoi ministri grillini, tacciandoli addirittura di incompetenza.

Ma prima di addentrarci nello specifico, sarebbe fondamentale riuscire a comprendere l’argomento in questione.

Innanzitutto, la richiesta di maggiore autonomia è stata avanzata da nove regioni: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Marche, Umbria e Campania. Nel 2017 si è svolto un referendum che ha confermato la richiesta di Lombardia e Veneto, mentre con Emilia Romagna e Piemonte si è giunti alla “fase di intesa” tra regioni e governo.

Cos’è l’autonomia differenziata

L’autonomia differenziata riguarda le regioni a statuto ordinario ed è una potestà riconosciuta dalla Costituzione dopo la modifica del Titolo V del 2001.

L‘articolo 116 della Cost. prevede ulteriori riforme e condizioni particolari di autonomia in alcune materie (“regionalismo differenziato o asimmetrico”), nel senso che queste potrebbero dotarsi, previa legge dello Stato e d’intesa con lo stesso e le autonomie locali, di poteri particolari e diversi dalle altre regioni. Il tutto, ovviamente nel rispetto dell’art. 119 il quale stabilisce obblighi e limitazioni di livello finanziario nel rispetto delle leggi dello stato e dell’Unione Europea.

Nello specifico, l’ambito delle materie nelle quali possono essere riconosciute ulteriori forme di autonomia sono contenute nell’art.117 Cost. e spaziano dai rapporti internazionali e con l’Unione Europea, al commercio e alla tutela del lavoro; dall’istruzione alla ricerca scientifica e tecnologica; dall’alimentazione ai trasporti; dal coordinamento della finanza pubblica agli investimenti nel settore agricolo e culturale. Di norma questi sono settori di “competenza concorrente”, cioè settori dove la competenza a legiferare appartiene sia allo Stato che alla regione. Al primo spetta la determinazione dei principi fondamentali, alla seconda la potestà legislativa.

Esiste poi un ulteriore limitato numero di materie riservate dallo stesso art.117 alla competenza legislativa esclusiva dello Stato: organizzazione della giustizia di pace, norme generali sull’istruzione, tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

L’iter legislativo dell’autonomia differenziata

L’attribuzione di tali forme rafforzate di autonomia deve essere stabilita con legge rinforzata, che è formulata sulla base di un’intesa fra la regione interessata e lo Stato, tramite l’acquisizione del parere degli enti locali interessati e nel rispetto del già citato art. 119 Cost. Dal punto di vista procedurale la riforma deve essere approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti (50%+1 dei componenti di ogni camera)

Dall’introduzione di tali disposizioni all’interno della carta costituzionale, nel 2001, il procedimento di autonomia differenziata non ha mai trovato completa attuazione. Inoltre esiste un dibattito intestino all’interno del Parlamento concernente la possibilità di adottare o meno emendamenti. Del tema se n’è occupata anche la legge di stabilità del 2014, introducendo il tema del “coordinamento della finanza pubblica”.

Anche la precedente legislatura si è occupata di autonomia finanziaria per il tramite di una commissione parlamentare (bicamerale per le questioni regionali), la quale in un documento conclusivo ha evidenziato come il precorso dell’art.116 Cost. miri ad arricchire i contenuti e completare l’autonomia ordinaria. Secondo questo rapporto, dunque, il riconoscimento dell’autonomia differenziata non sarebbe lesiva dell’unità della Repubblica.

Ma uno dei punti più delicati del dibattito riguarda il tema delle risorse finanziarie che devono accompagnare il rafforzamento dell’autonomia regionale. Nello specifico, dall’indagine conoscitiva, è emerso come centrale e fondamentale il rispetto del principio della necessaria correlazione tra funzioni e risorse.

Il disaccordo del governo

Il tortuoso cammino verso l’autonomia, nei giorni scorsi, ha conosciuto l’ennesima grande interruzione. Questa volta non per dei cavilli legislativi bensì per il deciso stop del Movimento Cinque Stelle e del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Nel vertice della maggioranza, durato meno di un’ora, è saltato l’art.12 del testo di legge, cioè quello dell’assunzione diretta dei docenti. Un articolo proposto dalla Lega, il quale però è saltato grazie all’intervento dei grillini.

Oltre all’art. 12 è saltato anche un altro punto, il quale però ha fatto infuriare i governatori di Lombardia e Veneto, concernente questa volta le risorse finanziarie e le soprintendenze (tutela beni culturali). Un punto difficile da sciogliere e su cui il governo dovrà tornare a discutere già nel prossimo summit di lunedì con i grillini.

I governatori leghisti, dopo il fallimento del vertice sulle autonomie, si son lasciati andare ad una serie di dichiarazioni accusatorie nei confronti del Premier, mettendo in dubbio la sua autorevolezza, bollando il progetto come “una cialtronata”, sottolineando come le condizioni della trattativa non siano rivedibili ma soprattutto auspicando un’immediata caduta del governo. Delle illazioni irrispettose e che non tengono conto della difficoltà di una discussione del genere, su un tema molto delicato e che, soprattutto, avrà delle conseguenze su tutto il paese e non solo su quelle nove regioni “insofferenti” che hanno chiesto l’autonomia.

A questa ennesima caduta di stile dei governatori leghisti, il Presidente del Consiglio ha risposto con una lettera pubblicata su Corriere della Sera, rivolta a tutti i cittadini lombardi e veneti. Oltre a ritenere ingiustificati gli insulti di Zaia e Fontana, il Premier ha colto l’occasione di spiegare come una riforma del genere richieda una doverosa ponderazione affinché non produca effetti deleteri per il resto del Paese. Conte ha aggiunto anche che “manca poco alla redazione della bozza che verrà portata nel Consiglio dei Ministri per la discussione”. Il testo sarà serio e credibile, rispettoso delle prerogative costituzionali.

Autonomie sì o autonomie no?

La domanda che tutti ai pongono è la seguente: “le autonomie sono un bene o l’ennesimo passo falso di un Paese sempre più diviso?”.

A questo quesito hanno provato a rispondere molti esperti, tra cui molti economisti, che hanno sottolineato come l’autonomia sia semplicemente una risposta al continuo sperperio di risorse da parte dello Stato nel favorire un processo di normalizzazione economica, finanziaria e lavorativa tra nord e sud. Sono stati investiti diversi miliardi per migliorare la situazione del Sud Italia, senza risultati. Ora, quelle regioni che hanno contribuito per la maggior parte, vogliono usare quelle risorse per sé.

Ciò non significa che però questo processo sia cosa buona e giusta. Poiché resta forte la preoccupazione che si apra un canale di spesa alla fine incontrollabile. Tutte le volte che in Italia si son ampliate le competenze di un’amministrazione, si è aperto un buco nella finanza pubblica.

Ma ciò che preoccupa di più sono, ovviamente, le conseguenze che questa “secessione degli efficienti” avrà sul Mezzogiorno d’Italia. La responsabilità delle notevoli differenze di sviluppo tra Nord e Sud sono da attribuire soprattutto allo Stato e in parte (gran parte) alle varie amministrazioni regionali, provinciali e comunali che si sono susseguite nel corso degli anni. Miliardi di aiuti, sussidi e investimenti nel giro di 30 anni e i risultati non si son visti. La situazione nel Sud Italia è la stessa da tanti anni, nonostante questa mastodontica mole di aiuti. C’è qualcosa che non va.

A questo proposito consiglio la lettura di un libro, “Morire di aiuti”, il quale aiuta a comprendere la situazione di “crisi endemica” che caratterizza il Mezzogiorno (Morire d’aiuti di A. Accetturo e G. De Blasio).

Gli effetti degli aiuti sulle economie delle regioni non ci sono mai stati. E a questo proposito se una parte di un Paese non utilizza al meglio le risorse provenienti da un’altra parte dello stesso Paese , il quale invece le utilizza efficientemente, è normale che l’ultimo si irriti. Questo è il punto.

E non si può nemmeno dire che senza quelle risorse il Sud possa stare peggio, poiché pur avendo ricevuto miliardi di aiuti la situazione da trent’anni a questa parte non è cambiata. Quindi il problema del Mezzogiorno non son le autonomie differenziate, bensì i ripetuti fenomeni di corruzione e mafia, la quale ha riciclato quei soldi per i suoi affari loschi coinvolgendo le infime amministrazioni del posto. Forse, questo punto, una delle tante cause del guado economico del Sud Italia son proprio le risorse arrivate da Roma, le quali hanno dato vita ad una classe dirigente inefficiente, corrotta e collusa con la malavita.

Quindi, esiste una connessione tra risorse e malavita. Se questo dato venisse confermato la modalità di distribuzione delle prime sopracitate andrebbe azzerata. Alla fine della fiera, il vero problema è la modalità con cui queste vengono distribuite, poiché è normale che lo Stato debba sostenere il proprio territorio tramite dei finanziamenti. L’Italia necessiterebbe di un diverso sistema di distribuzione, una fiscalità diversa, tra Nord e Sud. Inoltre lo Stato dovrebbe prevedere un omogeneo completamento degli asset infrastrutturali materiali e immateriali.

Bisognerebbe, in poche parole, superare tutta quell’inutile burocrazia affinché la distribuzione delle risorse diventi immediata ed efficiente.

Inoltre, contraddicendo le parole di Zaia e Fontana, i quali spingono per un’autonomia differenziata “forzata”, se questa riforma “s’ha da fare” deve rispettare le prerogative costituzionali, le competenze dello Stato (comprese quelle preventive quando si parla di UE) e soprattutto non devono creare situazioni di disuguaglianza strutturali all’interno del Paese.

L’autonomie e i diritti

Altro tema importante e che ha suscitato polemiche in seno alla concessione o meno dell’autonomia differenziata è la garanzia dei diritti sanciti costituzionalmente, come quello alla salute e all’istruzione.

Non credo ci sia bisogno di sottolineare che questi diritti devono avere un’impronta comune in tutto il Paese. Ovviamente ciò non significa che non può esserci una competizione tra modalità diverse di assicurare quei diritti. Già ora, ad esempio, il sistema sanitario della Lombardia è più efficiente di quello di Reggio Calabria. Una competizione tra le regioni per raggiungere prestazioni più efficienti sarebbe positiva. Dunque, sarebbe un’ottima cosa se le amministrazioni si imponessero l’obiettivo di seguire i modelli migliori.

Ciò che vale per la sanità vale anche per la scuola. L’attuale sistema scolastico italiano non garantisce la piena omogeneità d’applicazione su tutto il territorio nazionale.

In poche parole, la concessione dell’autonomie differenziate alle nove regioni richiedenti, dovrebbe essere accompagnata da una serie di parallele riforme riguardanti il sistema scolastico, l’istruzione, i salari e quant’altro. Ciò che dovrebbe arrivare ai vertici, dunque, è che non ci si può continuare a nascondere dietro il Sud Italia, non si può dire che “il Paese non può andare avanti a causa del Mezzogiorno”. Quest’ultimo meriterebbe una maggiore attenzione attraverso varie forme, sicuramente diverse da quel “lavarsi la coscienza”, fatto di cospicue elargizioni di denaro che andranno a finire nelle mani della malavita. Saprà il Governo Conte intercettare questi messaggi, evitando soprattutto di non risolvere la partita come l’ennesimo scontro tra Nord e Sud?

ildonatello

Articoli citati (fonti):

https://www.today.it/politica/autonomie-assunzione-diretta-docenti.html

https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/autonomia_scontro_m5s_lega_risorse_scuola-4606778.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Autonomia-Conte-Non-bandiera-regionale-ma-una-riforma-per-tutti-parlero-governatori-ma-basta-insulti-d16b460f-fd9e-4efc-a725-7d4b1cca092d.html

https://www.amazon.it/Morire-aiuti-fallimenti-politiche-evitarli/dp/8864403906

https://www.informazioneliberablog.com/lucania-amara-la-terra-dei-veleni/

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