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A lezione da Sergio Mattarella

Negli ultimi giorni il web è stato sommerso da parole, frasi, sentenze e invettive che nulla hanno a che vedere con la civiltà, né tantomeno con la democrazia.

Le invettive sono state quasi tutte rivolte nei confronti del Capo dello Stato, Sergio Mattarella e nella sua decisione di dar seguito a delle consultazioni aventi il preciso (e costituzionale) fine di trovare una maggioranza alternativa a quella giallo-verde, ormai decaduta.

In molti, come detto, hanno criticato fortemente la decisione del Presidente Mattarella di non sciogliere immediatamente le Camere e predisporre un ritorno alle urne, senza ben conoscere (o comprendere) che in una democrazia parlamentare lo scioglimento rappresenta solamente un’extrema ratio.

Il Capo dello Stato l’ha più volte sottolineato, tra l’indifferenza generale di chi volutamente si fa imboccare da qualche post su Facebook, su Instagram o su Twitter da parte del populista di turno che, mal conoscendo la Costituzione Italiana, ha fatto i conti senza l’oste facendo cadere il governo, senza pensare alle conseguenze appunto. Sono le conseguenze di quella politica social di cui si è parlato tante volte su questo blog.

Le dichiarazioni di Mattarella di giovedì

L’ineccepibile lezione di diritto costituzionale del Presidente della Repubblica hanno ribadito, come se ce ne fosse bisogno, che la Costituzione italiana impone al Capo dello Stato la ricerca di una maggioranza parlamentare all’interno delle Camere prima di procedere allo scioglimento delle stesse.

Le concise dichiarazioni di giovedì scorso non si son limitate a sottoscrivere una scontata lezione di diritto, bensì hanno interessato anche il quadro in cui le stesse operano: nel quadro della Repubblica Italiana, dell’Italia, un Paese capace di determinare gli equilibri mondiali. L’Italia, per quanto la situazione attuale faccia pensare il contrario, ha un peso, un ruolo e una responsabilità importanti a livello europeo e mondiale.

La prerogativa di Mattarella è quella di garantire gli interessi del nostro Paese anche sulla scena internazionale. E l’interesse principale è quello della stabilità. Non si può tornare al voto (e spendere 400 milioni di euro) ogniqualvolta cambiano gli umori elettorali. Votare troppe volte, oltre che oneroso, denoterebbe una grave carenza di stabilità (e quindi di affidabilità) delle nostre istituzioni.

Inoltre, un Ministro (o un senatore) non può invocare il ritorno alle urne, minacciando una prerogativa che appartiene solo e soltanto al Capo dello Stato.

Associare la stabilità della nazione al cambio degli umori elettorali degli italiani, alla volontà del popolo, citando inopportunamente l’art. 1 della Costituzione, è quanto di più bislacco possa essere proposto da un uomo delle istituzioni.

La legislatura, ha sottolineato Mattarella, dura ordinariamente cinque anni e fin quando le forze parlamentari saranno in grado di esprimere una maggioranza non vi sarà ragione di sciogliere anticipatamente le Camere. Solo l’assenza di tale maggioranza e la contemporanea presenza di una paralisi istituzionale imporrà, sempre secondo la legge fondamentale dello Stato, d’indire elezioni nazionali.

L’ipotesi del governo di minoranza, elettorale o di legislatura

L’ipotesi al momento più probabile, sarebbe quella del governo di legislatura tra i grillini e i democratici. Entrambi i partiti stanno limando gli ultimi dettagli e domani si recheranno da Mattarella per conferire sui risultati di tale dialogo. Il vertice del 27 agosto sembrerebbe aver portato risultati positivi, sciogliendo il nodo sul Conte bis. Restano da superare alcuni punti di contrasto sul peso politico dei due nuovi azionisti di maggioranza all’interno dell’esecutivo. I grillini, guidati da un intramontabile e giovanile “arroganza” stanno cercando di convincere l’elettorato della loro forza contrattuale. Il Partito Democratico, diviso al suo interno, sta cercando di assecondare alcune richieste grilline, opponendosi ad altre inaccettabili. (Di Maio Vicepremier e Ministro dell’Interno ad esempio).

Se dovesse saltare quest’ipotesi Mattarella virerebbe su un esecutivo elettorale, il quale sarebbe dedito al traghettamento del Paese verso le urne. Sempre a causa dell’argomento “stabilità” sarebbero da escludere le due ipotesi di un governo di minoranza del partito di maggioranza relativa (Movimento Cinque Stelle) o un governo di minoranza di centro-destra (sbandierato dall’immortale Silvio Berlusconi). La rottura polemica tra Lega e Cinque Stelle, inoltre, fa intuire che nel caso si dovesse tornare al voto non sarà il governo Conte che traghetterà gli italiani al voto.

Mattarella, da costituzionalista ed ex giudice della Corte Costituzionale (nonostante ci siano politici che “vogliono imparargli il mestiere”), sta agendo da arbitro imparziale e tale vuole rimanere. Ha preferito svolgere un secondo giro di consultazioni anziché perdere tempo e dare un mandato esplorativo ad un esponente di un partito di maggioranza relativa che non sarebbe mai riuscito a trovare i voti per formare un governo. Il secondo giro di consultazioni sarà l’ultimo, ovviamente. Lo fa intuire la situazione, lo fanno intuire le dichiarazioni dello stesso Presidente.

La responsabilità della decisione che prenderà il Capo dello Stato spetta ai partiti, in particolare agli unici che possono dare all’Italia un governo: PD e Cinque Stelle. Dopo l’esperienza con la Lega, per certi versi fallimentare, e interrotta “una notte di mezza estate” per inseguire i “pieni poteri”, il Movimento dovrà mostrare di aver raggiunto la tanto agognata maturità politica.

Nel confronto con il Partito Democratico non paiono insuperabili alcuni nodi relativi alla riduzione del numero dei parlamentari, al regionalismo differenziate all’immigrazione. Il confronto si sposterà sull’Europa, con i grillini che sembrano aver abbandonato il loro scetticismo dopo il voto alla Von Der Leyen, e sulla giustizia. Inoltre, la questione delle poltrone e quella delle politiche economiche, con all’orizzonte una manovra da varare tutt’altro che facile, possono rappresentare un problema ma sarà da questo che gli elettori potranno giudicare la buona fede di entrambi gli schieramenti.

In tutto questo l’uomo dei pieni poteri invoca Mattarella nella speranza che quest’ultimo fermi il “mercimonio” in corso, senza comprendere che se lui non avesse volutamente fatto saltare il banco per scevri motivi elettorali, non avrebbe fatto avvicinare l’ex alleato al PD. Inoltre, è bene ripeterlo, l’unico che può decidere il destino delle due Camere e di questa legislatura è Mattarella: il Presidente della Repubblica. Nessun altro. Una lezione che chiunque che si interessi di politica dovrebbe imparare, leggendo la Costituzione.

ildonatello

ARTICOLI CITATI (FONTI):

informazioneliberablog.com/la-politica-al-tempo-del-web-e-dei-social-network/

https://www.tpi.it/2019/08/22/discorso-mattarella-quirinale-testo-integrale/

https://www.repubblica.it/politica/2019/08/27/news/governo_di_maio_ai_suoi_senza_si_a_conte_inutile_vedersi_-234440641/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/17/von-der-leyen-salvini-noi-coerenti-5-stelle-la-verita-cera-accordo-coi-sovranisti-poi-loro-hanno-votato-contro/5330590/

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/08/27/salvini-mattarella-fermi-il-mercimonio_d1ef2fd5-0024-4d71-bbba-9da45c64d529.html

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