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Altro che Unione Sovietica, il centrodestra è sempre in tv

Sembrano passati anni da quando Matteo Salvini e Giorgia Meloni insorsero contro il Presidente del Consiglio, reo di aver richiamato alla responsabilità i due leader di centrodestra accusati di aver diffuso fake news concernente la sedicente firma del MES.

Al di là della totale inconsistenza delle accuse, resa evidente anche dal goffo dietrofront della deputata romana, la critica si è concentrata sul modo in cui Giuseppe Conte si è rivolto ai due politici, in diretta e senza contraddittorio, usando un’emittente pubblica. “Una cosa da Unione Sovietica”, scrisse Salvini. Proprio da URSS, non da Germania nazista o da Italia fascista, chissà perché.

Sentire Matteo Salvini e Giorgia Meloni accusare Conte di stare sempre in tv a parlare senza contraddittorio, però, è davvero ridicolo. Il primo è il re delle presenze in tv con più di 140 ore, da luglio, e la seconda ha piantato le tende in Mediaset.

Infatti, ieri è stata la classica giornata in cui tutte le reti erano occupate da esponenti del centrodestra. Meloni dalla D’Urso, Gallera da Fabio Fazio e Salvini da Massimo Giletti. RAI, Mediaset e La7 ospitavano un esponente della stessa corrente politica.

In particolare le comparsate hanno un altro problema di fondo che incide fortemente sull’opinione pubblica: i contenuti. Molti quotidiani hanno ripreso le parole dell’ex Ministro dell’Interno, il quale si è lasciato andare a uno spettacolo dal grande valore pedagogico. Un lungo excursus, “un’insalata” di argomenti diversi, condita da notizie false e fuorvianti circa le pensioni, l’economia e soprattutto la difesa della Regione Lombardia.

Lo spettacolo è andato in scena con il silenzio del conduttore, il quale, non ha fatto nessuna domanda, permettendo al senatore di fare campagna elettorale senza nessuna remora. Una cosa da Unione Sovietica anche in questo caso?

Gli argomenti esposti hanno l’unico palese obiettivo di attaccare il governo e i suoi esponenti, rendendoli responsabili di tutta la situazione creatasi all’interno delle regioni. In particolare l’assessore Gallera ha fatto scaricabarile sul Lazio circa la gestione dei ricoveri di pazienti coronavirus nelle RSA. Secondo il lombardo anche qui gli anziani e i pazienti covid avrebbero condiviso le stesse stanze.

Al di là della dubbia moralità dello scaricabarile, le cose non stanno come dice l’assessore. A dirlo è stata la stessa regione chiamata in causa tramite un comunicato. Questo recita chiaramente che la regione Lazio aveva l’obiettivo di individuare RSA disponibili a diventare centri covid. Una cosa totalmente diversa rispetto a quanto sostenuto dall’assessore.

L’altra menzogna riguarda l’istituzione della zona rossa. Sia Salvini che Gallera hanno insistito sul fatto che la responsabilità circa la sua istituzione fosse del governo e non delle regioni. Non è così. La legge del 1978 dice l’esatto opposto di quanto sostenuto dai due politici. Più precisamente, la Regione Lombardia poteva istituire la zona rossa in base all’articolo 32 della legge 883/1978, che stabilisce la possibilità per il Ministero della Sanità di emettere ordinanze di carattere contingibile e urgente in materia di igiene, sanità pubblica e polizia veterinaria; al comma 3 si stabilisce che il presidente della Giunta Regionale o il sindaco possiedono le stesse facoltà.

In sostanza, si tratta del classico caso dei due pesi e delle due misure. Giuseppe Conte è stato accusato di aver occupato lo spazio televisivo per attaccare l’opposizione. Una calunnia bella e buona, soprattutto se a muoverla sono stati coloro che più di tutti presenziano in tv, attaccando il governo a suon di fake news e senza contraddittorio. A questo proposito, appare chiaro ed evidente che il Presidente abbia chiarito circa le stesse notizie false diffuse dal centrodestra circa la firma, richiamando alla responsabilità chi le ha diffuse. Un richiamo inutile, a quanto pare. Altro che Unione Sovietica…

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